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Tanti libri sulla lingua

Language columnIl paroliere
AuthorTullio De Mauro
Date 14 maggio 1989
NewspaperL’Espresso
Publication placeRoma
Publication countryItalia
Page178
Column1-4

Perché tanti libri di storia? Perché tanti di fisiologia? E di giardinaggio o di filosofia? Le risposte, se qualcuno le desse, rischierebbero di finire in una nota rubrichetta di Cuore.

Ma nessuno le , perché saggiamente queste non angosciose domande vengono schivate. Invece si riaccende di continuo la disputa sul come e perché mai si pubblichino tanti libri di linguistica.

Ora prova a riattizzarla Alberto Sobrero in un commento apparso nel n. 2 di Italiano e oltre, la rivista di Raffaele Simone (La Nuova Italia).

Sobrero ha ragione nel lamentare che in un proposito ci sia un gran bla-bla. Per tentare di arginarlo ci si potrebbe chiedere non più «perché tanti libri di linguistica?», ma piuttosto: «E perché tanto stupore per i molti libri di linguistica?».

In altri paesi, di più alto livello educativo del nostro e raggiunto da assai più tempo, e con una più ricca e articolata organizzazione della ricerca universitaria, della formazione degli insegnanti e dell’addestramento scolastico al linguaggio, l’attenzione sistematica a linguaggio, lingue, stile è cosa già sette e ottocentesca. In Usa, Francia, Germania, Regno Unito vi sono grandi case editrici che pubblicano unicamente o quasi linguistica.

È anomalo, dunque, non che appaiano molti libri di linguistica, ma che ciò avvenga da venticinque anni soltanto (non da due, come par credere Sobrero) e, rispetto ad altri paesi, in misura ancora modesta.

IPSE DIXIT

C’è un libro di John Langshaw Austin classico per i linguisti e i filosofi: How to do things with words, come far cose con le parole. Ora, bisognerebbe invertire le parole del titolo. Dinanti al dramma dell’Aids, il ministro francese della Sanità, Claude Evin, ha deciso di lanciare una campagna che fa appello agli strati più profondi e primitivi della nostra capacità di comunicare.

Miliardi saranno investiti perché giornali per giovani, per donne e per omosessuali pubblichino gli spot di cui ora dirò, ma anzitutto comunichino il nocciolo del messaggio: lettrici e lettori troveranno incartato nei giornali un preservativo.

Un tipo più avanzato, ma pur sempre arcaico di comunicazione è quello su cui si incentra lo spot principale della campagna concepita da Evin. È la comunicazione che fa appello alla forza etimologica delle parole: «Le préservatif préserve. De tout, de tout sauf de l’amour», «Il preservativo preserva. Da tutto, tranne che dall’amore». Nemmeno un heideggeriano da strapazzo, di quelli che pseudoetimologizzano tutto, poteva fare di meglio.

Auguri, naturalmente, a Monsieur Evin. Anche se con dubbi, e con la memoria di certi dialoghi tra il Granduca e il grande Bertoldo: «Attendano gli attendenti, corrano i corrieri, ammirino gli ammiragli».

VOCABOLARIO

Etnoversificazione. Julia Kristeva ha ragione quando spiega che andiamo incontro a un processo di intarsi regionali entro le grandi aree nazionali del mondo. Le fortune del prefisso etno-, meno impegnativo di aggettivi tanto connotati come nazionale e popolare, sono parallele a questo processo (poco o niente previsto dai tuttologi di pochi anni fa). Nel bel libro di Alberto Maria Cirese, Ragioni metriche (Sellerio, 1989), accanto a etnostilistica della versificazione, il neologismo indica lo studio demologico dei versi popolari.

USI E ABUSI

Armadiatura. Sono molte le lettere di cortesi lettori e lettrici a questa rubrica. Accanto a quelle gentilezze (e qualcuna di vivace dissenso), sono poche quelle che colgono l’occasione di costruire dal basso un quadro plausibile di usi incerti, sfrangiati tra classi e aree del paese. Per indicare l’insieme d’armadi d’un ambiente armadiatura è comune a Roma, tra architetti e falegnami. La parola (manca nei lessici) è di buon conio. Si usa anche altrove? La risposta al vostro buon cuore.

Un congresso per capire come parliamo

Il XXIII congresso internazionale di studi della Società di Linguistica Italiana si svolgerà a Trento e Rovereto dal 18 al 20 maggio prossimi con un calendario fitto di lavori (per altre informazioni: Lidia Dal , presso Università di Trento, tel. 041.881709).

La prima giornata affronterà un tema locale, le forme e i modi del procedere dell’italianizzazione nella regione trentina dall’età del Principato a oggi, e un tema crossculturale: il confronto tra il caso italiano e i processi di omogeneizzazione e standardizzazione linguistica in altre aree europee. La seconda giornata in una tavola rotonda presieduta da Carlo Dionisotti tratterà dei rapporti tra storia della lingua e storia linguistica italiana e, poi, dell’acquisizione dell’italiano da parte delle comunità immigrate. Punti particolari saranno discussi nell’ultima, densa giornata.

Durante il congresso l’assemblea provvederà a rinnovare le cariche sociali e pare ormai certo che alla presidenza della Sli sarà chiamato Alberto Sobrero che succede a Gaetano Berruto.


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