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Belle pagine dagli zingari

Language columnIl paroliere
AuthorTullio De Mauro
Date 21 gennaio 1990

Fra le molte remore che hanno ostacolato in Italia il cammino dei disegni di legge sulle minoranze etnico-linguistiche c’è anche la diffidenza verso gli zingari. Fra le tredici minoranze di antico insediamento presenti oggi in Italia ci sono alcune decine di migliaia di zingari, sia ormai sedentari sia ancora nomadi o seminomadi.

Non amati dalle burocrazie statali, incontrano talvolta ostilità anche fra rappresentanti di altri gruppi minoritari. Soltanto le Chiese, e in specie la cattolica, paiono avere cura e sollecitudine per loro e per il loro stato. In complesso, non sembra dubbio che essi siano la più diseredata e spregiata fra le minoranze.

Per un paradosso tipico della nostra cultura, la più diseredata delle minoranze ha quella che, senza offesa per nessuno, è forse la più bella rivista dedicata a un gruppo minoritario. È la rivista Lacio Drom (cioè Buon cammino) edita dal Centro di studi Zingari, via dei Barbieri 22, 00168 Roma.

Essa si regge sul contributo di circa duemila abbonati dal punto di vista finanziario (l’abbonamento costa 17mila e 500 lire e si può versare sul ccp 46977005 intestato a Lacio Drom Centro studi Zingari). Nella sostanza si regge per l’opera intelligente e appassionata della direttrice, Mirella Karpati, e di monsignor Bruno Nicolini, che hanno fatto della rivista un punto attivo di incontro fra studiosi stranieri e italiani e gli zingari stessi. Oggi la rivista compie 25 anni e dedica il suo sesto fascicolo, 1989, a un prezioso indice degli studi, documenti, interventi e cronache pubblicati in un quarto di secolo.

IPSE DIXIT

Le decisioni prese da diversi partiti dell’Est di cambiare il loro nome e le discussioni dei comunisti italiani su questo stesso tema, hanno riproposto su grande scala antiche questioni. Basta cambiare nome per essere o farsi diversi? Il vecchio Chi l’ha detto di Fumagalli (editore Hoepli) è sempre prezioso per rivestire di citazioni autorevoli le diverse risposte in tenzone.

Nel comunicare, lo dice la parola stessa, vince quell’equilibrio di forze diverse, di diversi bisogni che riesca a farsi comune. E questo accadimento è frutto del maturare di convergenze tra innumerevoli scelte e intendimenti individuabili.

Delibere, scelte e comportamenti d’una sola fonte, per quanto autorevole, non bastano se non trovano consenso nell’uso comune. In questo senso (ma solo in questo senso) è giusto ripetere il detto Caesar non supra grammaticos, cesare non vince i grammatici, con l’avvertenza che grammatici siamo tutti e tutti insieme. Come ricorda Gaio Svetonio Tranquillo, anche il potente Tiberio, una volta che aveva usato un grecismo in latino, si sentì dire da un grammatico: tu, Cesare, puoi dare cittadinanza alle persone, non a una parola, Tu Caesar civitatem dare potes hominibus, verbo non potes. Ma, poi, i grecismi invasero il latino.

VOCABOLARIO

Fotolografo. L’olografia (la parola è registrata nei vocabolari italiani nella nuova accezione dal 1970) sta diventando una tecnica diffusa. Nasce una nuova professione: quella del fotolografo, cioè dell’esperto nella riproduzione tridimensionale di oggetti a mezzo del laser. La parola, con altri neologismi professionali, è reperibile nell’articolo Professione matricola di Roberto Di Caro L’Espresso, 1 ottobre 1989). Non c’è traccia, per ora, dei potenziali ovvi derivati.

USI E ABUSI

Grand Attractor. Abbiamo qui a due riprese segnalato l’espressione inglese Great Attractor e il suo claco italiano Grande Attratore per denotare il punto di convergenza di movimenti a scala cosmica dei moti di una parte delle galassie a noi note. Dalla stampa di alta divulgazione le espressioni sono ora passate in quella quotidiana, condite di varie imprecisioni e dell’enfasi con cui il nostro giornalismo accompagna spesso le notizie astronomiche. Qualche giornale (Il Messaggero, 13 gennaio) anche la forma Grand Attractor: uso o abuso?

Discutendo di vita e di scuola

Dal 22 al 25 febbraio, all’Ergife Hotel Palace di Roma la Nuova Italia di Firenze organizza un altro dei suoi grandi incontri nazionali sulla scuola. Il tema cui il convegno si intitola è una scuola per tutta la vita: nella seduta di apertura, presieduta da Natalino Sapegno, sarà tratteggiato nei suoi profili essenziali da Sergio Piccioni, Carlo Bernardini e Benedetto Vertecchi.

Il 23 e il 24 in sedute parallele un fitto seguito di relazioni tratterà dei saperi, del curricolo per tutta la vita, della scuola. Il 25 le conclusioni delle varie sezioni e la relazione finale di Aldo Visalberghi su tradizione e innovazione nell’impresa educativa.

Numerose relazioni riguarderanno questioni anche linguistiche: di Pietro Ingrao, su società multietnica e formazione culturale, di Antonio Thiery, su linguaggi della didattica, di Raffaele Simone, su scambiarsi, accrescere e ricordare le conoscenze.

Il coordinamento organizzativo è curato da Dina Talocci, presso la Nuova Italia di Roma. La partecipazione al convegno è gratuita. Il Gabinetto del ministro dell’Istruzione ha promanato una circolare che concede l’esonero dall’insegnamento al personale docente della scuola che partecipi al convegno.


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