Text view

Correggiamo Don Milani

Language columnParlare e Scrivere
AuthorClaudio Marazzini
Date 6 dicembre 1998
NewspaperFamiglia Cristiana
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page[…]
Column1

Il prof. Giuseppe Arca di Cagliari mi invia un fax per segnalare che in un’edizione delle Lettere alla mamma di don Milani, a cura di Giuseppe Battelli, per i tipi della casa editrice Marietti, è stata introdotta la forma lascieranno, con la i, al posto dell’originale grafia del sacerdote, che era lasceranno. Il curatore del testo ha dato una spiegazione, riportata dal prof. Arca. Eccola: «Laddove espressioni particolari avrebbero potuto indurre il lettore a sospettare un semplice errore di stampa, si è riprodotta nel testo la forma più consueta, segnalando peraltro la forma presente nel manoscritto». Il lettore vuole sapere che cosa ne penso. Prima di tutto mi pare che il curatore del libro ci garantisca scrupolosamente di aver dato conto in ogni caso della grafia originale del famoso educatore della scuola di Barbiana. Almeno di ciò non ci possiamo lamentare. Certo, però, l’applicazione scelta pare un po’ pedantesca e invadente. Una forma come lasceranno senza la i non è così strana e inusuale, anzi la forma strana e inusuale è verosimilmente proprio quella con la i, introdotta dal curatore. Persino un purista come Gabrielli non aveva dubbi: «i verbi con l’infinito in -ciare, -giare e -sciare persona la i della radice dinanzi alle desinenze comincianti con e o con i, essendo quella i un puro segno ortografico per dare alla c o alla g della radice il suono palatale dinanzi alle desinenze comincianti con a o con o». Identica opinione è espressa dall’ottima grammatica di Dardano-Trifone, dal Disc ecc. ecc.

Effigie o effige, ma deficiente

Giovanni Duro di Catania chiede quale delle due forme è giusta, effigie o effige. Sono accettabili entrambe. La prima è più elegante, più vicina al latino effigies. Nel caso di efficiente e efficente, il dizionario di Duro (l'autorevole Treccani ) autorizza la scelta, il DOP propende per la forma etimologica, con la i. Stessa cosa per la scelta tra sufficiente e sufficente. Nel caso di deficiente, invece il Treccani prevede solo la conservazione della i etimologica. Noi sappiamo che, di fatto, a volte viene tolta, del resto in analogia ai casi prima citati. Il DOP, con coerenza, avverte: Deficiente: meno bene deficente. Insomma, conservare la i è meglio. Anche il correttore automatico di Word preferisce, anzi impone, le forme con la i.

La petoniga

Allo studente Dario Galli di Canonica d'Adda ho in parte già risposto due settimane fa, discorrendo della strollica e della sabeta. Resta ancora una piccola coda a quelle osservazioni etimologiche. Dario Galli, infatti, si chiedeva quale fosse l’origine di petoniga, che nel suo dialetto equivale per significato a sabeta, cioè a donna chiacchierona e curiosa. Io credo che vada riconnesso al dialettale pettöùs pettegolezzo, da cui pettöusarìa cicaleccio (queste voci sono registrate dal Cherubini, l'ottocentesco dizionario del dialetto milanese, usato anche da Manzoni). All'origine del termine dialettale, così come dell'italiano pettegolo, pare ci sia proprio il... peto! Non sono rare le creazioni popolari che si basano su elementi così vistosamente corporei, quasi rabelaisiani (tanto per fare un paragone letterario). Nella cultura popolare il peto è visto non tanto come un atto volgare, ma piuttosto come qualche cosa che viene fuori all'improvviso. Nel mondo contadino si dice infatti che il fungo è un peto della terra: in lombardo la vescia è pett o petton de loff, come se il lupo (loff) producesse simili risultati. Le chiacchiere che vengono fuori copiose sono state dunque omologate al concetto popolare che si diceva.


Download XMLDownload textParagraph viewSentence view