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La lingua francese da Montreux a Kinshasa

Language columnPlurilingua
AuthorAlessio Petralli
Date 24 ottobre 2011

Per festeggiare i suoi trent’anni il settimanale romando «L'Hebdo» ha proposto a fine settembre un ricco numero speciale, intitolato «Les années qui ont changé la Suisse» e dedicato ai «luoghi in cui si scrive l’avvenire». A questo proposito non è forse esagerato definire «eccezionali» questi trenta reportage, così come dice a chiare lettere il taglio basso di copertina.

L’articolo che qui ci interessa è di carattere linguistico («L’avenir du français s'écrit en noir»), è stato scritto da Linda Bourget, inviata per l'occasione a Kinshasa, e si occupa dell'organizzazione in corso, per l'autunno 2012, del prossimo vertice mondiale dell'Organizzazione internazionale della francofonia (OIF).

Impressionanti i dati dell'OIF e della sua manifestazione, se pensiamo che vi sono 56 Paesi membri e 19 Paesi osservatori, che si ritrovano ad avere in comune non solo la lingua francese, ma anche sempre più una dimensione politica legata a valori quali la democrazia, i diritti dell’uomo, lo sviluppo sostenibile ecc. A dibattere di questo e d’altro sono attesi nell’autunno 2012 settantacinque capi di Stato e da quattro a seimila fra delegati e giornalisti.

Come qualcuno ricorderà, dopo il Canada nel 2008, nel 2010 era spettato alla Svizzera, e a Montreux in particolare, lonere di mettere in piedi questa enorme manifestazione. La città sul Lemano, con mirabile efficienza elvetica, era riuscita in pochi mesi a togliere le castagne dal fuoco all'OIF, che aveva dovuto far fronte alla defezione del Madagascar.

Secondo l'articolo di Linda Bourget il problema dell'annullamento rischia di ripetersi con la Repubblica Democratica del Congo, che sente ancora sulle spalle il peso di una lunga dittatura e di due guerre che hanno causato più di cinque milioni di morti.

In questa ex colonia belga, che ha il francese quale lingua ufficiale, si parlano più di duecento lingue, anche se quelle riconosciute come lingue nazionali sono solo quattro: lingala, ciluba, kikongo e swahili.

La capitale Kinshasa, dove si intende organizzare il vertice, è secondo Wikipedia la seconda città di lingua francese al mondo, dopo Parigi e davanti a Montréal, ma la giornalista dell'Hebdo mette l'accento sul Congo in quanto addirittura primo Paese francofono al mondo, con i suo settanta milioni di abitanti e la sua «demografia galoppante».

In effetti, per-ó, secondo un studio del 2004 dell'«Observatorie de la langue française», solo un quarto della popolazione parla realmente il francese, a causa di un sistema scolastico, fondmentale per la diffusione della «lingua alta», che è stato a lungo trascurato. Con la conseguenza che molti cittadini congolesi sono in fondo esclusi dal loro stesso Paese, visto che il francese è la lingua dell'amministrazione oltre che della formazione e, spesso, della comprensione interetnica.

Speriamo comunque che a favorire questa comprensione concorra l’attaccamento condiviso per la lingua e la cultura francese e che a Kinshasa, pur fra non poche difficoltà, si riesca ad organizzare questa imponente manifestazione, nonostante le molte in certezze, non da ultimo quelle legate alle elezioni presidenziali di novembre.

Da rilevare che il budget stanziato per Montreux era stato di trenta milioni di franchi, mentre a Kinshasa si sarebbe ancora «sans budget».

Linda Bourget sottolinea inoltre che la Svizzera si era proposta per far beneficiare il Congo della propria esperienza, ma che da parte congolese non si è dato seguito all'offerta.

È lunga e tortuosa la strada che da Montreux porta a Kinshasa.


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