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Il saluto di Cossiga è stato dimenticato

Language columnIl paroliere
AuthorTullio De Mauro
Date 9 ottobre 1988
NewspaperL’Espresso
Publication placeRoma
Publication countryItalia.
Page167
Column-

Come si ricorderà, nell’agosto scorso, Francesco Cossiga doveva andare a Merano. Sconsiderati neonazisti minacciarono attentati. Il Presidente allora rinunziò al suo viaggio. Fonti ufficiali italiane, nel condannare le minacce, in quei giorni hanno affermato che l’atteggiamento dell’Italia verso le minoranze linguistiche è esemplare. Questo, purtroppo, non è vero.

Non è vero del tutto nemmeno sul Sud-Tirolo o Alto Adige che sia, dove l’Italia si è lasciata indurre a statuire un regime di segregazione reciproca, di doppio e triplo apartheid fra le tre componenti etnico-linguistiche della provincia. È quasi vero nella Valle d’Aosta, dove è tutelato l’uso del francese, ma non il patois francoprovenzale. Ed è falso per gli sloveni di Udine, per i tedeschi e i ladini fuori della provincia di Bolzano, per i provenzali, i friulani, i serbocroati, i catalani, i sardi, i neogreci, gli albanesi, gli zingari: insomma per la maggior parte dei due milioni e mezzo di cittadini italiani che come lingua nativa parlano non l’italiano o un dialetto dell’italiano, ma una lingua o il dialetto d’una lingua diversa.

Nel suo discorso di insediamento, Francesco Cossiga rivolse un saluto a questi cittadini italiani d’altra lingua. La classe politica non ha avuto la sensibilità di avvertire l’invito implicito nel solenne saluto: attuare, dopo quarant’anni di rinvii, l’articolo 6 della Costituzione che prevede per tutte le minoranze linguistiche una legge generale di tutela. Di esemplare, nella faccenda, c’è solo la negligenza.

IPSE DIXIT

Alla fine del recente Gran Premio di Monza, dopo la vittoria delle Ferrari, esultavano piloti e tifosi. Esultava anche Vittorio Ghidelle, amministratore delegato della Fiat Auto e da poco presidente della Ferrari, dai giornali definito «uomo di punta dell’imprenditoria italiana».

Altri sono più favorevoli a uno stile allusivo o blasé. Ghidella è per l’oratio recta. A chi gli chiedeva commenti sui piloti della Ferrari ha pubblicamente detto, con impeto: «Questa gente si è giocata le palle e il culo su questa rinascita».

Gli studiosi di sociologia del linguaggio devono essere grati al presidente Ghidella, oltre che come sportivi e patrioti, anche per un altro motivo. Ghidella segna una svolta nelle costumanze, linguistiche nostrane. È passato il tempo in cui l’esule Umberto II di Savoia, sentendo una signora prorompere in un «Oh cazzo», secondo autorevoli testimoni «ebbe un sobbalzo».

Un tempo palle, cazzi e culi stavano solo nei discorsi della povera gente. Ora «secol si rinnova», e queste parole le possiamo trovare in bocca anche alla crème della nostra classe dirigente, e in pubblico. Oltre che, come forse già in passato, nella più segreta intimità. VOCABOLARIO

Green. Da qualche anno la parola è stampigliata o stampata su scatole di scarpe e in vetrine e si sente dire da distinti commessi che consigliano e, a volte, dissuadono. Certo non è il green per campo da golf registrato da Zingarelli e Devoto-Oli. Operatori del settore non hanno dubbi: è il green nel senso di giovanilmente fresco e vigoroso, comune in inglese, e non in italiano per verde che, detto di abbigliamento e simili, può evocare memorie di balletti omosessuali o ricorda gli ecologisti. Ci sono interpretazioni migliori?

USI E ABUSI

Tragedia. Nel gennaio 1987, in Sapere, un pilota spiegò il male che si fa quando si presentano gli incidenti aerei come «tragedia dell’aria», «tragica fatalità» e simili. Il fatto invece è che nei voli la sicurezza viene dopo i profitti delle compagnie. Il rapimento e lo stupro d’una ragazza inglese e l’assassinio del suo amico sono stati dati da Stampa e Unità col titolo tragedia. In Puglia però non c’erano Erinni Fato, ma alcuni delinquenti favoriti dal numero e dalla mascalzonaggine maschile nazionale.

Insegnanti, tutti a Babele

Teach Yourself è il titolo d’una fortunata collana per l’apprendimento delle principali lingue del mondo edita dalla English Universities Press. Lo stesso motto ispira anche la politica ministeriale per quanto riguarda l’insegnamento delle lingue straniere nella nostra scuola? Più volte, anche da questo settimanale, si è chiesto un piano nazionale d’aggiornamento per risollevare le sorti di questo settore, ma invano.

Così, ora, gli insegnanti fanno da . Il Centro di iniziativa democratica degli insegnanti di Firenze organizza dal 17 ottobre al 16 dicembre un corso (Invito a Babele) su lingua e lingue straniere (informazioni, 055-244168). C’è il patrocinio del provveditore di Firenze, il quale, purtroppo, non è il ministero.


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