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Il “latino„ patrimonio di tutti

Language columnCome stiamo a lingua
AuthorLeo Pestelli
Date 4 gennaio 1955

Si racconta che un Padre Gesuita, maestro Umanità, dettasse ai suoi scolari la seguente storiellina, proposto un premio a quello di loro che la mettesse in meno versi latini.

Rimasti un giorno soli in casa due fratellini, il più grandicello, alla cui custodia avevano i genitori lasciato il minore, ancora in fasce, per chetarlo gli presentò un coltello; che da quello scagliato, andò a ficcarsi nella gola un capretto, che era la ricchezza della famigliuola. Il capretto, sentendosi ferito, furiosamente cozzando nella culla, arrivò con le corna infante, che morì; al che il fratello, disperato, aprì una finestra che riusciva in un pozzo, e vi si gettò dentro. Torna a casa la madre, ci trova questo spettacolo, fa un laccio, e impicca. Sopravviene il padre e veduta questa strage, la passione lo uccide all´istante.

In quanti versi credete voi stringesse tutta questa materia lo scolaro che vinse il premio? Otto? sei? quattro? Gli bastò un distico:

Hircus cum puero, puer [alter, sponsa, maritus, Cultello, limpha, fune [dolore cadunt.

Tanto può per la lapidaria concisione, la nostra lingua materna, che anche quelli che non hanno studiata se ne servono al bisogno, e che il nostro latinetto, di seconda terza o quarta mano, lo abbiamo tutti. Considerato con quanto poca fatico uno può far bella figura in questo campo, slatinando appena un po´ più dello stretto necessario, ci sia consentito di dar qui qualche avvertenza.

è un latino, più o meno puro, che è di tutti; da tutti pronunziato o scritto senza esitazione. Tali le forme Conquibus, per Soldi; Latinorum, ironicamente per Frasario latino; Busillis, per Imbroglio, nelle locuzioni proverbiali « un busillis». «Questo è il busillis» e simili. (Circa la formazione di Busillis, i dotti ormai attengono alla faceta spiegazione datane dal Panzini nel suo «Dizionario moderno»). E è un latino che è di moltissimi, moneta corrente fra uomini di pur piccola cultura; il quale non importa tradurre e molte volte nemmeno sottolineare: le formule, all´origine diplomatiche o legali e di poi estese a tutti gli usi, Modus vivendi e Statu quo. Sine qua non e Mutalis mutandis; i motti o sentenze Vae victis! Veni vidi vici. In vino veritas, il giovenalesco, da noi allargato nel senso. Mens sana in corpore santo, lo scolastico In medio stat virtus ecc.; il sostantivo Pro memoria; Motu proprio, che da solo ha messo al mondo più cavalieri di Re Artù; il proverbiale Lupus in fabula; il cautelativo e così spesso illusorio Inter nos; il virgiliano Parce sepulto! oraziana Aurea mediocritas e infiniti altri latinucci.

Molte espressioni latine corrono tronche sulle labbra dell´universale: il compierle è una cosa da niente, e pur consente di fare un figurone. Rara avis, per cosa rara, un merlo bianco, lo dicono tutti; ma l´intero, in Giovenale che allude a Lucrezia e a Penelope, rari uccelli di castità e di fede coniugale, è Rara avis in terris. Così emistichio virgiliano, tanto in uso fra gli impresari dei grandi teatri, Rari nantes (rari naufragi), di fa più peregrino con aggiunta in gurgite vasto (sull´immenso mare).

Dove entrino particelle correlative, non si starà mai abbastanza attenti: Quot capita, tot sententiae; Qualis pater, talis filius (vero, purtroppo, soltanto per i difetti). La grafia sia quale volle il poeta, non la si muti a capriccio: Nil admirari, non stupirsi di nulla; Sat prata biberunt; è assai, lasciamola , finiamola. La fanciulla, anche bella, non esageri in citazioni latine, ma nemmeno non se ne disavvezzi al punto da perdere, dopo sposata, stupende occasioni: Quantum mutatus ab illo! (Virgilio); Hoc volo, sic jubeo (Giovenale), io lo voglio, io lo comando.

Finalmente, il latino raro, festivo, a cui è imprudente accedere per imparaticci; il latino quintessenziato delle meridiane e dei professori. Cotesto è un miele da lasciare, con motivata invidia, a coloro che veramente conoscono la lingua di Orazio; e intrattenerne il lettore è fuori del nostro proposito, che fu soltanto di guidare gli orecchianti ad una più salda conquista, a un uso più franco, di quei proverbiali modi latini che ancora oggi inchiodano il discorso e fanno comparire uomo in società.

Leo Pestelli


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