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Riciclaggio anzi rifiutologia

Language columnIn altre parole
AuthorGiulio Nascimbeni
Date 13 febbraio 1994
NewspaperCorriere della sera
Publication placeMilano
Publication countryItalia
Page30
Column7-8

di GIULIO NASCIMBENI

Sulla copertina dell’Espresso del 4 febbraio, il titolo era un grido di allarme: «Occhio al riciclato!». Occhio, cioè, ai politici che. nel centrodestra ma anche nel polo di sinistra, lottano per non scomparire e per mantenere a tutti i costi i loro seggi in Parlamento.

Della parola riciclato, il Grande Dizionario Battaglia (ed. Utet) queste quattro definizioni: 1) ricuperato per un nuovo uso o per una nuova utilizzazione, anche in un contesto figurato: 2) riqualificato; 3) reintrodotto nella circolazione legale: 4) ripresentato al pubblico. Stabilito che il punto 2 si riferisce al personale di unazienda, il 3 al frutto di unazione criminosa (denaro sporco) e il 4 a forme di spettacolo (i film riciclati di Marilyn Monroe). resta il punto 1.

È chiaro che riciclato appartiene a un gruppo di parole che comprendono riciclaggio, riciclare, riciclabile, riciclatore e riciclo: parole che sono comparse nella nostra lingua intorno agli anni Settanta come derivate del verbo francese recycler, che a sua volta rimanda al latino cyclus, «cerchio». In effetti, la circolarità delle operazioni di riciclaggio è di tale evidenza da non richiedere spiegazioni.

È il caso di notare, invece, che nei suoi esordi in italiano il riciclare riguardava soprattutto il ricupero di rifiuti civili e industriali per inserirli in nuove lavorazioni e per evitare linquinamento ambientale. Il passaggio dallecologia al costume è successivo: per esempio, il cosiddetto «pentitismo» era (ed è), a suo modo, una lorma di riciclaggio, applicabile sia al terrorismo sia alla mafia e alla camorra.

Bruno Migliorini fu tra i primi a occuparsi di questi vocaboli nel suo libro Parole e storia (ed. Rizzoli. 1975): dopo avere scartato un tentativo purista del tipo «ricollocazione in ciclo», si dichiarò un po restio nellaccettare riciclaggio, preferendo il più svelto riciclo. Migliorini non amava il suffisso -aggio, tratto dal francese -age. A «salvataggio» opponeva «salvamento», al posto di «lavaggio» consigliava «lavatura», però si arrendeva davanti allipotesi di sostituire il termine «montaggio» con «montatura».

Mettendo a confronto citazioni ed esempi tratti da alcuni libri, par proprio che il primo a usare riciclaggio sulla carta stampata sia stato Giuliano Zincone in un articolo pubblicato dal Corriere della Sera il 12 novembre 1971 e riguardante una mostra a New York sulle tecniche del riciclare. Poi arrivò il «senso figurato». Ne LItalia sotto il tallone F. & L. (1974). Carlo Fruttero e Franco Lucentini sostengono che «nuove e sofisticate tecniche permettono il riciclaggio della stessa fiducia perduta». Alberto Arbasino, in Un paese senza (1980), scrive: «La Cultura viene colonizzata dai Partiti, mentre i Partiti non vengono affatto riciclati dalla Cultura».

Si ha l’impressione che, in queste settimane preelettorali, stiano avvenendo altre mutazioni.

Per esempio, riciclaggio si propone, in alcuni casi, come sinonimo di «insabbiamento», pratica molto diffusa nel nostro mondo politico. Non solo: alcune ipotesi di candidature sembrano interessare, più che le parole che abbiamo finora preso in esame, la rifiutologia, neologismo coniato una decina danni fa per indicare la scienza e la cultura dei rifiuti.


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