Text view

Il tramonto dell’opinionista

Language columnIn altre parole
AuthorGiulio Nascimbeni
Date 12 settembre 1993
NewspaperCorriere della sera
Publication placeMilano
Publication countryItalia
Page26
Column1-2

di GIULIO NASCIMBENI

Nel suo eccellente e non dimenticato libro Il Neoitaliano (Zanichelli, 1989), Sebastiano Vassalli segnalava, tra le parole degli anni Ottanta, opinionista e ne dava la seguente definizione: «È il pensatore delegato a pensare per gli altri: colui che, attraverso i giornali e la televisione, aiuta gli altri ad assumere unidea sui fatti del momento. Nei folli anni Settanta, e ancor più nei banali anni Ottanta, in Italia, limportanza e il peso degli opinionisti crebbero di pari passo con il tramonto delle ideologie e con la perdita dinfluenza dei partiti-chiesa: per cui, dalloggi al domani, molti italiani si ritrovarono in questa necessità di dover cominciare a pensare con la loro testa: e si rivolsero agli opinionisti per esserne aiutati».

Sono passati quattro e credo che nessunaltra parola abbia patito un degrado tanto massiccio come opinionista. Cè (già qualcuno che si ritiene offeso a essere chiamato così: «Opinionista io? Bada a quel che dici...». Non cè una data precisa alla quale legare linizio della caduta. Si possono fare delle ipotesi, ma niente più.

Forse tutto è cominciato quando, dopo i filosofi e gli storici, divennero opinionisti gli allenatori di calcio disoccupati, soprattutto se stranieri e in perenne conflitto con la lingua italiana. Forse la decadenza è stata accentuata dalle star del giornalismo televisivo che, dopo carriere trascorse a leggere diligentemente sul «gobbo elettronico» (scrollbox, se preferite il termine inglese), hanno scoperto in un colpo solo dessere esperte in economia e sociologia, etica e management. Forse il crollo, definitivo lhanno provocato gli opinionisti telefonici, quelli che vivono accanto al telefono come insonni sentinelle nella garitta, pronti a sentenziare sullo stupro e sui Bot, sulle leggi elettorali e sui pantacollant.

Ho la netta impressione che, se oggi uno decidesse di mettere sul proprio biglietto da visita la qualifica di opinionista, si comporterebbe come quel signore napoletano che anni fa mi scrisse una cortesissima lettera a proposito di questa rubrica. Alla lettera era, appunto, allegato un biglietto da visita: sotto il nome e il- cognome del lettore, spiccava lappellativo di «contemporaneo». E cioè una parola che voleva dire tutto e niente, a disposizione di chiunque, valida per ogni uso.

Sarà questo il destino di opinionista?

Un destino, comunque, che viene da lontano. È vero che l’ingresso nella nostra lingua è recente, ma nell’undicesimo volume del Grande Dizionario Battaglia della Utet ho scoperto che una voce opinionisti (proprio così, al plurale) era già presente nel famoso Tramater, o meglio nel «Vocabolario universale italiano, compilato a cura della Società Tipografica Tramater e C., Napoli 1829-40).

Gli opinionisti erano una setta eretica, vicina alla confessione valdese, e il Tramater impietosamente li presentava così: «Eretici che comparvero nel decimoquinto secolo, così detti perché essendo infatuati di molte ridicole opinioni, le sostenevano con pertinacia».

Allora non c'erano giornali radio televisioni telefoni, e il discredito derivava da questioni religiose. Ma cinque secoli dopo...


Download XMLDownload textParagraph viewSentence view