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QUALI LINGUE PER I FUTURI MEDICI DELLA NOSTRA UNIVERSITÀ?

Language columnPlurilingua
AuthorAlessio Petralli
Date 30 marzo 2017
NewspaperCorriere del Ticino
Publication placeMuzzano
Publication countryItalia
Pagep.28
Column-

Ma in che lingua parleranno con i propri pazienti i medici che frequenteranno il prossimo master in medicina dell'USI? E di quali e di quante lingue saranno portatori gli studenti di questo master, che avranno ottenuto il loro bachelor perlopiù a Zurigo o a Basilea? La creazione in Ticino di una Facoltà di scienze biomediche è una conquista rilevante e più che benvenuta, alla quale vanno fatti tutti gli auguri del caso. Se si pensa che l'USI ha solo vent'anni, questo è davvero un passo da gigante! Inoltre il fatto che sia coinvolto il Politecnico di Zurigo, oltre alle università di Zurigo e Basilea, a questa iniziativa una garanzia scientifico-tecnologica di prim'ordine. Ma veniamo al tema linguistico che qui ci interessa. A quanto risulta la lingua del master sarà l'inglese, denominatore comune che potrebbe apparire ragionevole, se pensiamo all'eterogeneità (ricchezza) linguistica tipicamente elvetica, di cui saranno interpreti questi futuri medici.

Se si va a guardare il programma del master si nota però che fin dal primo anno viene giustamente riservato parecchio tempo alle capacità cliniche, ovvero tra l'altro alle interazioni al letto del paziente e quindi alla comunicazione con il paziente stesso.

Tralasciamo pure tutte le altre interazioni con il territorio che i futuri studenti del «nostro» master in medicina dovranno avere e limitiamoci alla comunicazione al letto dei pazienti dei nostri ospedali. Questa comunicazione dovrà avvenire nella grande maggioranza dei casi in italiano. Pur immaginando che negli ospedali ticinesi, molti degenti portino con un buon bagaglio plurilingue, non è infatti pensabile che chi soffre e si trova ricoverato in condizioni di debolezza abbia molta voglia di esprimersi in una lingua che non sia la propria. Tanto più che la terminologia medica è già di per complessa e ostica nella lingua che si conosce meglio.

Chi andrà al letto dei nostri pazienti, dovrà quindi essere in grado di esprimersi decorosamente anche in italiano e di avere buone capacità di divulgazione del proprio sapere. Se poi la ricchezza linguistica dei nostri ospedali offrirà altre soluzioni puntuali, ben vengano, ma certamente non trascurando in generale la lingua italiana.

L'auspicio è quindi che chi si sta occupando di questo master tenga conto per tempo del tema linguistico-comunicativo, approfondendone tutte le implicazioni, che non sono poche.

Sarebbe infatti sbagliato affidare alla scorciatoia dell'inglese percorsi impraticabili in una realtà svizzera, gelosa del proprio multilinguismo oltre che delle relative peculiarità cantonali. Non si può declinare il federalismo medico-linguistico semplicemente in salsa anglofona.

E inoltre, ne fanno fede numerose ricerche di settore, si tenga conto che la didattica di professori non di lingua madre inglese che insegnano in inglese a studenti non di lingua madre inglese, non può che soffrirne. A scanso di equivoci, non sosteniamo che un master all'USI per futuri medici provenienti da tutta la Svizzera possa essere offerto solo in italiano. Ma non si può neppure scegliere esclusivamente l'inglese, tanto più che, oltre all'italiano, esistono le altre lingue nazionali, da noi ben presenti e ben studiate.

All'USI insegnano due professori molto competenti su un tema comunicativo così complesso: François Grin e Michele Gazzola. Chiedere consiglio non costa nulla.


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