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DIMMI DA DOVE VIENI, TI DARÒ UN SOPRANOME

Language columnPlurilingua
AuthorLorenzo Tomasin
Date 03 febbraio 2016
NewspaperCorriere del Ticino
Publication placeMuzzano
Publication countryItalia
Page28
Column-

Siamo circondati di nomignoli, e ci piace un sacco affibbiarne agli altri. Come utenti dell'italiano, anzi, pare che troviamo un gusto particolare in quest’attività, tanto che chi compila i vocabolari della nostra lingua, e più ancora quelli dei nostri dialetti, si trova continuamente a schedare e a spiegare (a volte è impresa disperata, tanto sono misteriosi e allusivi) i soprannomi più o meno scherzosi che si accompagnano non solo alle singole persone, ma agli stessi gruppi sociali: gli abitanti di un paese, quelli di una regione, quelli che vengono da sud, da nord o dai quattro angoli del mondo. Per tutti (o quasi), assieme alle denominazioni ufficiali e neutre, si accumulano negli anni epiteti più o meno scherzosi. Più o meno offensivi nell’uso che se ne fa. Studiarli e collezionarli non serve solo a uno scopo meramente documentario, tantomeno a suscitare l'ilarità di chi per queste cose si diverte. Serve, innanzitutto, a prendere coscienza di un'attività linguistica - e insieme culturale - costante negli uomini e resistente a qualsiasi esercizio ideologico. Studiarla serve anche a riguardarla con un distacco capace, forse, di disinnescare, spiegandolo razionalmente, il potenziale d'odio, o almeno di diffidenza e di pregiudizio, che si annida in tanti soprannomi. Troppo facile bollare come balordaggine o stramberia ciò che semplicemente non si sa spiegare nelle origini, nelle cause, nel significato esatto. Grazie a un sussidio del Fondo nazionale svizzero per la Ricerca, e al paziente lavoro di un bravo dottorando locarnese, Ariele Morinini, da qualche tempo sto osservando quest'ambito peculiare di lingue e dialetti della Svizzera: mi sembra interessante, in particolare, raccogliere nel grande tesoro lessicale adunato pazientemente dal Centro di dialettologia e di etnografia di Bellinzona (il Vocabolario della Svizzera italiana, il Lessico, e il recente Repertorio italiano-dialetti), il molto materiale che si riferisce al modo in cui lingue e dialetti della Svizzera italiana descrivono l'identità linguistica e culturale del vicino. L'italiano badin (letteralmente «badile»: un'allusione all'impiego un tempo frequente dei lombardi di pianura come braccianti agricoli stagionali), o genericamente napoli (secondo uno stereotipo linguistico che attribuisce a un luogo lontano e generico tutti i provenienti da un'area geografica indistinta), ma anche il tedesco züchin, metafora ortofrutticola di ampia diffusione anche in Italia, nella quale infondati pregiudizi alimentari si incrociano con una sorta di psicologia vegetale che attribuisce qualità morali o intellettive a frutti, tuberi e loro consumatori. Per essere stata importata solo in epoca moderna, ad esempio, la patata ha in quest'àmbito una lunga e onorata carriera, puntualmente riflessa dai soprannomi di chi se ne suppone consumatore accanito, o di chi partecipa delle sue presunte proprietà. E se l'italiano e sciüscia-ramina (dove il rame è, forse, quello della rete metallica che forma idealmente il confine italo-elvetico), il tedesco - o lo svizzero tedesco - è sciüscia-vinerli, cioè «succhia-salsicce», dove ovviamente il Vinerli è deformazione del nome di un alimento Wiener, cioè viennese. Non certo svizzero, insomma: ma come nel caso di napoli, la geografia dei nomignoli popolari (o blasoni, come li chiamano i linguisti) non conosce quella degli atlanti, ma rivela una concezione dello spazio, dei confini e delle identità che è tanto irrazionale quanto rivelatrice di aspetti a volte poco onorevoli, ma concretissimi, della nostra storia culturale.


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