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La «corrente» non è più quella dell’800

Language columnIn altre parole
AuthorGiulio Nascimbeni
Date 23 marzo 1997

di GIULIO NASCIMBENI

Sul Corriere di mercoledì 19 marzo, in un commento intitolato «DAlema e il correntone». Francesco Merlo ha scritto: «Da quasi una settimana il Pds ha ingaggiato una battaglia contro una parola che per la verità ha un suono calcagnato e consunto, agita il fondo melmoso della memoria politica e subito ci avvolge nel profumo dei suoi significati segreti. Comprensibilmente lUnità ha sparato cannonate sulla parola corrente, con Reichlin e Folena. con il direttore Caldarola e il capogruppo Mussi. E ieri Pietro Folena e Mauro Zani ci hanno descritto con denominazioni ambigue il sorgere di una realtà ambigua, da spazio aperto della maggioranza a gruppo dirigente diffuso, da aggregato politico a larga area, da tendenza a luogo del coraggio ...».

Lasciamo subito i travagli del Pds e fermiamoci alla parola che «agita il fondo melmoso della memoria politica», secondo la bella definizione di Merlo. Nel senso di «complesso di dottrine, di precetti (filosofici, artistici, religiosi, politici) accettati da un gruppo di persone, e anche le persone che vi aderiscono», la parola «corrente» comincia a essere usata nellOttocento dal De Sanctis e dal Carducci. Ma luso avviene in contesti alti, assolutamente estranei ai giochi di potere, alle spartizioni, alle interessate scelte di campo, alle divisioni più o meno clandestine, alle carriere, come invece è accaduto in tempi più vicini.

Il fenomeno raggiunse il massimo dellespansione negli anni Sessanta, generando una serie di neologismi che sono stati puntualmente registrati da Claudio Quarantotto nel suo «Dizionario del nuovo italiano» (ed. Newton Compton. 19S7). Li citiamo con la sottintesa speranza di farli funzionare da esorcismo linguistico. Da «corrente», dunque, nacquero tra il 1963 e il 64 «correntocrazia» e la variante «correntoerazia» a significare il superamento della partitocrazia e il dominio delle correnti nella vita politica nazionale.

Seguì limmancabile «ismo» allitaliana («correntismo»), integrato dalla «correntizzazione». vocabolo particolarmente presente nel politichese quando si trattava di designare i ministri con il bilancino del famoso «manuale Cencelli». testo sacro della «correntomania». ci si dimenticava che i sostantivi da soli non bastano, ed ecco gli aggettivi «correntizio» e «correntocratico». Ma il culmine fu toccato anni dopo con la «corrente del Golfo», che non era quella calda dellAtlantico, ma il gruppo degli ex dorotei napoletani che facevano capo ad Antonio Gava. Preistoria? Archeologia della nostra politica Chissà. Orazio ammonisce: «La brevità della vita ci vieta una lunga speranza».


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