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Acciacchi, tormentoni e piccole malattie della lingua italiana

Language columnPlurilingua
AuthorMaurizio Dardano
Date 26 maggio 2012

A Parigi ho scoperto di recente un libretto eccezionale: «Mots en toc et formules en tic», cioè «Parole fasulle e formule-tic». Il sottitolo spiega che si tratta di «acciacchi» (petites maladies) del francese di oggi. Frédéric Pommier descrive 50 vizietti della lingua d'Oltralpe in 50 brevi articoletti dai titoli «misteriosi» disposti in ordine alfabetico: la «bradeférite», la «céclarite», la «com-mevouslesavette» l’«improbabiliose» ecc. ecc.

Di che si tratta? Molto semplice: è la mania di ripetere continuamente: «bras de fer» (braccio di ferro), «c'est clair!» (è chiaro!), «comme vous le savez» (come Lei sa), «improbable» (improbabile). Un amore, un film, un personaggio, unintervista, un paese «improbabile», lo diciamo anche italiano. Che cosa vuol dire, precisamente, «improbabile» in queste frasi? Non è dato sapere.

«Braccio di ferro». Uno s'immagina due aitanti giovanotti con poderosi bicipiti, i gomiti appoggiati su un piano, impegnati in una prova di forza. E invece: ecco un «Braccio di ferro Monti-sindacati», ecco un «Braccio di ferro Ruini-Bagnasco» (due cardinali!), «Bracci di ferro» davvero encomiabili, per l’età dei protagonisti e per il fatto che l’impegnativo esercizio (stavo per dire «performance») dura giorni, mesi, talvolta anni: «Braccio di ferro petrolieri-automobilisti», «Braccio di ferro sull’articolo 18», «Braccio di ferro sugli esodati, sulla giustizia, sulla legge elettorale» ecc. ecc, Siamo in una grande palestra! Di fronte a questa «braccioferrite» bisogna riconoscere la fortuna dell'inglese che ha il suo «Popeye» con la sua scatola di spinaci. Punto e basta.

Non dobbiamo invidiare nulla al francese, anche la nostra lingua è incredibilmente creativa di parole fasulle e di formule-tic. Ho accennato alla «performancite», ma ora mi viene in mente la «capezzalite». Guardate quanti esperti (e meno esperti) accorrono al «capezzale» dell'economia, della giustizia, dellindustria, dell’euro, dell’Italia, dell’Europa. Non temono di aggravare le condizioni di salute dell'illustre inferma / infermo?

Quando è cominciata la crisi leghista in Italia, l’on. Calderoli non ha trovato di meglio che esclamare: «È uno tsunami!» Quanti tsunami esistono? politico, finanziario, immobiliare, morale, etico ecc. Il bello è che tutti ne parlano: intellettuali di grido, celebri giornalisti, scrittori famosi (o quasi). Mi chiedo che fine abbiano fatto il ciclone, l'uragano e la tempesta. Scomparsi o quasi scomparsi. L«uragano di applausi», «il ciclone della guerra», «la tempesta di pensieri», «il cuore in tempesta» sono diventate espressioni patetiche, «da dizionario». Sulla scena c’è lo «tsunami»: insomma la «tsumanite».

In questa rubrica mi sono intrattenuto più volte (con una certa preoccupazione) su vari stereotipi: «la punta dell’ice-berg» «il nervo scoperto», «la corsa ai saldi», «la vista mozzafiato», «l'indagine a 360 gradi», «il mirino dei giudici», «la ragazza solare», «entrare a gamba tesa» (o «a piedi uniti»), «scendere in campo», «remare contro», «essere alla frutta», «senza se e senza ma». Ultimamente ci siamo «indignati» in vario modo, tra «lagrime e sangue», «rabbia e dolore», «una vita senza futuro»

Ci sono stati e ci sono tuttora avverbi e formulette che meritano di essere ricordati. Dal «cioè» e dall'«attimino» di anni lontani ai più recenti: «piuttosto che», «quant’altro», «praticamente», «assolutamente», «visto e considerato», «delle due l’una», «alla grande». Si dice e si sente spesso: «C’è ben altro»... per fortuna qualcuno ha prontamente coniato il «benaltrismo». Del resto avevamo da tempo il «celodurismo» e il «cerchiobottismo». Insomma, quanto a formule, anche in Italia stiamo bene. Vorrei proporre il «quantaltrismo» (da «quant'altro») e il «passindietrologo» (il teorico del «passo indietro»), ma mi astengo. Ha ragione Stefano Bartezzaghi «la lingua e diventata un tormentone: non se ne può più».


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