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Le Olimpiadi della lingua italiana

Language columnPlurilingua
AuthorCarla Marello
Date 05 novembre 2011

Lo scorso 15 ottobre si sono svolte a Firenze le finali delle prime Olimpiadi di lingua italiana. Una gara di italiano per studenti del secondo biennio delle scuole secondarie di secondo grado statali e paritarie, e per studenti del secondo biennio dei licei italiani all'estero. Promossa, come altre Olimpiadi (di matematica, di problem solving), dal Ministero dell'Istruzione italiano, la competizione vuol stimolare riflessioni sulla lingua utili per tutte le materie di studio e in generale per la vita. LAccademia della Crusca è fra gli organizzatori e i finalisti hanno potuto visitare la sua sede nella Villa medicea di Castello il giorno prima della gara. Alla prima selezione, svoltasi il 27 maggio 2011 nelle scuole che si sono iscritte, hanno partecipato in 1.239. Alla fase regionale del 30 settembre 2011 sono approdati i migliori di ogni scuola. Alla gara nazionale hanno partecipato i primi tre classificati di ogni singola Regione e i primi tre classificati tra tutti gli studenti delle scuole italiane all'estero, una cinquantina di «olimpionici» in tutto. Ha gareggiato per la Svizzera una ragazza dell'Istituto Leonardo da Vinci di Lugano che si è giocata il premio di categoria con una fiumana e una madrilena. Mentre venivano intervistate nel dopo gara, appariva evidente che la vincitrice fiumana parlava con minor scioltezza della madrilena e della luganese, però aveva fatto meglio di loro nel test, che era solo scritto.

Loro, l'argento e il bronzo sono andati a due studenti e a una studentessa liceali. Il Ministero ha incoraggiato con successo la partecipazione degli istituti tecnici, pero i primi venticinque classi- ficati della finale sono tutti studenti dei licei, salvo un paio di eccezioni. Forse bisognerà pensare a premiare anche il migliore non liceale, per mantenere viva la partecipazione di tutti i tipi di scuola e raggiungere quella penetrazione capillare che queste gare perseguono. Le prove d'istituto e regionali consistevano esclusivamente di esercizi correggibili al computer; la gara nazionale, avvalendosi di correttori umani, comprendeva anche un riassunto, una parafrasi, un testo da riordinare e un testo con buchi. Dopo la prova i vincitori hanno dichiarato che avrebbero gradito esser giudicati anche per un tema. C’è da credere che studenti capaci di distinguere minime differenze di significato o costruzioni sintattiche solo apparentemente simili, sappiano anche scrivere correttamente. D'altra parte le Olimpiadi di lingua italiana non sono state pensate per premiare la creatività e correggere cinquanta temi potrebbe creare problemi, senza aggiungere molto alla valutazione del singolo «atleta».

Le Olimpiadi sono sotto l'Alto Patronato del presidente della Repubblica italiana, ma, in occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia, i finalisti sono stati chiamati a riflettere sul discorso di SM Vittorio Emanuele II di Savoia, Re di Sardegna. Si tratta del famoso discorso del «grido di dolore», tenuto a Torino all'apertura delle Camere, il 10 gennaio 1859. Da tale discorso sono state cancellate quindici parole da reintegrare; in sede di correzione sono state accettate parole che il re non aveva detto, purché accettabili in quel contesto. Sorprendente tuttavia che anche fra i migliori un buco come «questa condizione non è di pericoli» sia stato riempito, oltre che con «scevra», la parola dell'originale, e con l'accettabile «priva», pure con «irta» e «portatrice», non adatte per il senso complessivo del testo.

Anche il riordino del testo disordinato ha riservato sorprese. Cera chi si trovava per la prima volta a svolgere questo tipo di esercizio, più diffuso nell’insegnamento delle lingue straniere, ma adattissimo a richiamare l’attenzione sulla funzione delle congiunzioni, dei tempi verbali, dell’articolo determinativo in italiano.

La premiazione si è svolta nel Salone dei Cinquecento, a Palazzo Vecchio, e questo ha aggiunto un forte valore simbolico alla cerimonia. Il prossimo anno il Ministero spera di coinvolgere un maggior numero di sedi all’estero e di scuole in Italia.


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