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La pronuncia di kiwi

Language columnParlare e Scrivere
AuthorClaudio Marazzini
Date 27 dicembre 1998

Il prof. Treno Pasotti di Voghera contesta la pronuncia kiui al posto di kivi per la parola che si scrive kiwi (il frutto, con lo stesso nome dell’uccello esotico). Porta l’esempio dei watt, che in italiano sono i vatt, come il water closet ha dato il vater. È vero che un certo numero di anglicismi sono stati adattati trasformando la w in v italiana, ed è altrettanto vero che la maggior parte dei vocabolari suggeriscono la pronuncia kivi, e non prendono nemmeno in considerazione quelle con la u, ma si deve considerare che l’epoca in cui le parole inglesi entravano nella nostra lingua attraverso processi di conoscenza puramente grafici è finita. Oggi molti conoscono bene l’inglese, e non se la sentono di modificarne la pronuncia in maniera troppo radicale. Del resto chi chiederebbe al bar un vischi? Secondo me ha fatto bene il Disc a registrare entrambe le pronunce possibili, con u e con v, del frutto nominato kiwi.

Quel caval del bel ragazzo

«Leggo sulla mia grammatica, scritta da Dino Provenzal, che la elle e la enne doppie, nel troncamento, diventano scempie. Esempio: quel cane, bel ragazzo, caval di battaglia. Veramente non ho mai sentito dire caval di battaglia, ma sempre cavallo di battaglia. Lei cosa ne pensa?». Così Giuseppe Musicò che scrive da Genova. In effetti saprei citare solo il «caval da battaglia» nel Morgante del Pulci (cantare 21, ottava 24). Ma il troncamento non è sempre obbligatorio, e risponde a volte al gusto di chi scrive o parla. Sicuramente, nel modo di dire, si adopera caval donato, mai cavallo donato, che ha un significato diverso da quello del proverbio. I casi di apocope obbligatoria, in fondo, non sono molti, e tra essi i più comuni sono bel e san (bel tipo, san Giorgio).

La sintassi sta nella grammatica?

Ancora il signor Musicò: «A proposito di grammatica, un dotto giornalista continua a scrivere che bisogna conoscere bene la grammatica e la sintassi. Ma la sintassi non fa parte della grammatica? Andrebbe bene ad esempio morfologia e sintassi, ma non grammatica e sintassi». È vero che la grammatica comprende la sintassi. La grammatica descrive la lingua nella sua totalità, nel sistema fonematico, morfologico e sintattico. Però l’autonomia della sintassi è tale che a volte la si considera isolata, intendendo per grammatica essenzialmente la morfologia. Fornaciari, per esempio, scrisse una Sintassi che incomincia dove finiva la grammatica intesa in tal senso ristretto, e nella sintassi rientravano l’uso delle parti del discorso (definite dalla grammatica), oltre all’uso della proposizione e alla collocazione delle parole. Gli studiosi ci insegnano che il senso esteso di grammatica è quello che risale a Dionisio Trace.

Sul palato no!

Il signor Giachino Bertola, che scrive dall’Olanda, ha trovato su FC una pubblicità che il seguente slogan: «Sulla carta le mortadelle sembrano tutte uguali. Sul palato no!». Il lettore vorrebbe correggere sul in al, perché il palato sta in alto, non in basso. Giusta osservazione, ma tale da far cadere lo slogan, che gioca sulla relazione oppositiva tra sulla e sul, senza la quale perde di efficacia. In ogni modo anche Foscolo, nella traduzione del Viaggio di Sterne, ha scritto: «tal voluttà che io la sento a quest’oggi sul mio palato».


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