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L’elenco che non c’è

Language columnOpinioni
AuthorGiulia Zoli
Date 08 dicembre 2011

Diversi lettori, dopo aver letto nel numero 923 che certe parole non sono ammesse su Internazionale, vogliono conoscere l’elenco completo delle parole proibite. L’elenco non c’è. Ma forse è importante sapere che le parole proibite non sono tutte uguali. Alcune le evitiamo per il loro contenuto semantico: giustiziare lascia intendere che eseguire una condanna a morte equivale a fare giustizia, e questo non ci piace.

Altre sono bandite per motivi stilistici: su Internazionale non leggerete mai che Berlusconi è un magnate dei media, perché magnate è una parola antiquata e media è una parola straniera, che per di più si scrive come una parola italiana. Inoltre magnate e media fanno coppia fissa in una locuzione oscura e abusata.

Anche privilegiare le parole brevi rispetto a quelle lunghe è una scelta stilistica, o usare una parola invece di due quando si può. Poi ci sono le nostre fissazioni, pure idiosincrasie: cominciare e non iniziare, diventare e non divenire, aumentare e non accrescere. Parole un tempo proibite sono state riammesse (mai sdoganate, per carità), come gente invece di persone.

Altre fanno capolino quando proprio non se ne può fare a meno, come iniziare a pagina 81 dello scorso numero, per evitare una ripetizione.


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