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Cittadini e schiavi

Language columnOpinioni
AuthorGiulia Zoli
Date 10 dicembre 2014
NewspaperInternazionale
Publication placeRoma
Publication countryItalia
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Ma perché scrivete romeno anziché rumeno? Poi la gente pensa che rom sia un’abbreviazione di romeno, ci scrive Leonardo Tamborini. Le due varianti esistono anche nella lingua della Romania: român e rumân.

Entrambe derivano dal latino Romanus, romano. La forma con la o mette l’accento sul legame della Romania con Roma: il fatto di essere un’isola di latinità in un mondo di slavi è un elemento fondante dell’identità del paese. La forma con la u, invece, dal cinquecento fu usata dai dominatori slavi e ungheresi per indicare i servi della gleba e le persone più umili e senza diritti.

Secondo il dizionario della lingua romena Dex, ancora oggi la forma arcaica e popolare rumân indica i contadini dipendenti dai signori feudali. Una ragione in più a sostegno della forma con la o, che dopo la formazione dello stato della Romania è stata infatti incoraggiata ed è quella oggi in uso: è più vicina al latino e rivendica l’emancipazione da un dominio straniero.

Ecco perché preferiamo romeno a rumeno, anche se per i vocabolari italiani sono equivalenti. In tutta questa storia, come avrete capito, i rom non c’entrano niente. Sono popolazioni tradizionalmente nomadi molto diffuse nell’Europa dell’est e quindi anche in Romania.


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