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Donna incorruttibile come torre d’avorio

Language columnParole in corso
AuthorGian Luigi Beccaria
Date 21 febbraio 2004
NewspaperTuttoLibri (La Stampa)
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page8
Column1

Le parole passate dalle sacre scritture al lessico quotidiano

Un altro esempio: Barabba, diventato sinonimo di furfante

HO dedicato un mio libro al mondo popolare degli incolti dove, tra le pieghe del lessico familiare, spesso dialettale o gergale, ho cercato di registrare la consistente presenza di voci attinte dalla liturgia, dalle sacre scritture, di parole spesso incomprese, svisate, adoperate con compiacimento scherzoso, anche parodico, talvolta in un latino decisamente "grosso". Enorme lo scambio avvenuto nei secoli tra chierici e fedeli. La parola del testo biblico, evangelico, dei riti, delle preghiere, si è trasferita largamente nella parlata corrente. Pensavo di aver fatto una ricerca esauriente. In realtà (come sempre capita quando si scrive un libro) non passa giorno che non si abbia qualche aggiunta da fare.

Ho dimenticato per esempio di citare l'espressione "torre d'avorio", riferito a chi se ne sta chiuso nella sua aristocratica solitudine, nel suo sonno umanistico, indifferente agli avvenimenti e ai problemi del mondo che lo circonda; ha pure il significato di "donna di incorruttibile onestà, di incrollabili principi morali", che viene dal Turris eburnea attribuito alla Vergine nelle litanie, e che a sua volta è preso dal Cantico dei cantici, dove però il riferimento va al collo candido e tornito della sposa.

Un'altra giunta ci vorrebbe sui nomi propri diventati comuni, trai quali figura Barabba, che è entrato in molti modi di dire dialettali: per es., nell'alto Monferrato, "U sa nent cmè Baraba 'nt la Passiò", detto di chi non parla perché non sa le cose, e questo potrebbe in realtà riferirsi alle sacre rappresentazioni in cui il personaggio compariva, ma non parlava mai. Nell'italiano dell'Ottocento barabba significava "furfante, sfaccendato, malavitoso" (Fogazzaro, Piccolo mondo antico, I, 1 «con una forzata raucedine da barabba milanese»; De Amicis, La maestrina degli operai, «certi barabba di Torino», «il tipo del barabba ambizioso, misto di bellimbusto e di brigante»). Avrei dovuto ricordare che così vennero chiamati i popolani che a Milano operarono il fallito tentativo insurrezionale del 6 febbraio 1853. Dopo l'Unità passa ad indicare i criminali organizzati. Sulla Gazzetta di Torino c'era addirittura una rubrica fissa, "Le gesta dei barabba.

beccaria@cisi.unito.it


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