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Le voci della bellezza

Language columnCome stiamo a lingua
AuthorLeo Pestelli
Date 27 novembre 1954
NewspaperLa Nuova Stampa
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column5-7

Leggiadria Avvenenza Grazia Vaghezza Venustà furono trovate apposta per consolare le non perfettamente belle

Quando a una donna si è detto che è Bella, ci pare di aver detto tutto; ma se guardiamo allo spreco che comunemente si fa di tale aggettivo, sotto la cui idea si comprendono le cose più disparate e anche vili (un bel prosciutto), dobbiamo riconoscere di aver detto ben poco. E le donne, anche che non siano linguiste, ci guardano; onde non per superbia e insaziabilità di lodi, come comunemente si crede, ma perchè ci colgono indeterminato e la sfaticatezza nostra di parlanti, ricevono esse oggimai freddine il complimento di Bella.

attento studio delle voci significanti bellezza, importa dunque, in primo luogo, al galante che vuole far centro (si pensi alle figuracce di Cristiano nel Cirano del Rostand); ma è poi dilettosamente utile per tutti, come quello che tratta di parole che sono tra le più belle e delicatamente sfumate della nostra lingua. Si consigliano il vecchio Tommaseo, che nei Sinomini è loro particolarmente tenero, e più su, il Firenzuola, supremo divisatore di bellezze femminili.

Bellezza, per il primo, consiste nella proporzione e nell´ordine delle parti e nel colorito; per il secondo è «ordinata concordia, armonia occultamente risultante dalla composizione unione e commissione di più membri diversi». Tali e tante sono le condizioni che si richiedono a formare la donna bella, che quest´aggettivo, chi badasse alla proprietà, andrebbe a poche, e quelle poche se ne potrebbero veramente tenere. Ma l´inflazione di cui è detto è cagione che sotto unico e tanto stiracchiato nome di Bellezza vadano confuse Leggiadria Avvenenza Grazia Vaghezza Venustà e altre voci significanti questo e quel concetto della Bellezza (ma non intero); le quali furono trovate apposta per consolare le non perfettamente belle.

La Leggiadria rende il dinamico della bellezza: la mossa, il moto, atteggiamento; e siccome dice la parola tiene dell´osservanza a una legge data e promulgata dalla natura alle donne circa il muovere e portare tutta la persona. La donna leggiadra non è così regolare come la bella, desta la stessa meraviglia; nondimeno «ella ride, la piace; ella parla, la diletta; ella va, ha grazia; ella siede, ha vaghezza; ella canta, ha dolcezza; ella balla, ha Venere in compagnia; ella ragiona, le Muse le insegnano» (Firenzuola). Insomma non gliene va male una, e appunto perchè le si avviene tutto, è la Leggiadria tanto vicina all´Avvenenza, «convenienza leggiadra e piacente di parti e di moti» (Tommaseo).

Ma l´Avvenenza è sempre e soltanto corporea, il che la distingue dalla spesso spirituale Leggiadria; e può essere relativa, il che la distingue dalla Bellezza. Tal donna, che riguardata a parte a parte, addendo per addendo, lascia a desiderare, può meritare il titolo di Avvenente, se trionfa nella somma; se il di lei intero, piace. E perchè gli uomini oggi non vanno più col compasso e sono particolarmente sensibili alle bellezze vistose, la donna bella ha forse più nell´Avvenente che nella Leggiadra, una pericolosa rivale.

La Grazia fa pensare, è uno splendore di cui non si vede origine, e quando si è ben cercato (viene di qui, viene di ) bisogna concludere col Firenzuola ch´essa sia un non so che. Invece la Vaghezza è chiarissima: «quella bellezza che ha in tutte le parti per le quali chiunque la miri, forza gli è che ne divenga vago, cioè desideroso». La parola è disusata, ma la cosa è comunissima: dalla Vaghezza (bellezza che attira) nascono le rovinafamiglie. Onde la grossa disputa cinematografica tra il vecchio e il nuovo mondo, si accomoda subito: Gina Lollobrigida è la «più bella»; Marilyn Monroe, la «più vaga».

Ancora più disusato è il termine Venustà, eppure ha il suo luogo nella gran partitura della bellezza. Secondo Cicerone, è alla donna quello che la dignità all´uomo; secondo messer Agnolo, «un aspetto nobile, casto, virtuoso, reverendo, ammirando, e in ogni suo movimento pieno una modesta grandezza»; secondo il Tommaseo, «una venere (nel senso onesto, da venio, che ha pure figliato il bellissimo avvenente) che spira dalle forme e dagli atti». Complimenti dunque alle Venuste che ancora circolassero.

Ma Bellezza Leggiadria Avvenenza Grazia Vaghezza e Venustà, non esauriscono, per fortuna sua, il fascino della donna. Resta, e tocca a moltissime, la Carinità. Ma questa non si lascia definire; e il Collodi, che ci si provò, non diede che uno spiritoso ritratto di «donna carina», e dovette concludere che «le donne belle si possono descrivere; le donne carine no: bisogna conoscerle, o bisogna sapersele immaginare».

Finalmente, ultimo grado nella scala della bellezza è modernamente tenuto dalla donna Bona; il quale aggettivo, se è spesso disonesto nell´intenzione con cui è pronunciato, non è tale in . Dimostrò insigne erudito napoletano Bartolomeo Capasso nel periodico «Giambattista Basile», che detto una bella donna, con riguardo al prosperoso, già usavano i Latini: mulier bona.

Vediamo dunque che ammirazione o affetto no ci accechino al punto da farci mancare alla legge della proprietà, estendendo a modo elastico la voce Bella a ogni Leggiadra, Avvenente, Graziosa, Vaga, Venusta, Carina e Bona. Spendiamola quando è veramente il caso; e a sapere quando sia, aiuta il vocabolario, aiutano i buoni scrittori. Del resto, ai complimenti, è sempre tempo: e quanto più sono rari e pesati, tanto più fanno effetto.

Leo Pestelli


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