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QUESTO “A ME” NON VALE AFFATTO UN “MI”

Language columnParlare e scrivere
AuthorClaudio Marazzini
Date 17 luglio 2016

Il professor Giuseppe Caprara di Noepoli (Potenza) chiede come mai non solo l’italiano parlato (ascoltato soprattutto in Tv), ma anche l’italiano scritto, che dovrebbe essere più curato, esibisca talora come forme: A me colpisce., A me lusinga, A me sorprende e così via, con verbi transitivi. Mi sbaglio io a ritenere che si tratti di una forma scorretta?, domanda il lettore. Poi passa a denunciare un altro strafalcione: Noi vedavamo, voi temavate con verbi di seconda coniugazione. Quest’ultimo è un uso popolare, modellato sulla prima coniugazione, la più comune. L’errore precedente, invece, fa capolino nell’uso dei presunti istruiti, entra persino nei libri. La cosa si fa grave. L’errore imperversa, tanto che il quesito è stato già posto al Corriere della Sera ed è stato discusso ampiamente nel sito www.immaginaria.net/parla-come-mangi/chiama-a-francesco, dove si una spiegazione, facendo riferimento all’estensione indebita del costrutto mi piace/a me piace, mi pare/a me pare, dove mi vale a me.


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