Text view

Quando si mette l´accento

Language columnCome stiamo a lingua
AuthorLeo Pestelli
Date 19 febbraio 1955

Alla posa della voce nessun parlante sfugge, ma molti scrivendo trascurano di indicarla coscienziosamente con il segno opportuno

Se all´accento propriamente detto, ossia alla posa della voce, nessun parlante sfugge, al segno dell´accento, all´accento grafico, può lo scrivente mancare di rispetto mettendolo o no mettendolo secondo che gli pare; come appunto si vede fare oggi, che non avendo i Grammatici dato una soluzione, al problema dell´accento nell´ortografia italiana, ognuno è per così dire licenziato a fare di testa propria, juxta illud, «dove non è regola no è frati».

Ma che cosa statuirono a proposito dell´accento grafico i vecchi grammatici o almeno quello di loro, il Fornaciari, che merita la palma del senno? Che accento si scrive: sulla vocale finale dei polisillabi quando sopra di essa cade appoggiatura della voce (Bontà, Amò, Finirà); sui monosillabi che finiscono in dittongo raccolto e che potrebbero parere due sillabe (Ciò, Già, Può): sui monosillabi che potrebbero scambiarsi con altri uguali ma di senso diverso (Ché per Poiché, sing. da Dare, per Giorno. da Essere, per Fede, e avv. di luogo, negazione, pronome, Si avverbio); sui monosillabi attaccati ad altra parola o prefisso quando conservano appoggiatura della voce (Ri-stà, Vice-ré, Venti-tré, Per-ché); sull´ultima sillaba dei passati remoti poetici in -ar, -er, -ir (Amàr, Temèr, Nutrìr), per non confonderli coll´infinito troncato; e finalmente, per amor di chiarezza, in mezzo di alcune parole, ma solo quando possono facilmente scambiarsi con altre uso più frequente, che ne differiscono per accento: Bellico (ombelico) e Bellico (guerresco); Ancora (anche) e Ancora (strumento per tener le navi), e moltissime altre.

Venne poi chi, a contemplazione degli stranieri che amano leggere e parlare italiano, propose di segnare accento anche su tutte le parole sdrucciole e le poche bisdrucciole, e su quelle, delle piane, che possono presentare ambiguità nella pronuncia, come intera serie delle voci plurisillabe terminanti in -io e -ia: Oblio, Restìo, Pendìo, Manìa, Fobìa, Grafìa, Genìa, Regìa e simili. Ma, come dice il Panzini, i varii tentativi di dotare italiano un sistema stabile di accenti hanno sempre incontrato resistenza e dei molti finora proposti come i migliori di tutti, nessuno ha trionfato. Onde consiglieremmo il lettore di attenersi, anche per gli accenti, al sempre classicamente sobrio Fornaciari.

Vi è poi la questione dell´accento grave e dell´acuto, cioè dell´accento grafico riguardato nella sua funzione indicare la retta pronuncia fonica una parola. Qui la confusione è anche maggiore che circa accento con valore tonico, e quelli che ancora osservano la differenza dall´accento grave all´acuto, ponendo il primo sulle vocali di pronuncia aperta e il secondo sulle vocali di pronuncia chiusa, oltreché si possono contare, non vanno poi accordo tra loro sull´i e sull´u. Il primo Fornaciari, quello dell´edizione principe, le vuole segnate coll´accento acuto (Udí, Piú); il secondo, riveduto e corretto dal Gigli, col grave. Generalmente si può dire che corrono tempi tristissimi per accento acuto, e che gli manca poco a far la fine dell´accento circonflesso. Ai tipografi è fumo agli occhi, e le tastiere delle macchine per scrivere non se ne degnano che per la sola vocale e. Ma quanti ancora battono il tasto é? Non leggiamo forse, sempre più spesso, Mercè, , , Perchè, Giacchè, come se il suono di quella e finale sia il medesimo che in Ahimè, Cioè, Caffè e Scimpanzè? Vige il comodo principio, che, purché accento ci sia, uno vale altro; ed essendo che il grave, andando da sinistra a destra, vien più facile, il grave impera. Ma se oltreché alla propria, si pensasse anche alla salute della lingua e a quanta parte vi abbia la retta pronuncia, non solamente accento acuto tornerebbe in onore, cadendo nei luoghi in cui deve, ma non parrebbe ridicola la proposta altre volte fatta introdurre un segno anche a distinguere, fin dove almeno pronuncia fiorentina e toscana vanno accordo, s e z aspri da s e z dolci. Che so, un apice, un baffettino che ci insegnasse a pronunciare giusto: Zozza, Zucchero, Zuzzurellone, Zoppo; che ricordasse ai tanti che ne hanno bisogno, doversi la voce Disegno pronunciare con esse aspro (conforme al latino signum) e non col dolce.

Leo Pestelli


Download XMLDownload textParagraph viewSentence view