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Anche le parole vecchie sono state nuove

Language columnPlurilingua
AuthorAlessio Petralli
Date 13 dicembre 2011
NewspaperCorriere del Ticino
Publication placeMuzzano
Publication countryItalia
Pagep.31
Column-

Il lessico è il livello della lingua che sta in superficie. Il più mutevole, il più adattabile, che insegue perennemente l'evolversi del mondo. E che concorre a compiere il miracolo dell'«onnipotenza semantica», con quei venti caratteruzzi di galileiana memoria con cui si possono comporre infinite parole.

Ad alimentare tanta ricchezza sono i neologismi, le parole nuove che poi invecchiano. Ma in fondo ogni parola è stata a un momento dato un neologismo. La neologia va quindi tenuta d’occhio, soprattutto negli ultimi anni in cui la diversificazione e l’accelerazione dei media ne sono un veicolo privilegiato.

Molto utili a questo proposito i lavori di Anna Riccio dell'Università di Napoli L’Orientale che si è occupata di meccanismi di formazione delle parole nuove in italiano.

I due più importanti meccanismi di formazione delle parole esaminati dalla studiosa napoletana riguardano le più frequenti derivazioni ottenute medianti svariati affissi (prefissi, infissi e suffissi) e la formazione delle cosiddette «parole macedonia» ( «portmanteau word» in inglese e «mot-valise» in francese).

Per la prima categoria si vedano ad esempio «gattopardeggiare» («appoggiare l’innovazione politica per mantenere gli antichi privilegi o per conquistarne di nuovi»), «blogghese» («il linguaggio dei blog», per collaudata analogia con «burocratese», «sinistrese», «giomalese» ecc.), mentre per la seconda citiamo «neurobica» (sorta di «aerobica per il cervello») e «semplessità» («complessa semplicità»). Chi ritenesse eccentrici, se non del tutto improbabili, gli ultimi due termini, sappia che il primo presenta 14.300 risultati in Google e il secondo 2.200.

Curioso per quanto riguarda gli affissi constatare quale sia la loro frequenza e la loro produttività, così come è utile interrogarsi sulla loro trasparenza semantica (che cosa sarà la strana formazione «risponderia»?, peraltro riportata dallo Zingarelli 2012, considerando che normalmente il suffisso «- eria» viene aggiunto alla fine di un so stantivo e non di un verbo). Da notare la pur scontata produttivitá di un suffisso come «-ista» («altermondista, altermondialista, blogghista, deskista, facebookista, scoopista»), ma soprattutto la possibilità di creare nuove parole con materiali interni («gattopardeggiare») oppure facendo capo ad acquisizioni esterne (di solito dall'inglese) come per «coverizzare» («fare una cover»).

Fra i prefissi manifestano grande produttività «super , iper , micro , ultra , mini-, mega-» ecc., mentre fra i sufissi si riscontrano alcune sorprese. Abbiamo infatti da una parte «-zione» e «-mento» che hanno un’alta frequenza ma una bassa produttività, mentre dall'altra vi sono suffissi come «-ume» ed «-esco» che presentano una bassa frequenza ma un'alta produttività. Per «-ume», simbolo di tempi non propriamente favorevoli, basterà citare vippume, salottume, dibattitume, ma come ben si capisce con questo suffisso è davvero possibile sbizzarrirsi.

Meno invece con i più simpatici «-arolo» e «-aiolo» (vipparolo, vippaiolo). Con il primo che richiama «zonarolo» e il secondo che rimanda a «modaiolo».

Ma giocare a zona ormai non è più una moda e sia per il calcio sia per la moda servono nuovi neologismi. Meglio pero evitare «crollismo», «vecchio neologismo» che l'osservatorio della lingua italiana della Treccani riporta da un articolo de Il Foglio del 6 luglio 2004. Ma come si sa gli «-ismi» sono tanti e spesso imprevedibili. Come la società che li sforna a getto continuo e a cui la lingua deve tener dietro.


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