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L´uso delle parole straniere se necessario, si scusa da sé

Language columnCome stiamo a lingua
AuthorLeo Pestelli
Date 4 dicembre 1954
NewspaperLa Nuova Stampa
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column5-7

uso delle parole straniere, quando è necessario, si scusa da ; quando non è, bisogna riconoscere che molte volte aiuta uomo a farsi capire meglio e prima che se egli andasse pescando nei fondi dei vocabolari più o meno corrispondenti voci nostrane. Non ci sentano i puristi: ma chi in trattoria ordina una omelette, aspetta meno di colui che avesse ordinato un pesceduovo, che pur trovarsi nel «Malmantile» di Lorenzo Lippi.

E non di meno chi intarsia parole straniere nel discorso, appunto perché intarsia, sovente in una non piccola difficoltà: quella di regolare il loro genere. La questione del genere delle parole straniere non è di facile soluzione: tanto che qualcuno ci vuol cedere un accidente mandato dai puristi e concretato. A essa dedicò una delle sue limpide conversazioni linguistiche il compianto filologo Giorgio Pasquali.

Difficoltà non è per parole di quelle lingue che a noi Italiani non dànno soggezione, come la francese, che tutti o sanno o illudono di sapere, la spagnola e la portoghese, che molti intendicchiano. Qui è tacitamente stabilito che si debba lasciare immutato il genere della lingua originale. I dubbi sorgono per lingue meno note, per esempio il tedesco. è chi si regola secondo analogia: la Pallplatz, perché si dice la piazza al femminile; il Potsdamer-Brücke perché si dice il ponte; il Frankfurter Zeitung, perché si dice il giornale. Ma questo sistema fu giudicato arbitrario e dal nostro filologo e da un altro studioso della questione, il francese Albert Dauzat; i quali entrambi proposero doversi lasciare anche alle parole tedeschi il genere della lingua originale, considerando ben inteso i neutri quali maschili.

«Più difficili osserva il Pasquali è la situazione di fronte a lingue che non hanno più genere se non quale resto fossile, o a lingue che nei sostantivi hanno fuso insieme il maschile e il femminile, lasciando sussistere per solo il neutro, come le nordiche. Qui converrà saper distinguere: per sostantivi che hanno un sesso o genere neutrale non è difficoltà; nessuno dirà un miss; io del resto esiterei a raccomandare un Zimmermädchen e sarei disposto ad ammettere per questo caso una eccezione anche per le parole tedesche. Manterrei anche, citando dall´inglese, il femminile delle navi, dal momento che per esse inglese ha qualcosa di simile al genere. Per le altre parole seguirei le analogie di parole affini o identiche etimologicamente, latine, francesi, tedesche. Farei istohuhhhsaoifhsoif hdsoifhhistory e story e novel femminili anche in italiano, come in latino e in francese; e ardirei far maschile il work e il word, femminile la world secondo analogia di das Werk, das Wort, die Welt, ma devo confessare che il metodo almeno per quel che riguarda le analogie tedesche è un po´ complicato. E allora non rimarrebbe che scrivere la work e la word e il world secondo i vocaboli italiani corrispondenti. E per molte, moltissime parole che non hanno affinità evidenti con vocaboli latini, con francesi, con tedeschi, e le hanno caso mai soltanto con vocaboli nordici, che suscitano quanto al genere quasi la stessa difficoltà, non rimarrebbe che seguire questo metodo arbitrarissimo della voce italiana nel medesimo significato».

Metodo da applicare con giudizio, senza per esso spingersi a scrivere «i Times asseriscono» (come pur fanno i giornali tedeschi; «die Times behaupten»), o gli études, solo perché la parola italiana corrispondente è maschile (da che si verrebbe allo sconcio: i nouvelles études), o la flirt, solo perché, secondo una divulgata ma non certa etimologia, flirt verrebbe da fleurette (fleureter, conter fleurettes, dire paroline dolci, far complimenti). La strada delle voci straniere è dunque larga e comoda, ma fino a un certo punto; sempre mette conto abbandonare per essa quella stretta e disagiata della purezza.

Flirt e flirtare fanno comodo, ma sono veramente voci insostituibili? Bisogna riconoscere che delle moltissime italiane che furono proposte, nessuna coglie perfettamente nel segno. Amoreggiamento Amoretto Capriccio Civetteria Corteggiamento Inclinazione Mezza cotta Passioncella ecc. sono e non sono il flirt. E per flirtare, Amoreggiare Dameggiare (ma più per arte, ozio e desiderio di piacere che per amore) Civettare Frascheggiare Fiorellare Tubare Vagheggiare e altri verbi, tengono tutti del difettivo.

Meglio forse degli studiosi ha trovato il popolo: il lombardo Limonare; il bolognese Filare e Filarino; il napoletano Fare ´u farenelle; il romano Fare il patiral, e il toscano e più conveniente di tutti, Fare olio.

Leo Pestelli


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