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L’arsenico è maschio la cariatide è donna

Language columnParole in corso
AuthorGian Luigi Beccaria
Date 16 luglio 2005
NewspaperLa Stampa
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page8
Column1

Qualche risposta alle curiosità dei lettori e un monito di Böll:

«Non lasciate le parole in balia del demagogo senza coscienza»

DA tempo non rispondo a lettere ed e-mail, che si vanno accumulando. Sbrigo perciò un po’ di posta, rapidamente. Rispondo a Eva Bertoni di Novara incuriosita da due parole che dice, non so perché, di origine ignota, arsenico e babordo: in realtà arsenico è un grecismo che ci è giunto attraverso il latino, il gr. arsén maschio, nome che gli viene dalla forza delle sue proprietà; babordo è un francesismo, fr. bas-bord, falsa etimologia dal neerl. bakboord, cioè bordo del dorso (bak) perché il pilota manovra voltando la schiena dalla parte sinistra.

Mario Sabino di Ventimiglia è stato da poco ad Atene e ha la curiosità di sapere perché le cariatidi hanno questo nome. Si tratta ancora di una parola greca, il gr. kariátys, donna di Caria, perché a sostenere gli architravi vennero rappresentare le donne della Caria che gli ateniesi avevano fatto prigioniere.

Da Rovereto Sandra Vettori si chiede perché mai Berlusconi continui insensatamente ad apostrofare i suoi avversari politici con un aggettivo da tempo tramontato, comunisti, comunisti. Mi limito a citare un passo di Heinrich Böll, Rosa e dinamite. Scritti di politica e di letteratura 1952-1976, Torino 1979, p. 27: «Le parole fanno effetto, lo sappiamo, lo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle, le parole possono istigare alla guerra, possono scatenarla, non sempre sono le parole a ristabilire la pace. La parola, lasciata in balia del demagogo senza coscienza, del tattico puro, dell’opportunista, può esser causa di morte per milioni di uomini Un gruppo di concittadini classificabili a piacere può essere votato alla distruzione grazie alle parole. Basta che dica una parola sola: ebreo. Domani può essere un’altra: la parola ateo o la parola cristiano o la parola comunista».

Ugo Rappazzo di Enna si lamenta dell’italiano che si va giorno per giorno impoverendo di un’aggettivazione ricca e variata. Ma è un impoverimento non solo nostro. Per gli americani qualsiasi cosa è fantastic o lovely. A uno spagnolo (lo scriveva il compianto amico Lázaro Carrater), se gli togli l’agg. bonito, non sa più parlare, lo privi di un automatismo verbale di cui non sa fare a meno.

gianluigi.beccaria@unito.it


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