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Trasparenza sei meglio di glasnost

Language columnBada come parli
AuthorSalvatore Claudio Sgroi
Date 28 gennaio 1989
NewspaperLa Sicilia
Publication placePalermo
Publication countryItalia
Page3
Column3-6

II prestito linguistico è certamente la forma più appariscente, alle orecchie (e agli occhi) del parlante comune, dell'influsso di una lingua (L-l) su un'altra (L-2).

L'aspetto esotico del prestito integrale è infatti legato alla forma esterna fonico-grafica del termine della L-1, ovvero al suo significante. Il prestito integrale di una lingua è cioè un "segno" che si trasferisce globalmente nella L-2, nella sua duplice componente di significante e di significato. Gli esempi sono ovvi: pasdaràn, perestrojka, glasnost, gay, mujaheddin, intifada... La sua vistosità ne spiega anche la vulnerabilità agli occhi dei puristi.

Una forma invece più sottile e camuffata di contatto linguistico è costituita dai casi tecnicamente noti come "calchi". Si tratta cioè di parole già presenti nella L-2, ma che per influsso di una L-1 assumono un nuovo significato. La forma fonico-grafica è quindi tutta indigena, mentre esotica (e più difficile da identificare) è la faccia noscosta del segno, cioè il suo significato. I calchi (o prestiti semantici) sono inevitabilmente indizio di maggiore stabilità e vitalità del contatto linguistico, in quanto perfettamente inseriti nella struttura semantico-lessicale della lingua. La vitalità dei calchi è ulteriormente rafforzata dai loro usi estensivi, in ambiti diversi da quelli indicati dal significato originario (etimologico).

È questo il caso, ci sembra, di trasparenza (e trasparente), adoperato all'inizio come traducente del russo glasnost (cfr. «Bada come parli» 12-XII-87). Non solo il prestito integrale glasnost sta perdendo (o ha perduto) terreno rispetto al suo equivalente italiano trasparenza, ma il riferimento alla nuova politica gorbacioviana si è via via attenuato fino a diventare del tutto implicito, e risultare quindi azzerato nella coscienza del parlante comune. Una traccia di tale valore originario è destinata, probabilmente a restare solo nei dizionari futuri dell'italiano.

Quali sono dunque i nuovi ambiti d'uso nella lingua (almeno dei quotidiani) occupati dal termine trasparenza? Un primo trasferimento, quasi scontato, si realizza nel dominio politico, passando dalla situazione russa a quella italiana. Troviamo cosi la trasparenza come imperativo di vigilanza contro le infiltrazioni della mafia nelle istituzioni dello Stato: «"Trasparenza antimafia"/ le proposte fatte dal Pci» («La Sicilia» 18-XII-88, p. 12); e nell'occhiello: «Confronto con Rino Nicolosi sulla gestione degli enti locali». Con riferimento alla giunta del Comune di Catania, guidata dal sindaco Enzo Bianco, «la Repubblica» (24-IX—88, p. 7) così esordisce ammiccando (nel sommario): «Al professor Cazzola un assessorato alla "trasparenza"».

Sul versante della storia politica c'è invece la esigenza della trasparenza storiografica. Alla domanda del «Corriere della Sera» (26-11-88, p. 2) «Perché il Pci ha tanta paura di aprire l'archivio 1943-56?» la risposta (nel sommario) è che «La trasparenza su questo periodo è indispensabile per un giudizio storico e non moralistico sulle opere e i giorni di Togliatti ai tempi di Stalin».

Dal linguaggio storiografico il successivo passaggio è a quello economico. È la volta infatti della trasparenza bancaria. Si vogliono rendere più chiari i rapporti tra banche e clienti riguardo alle condizioni di accesso al credito e quindi al diritto di recesso al variare dei costi e dei tassi praticati ai clienti. «Trasparenza bancaria/ esecutivo perplesso sulla proposta Visco» («la Repubblica» 17- VI-88, p. 41). «Più trasparenza sui conti correnti/ l'Abi aumenta i diritti del cliente» («La Stampa» 26-X-88, p. 12); «Tempi lunghi per la legge sulla trasparenza bancaria» («la Repubblica» 28-X-88, p. 46). Stando al «Corriere della Sera» (28-X-88, p. 14), la trasparenza per eccellenza sarebbe quella bancaria, tanto che se ne può omettere la specificazione: «Sulla trasparenza è scontro Dc-Psi», anche nell'occhiello («Presentata una nuova proposta»). Al binomio trasparenza bancaria fa eco il composto nominale (con cancellazione della preposizione «delle») trasparenza banche: «Trasparenza banche/ martedì si riparte/ Ma la legge è lontana» («la Repubblica» 3-XI-88, p. 46).

Dalla trasparenza bancaria è agevole il passaggio nel campo delle assicurazioni con la trasparenza assicurativa: «La polizza vita rende il 12%/ ma è ancora poco trasparente» («la Repubblica» 30-XII-88, p. 35).

Ancora nell'ambito economico sociale il «Corriere della Sera» (23-IV-88, p. 23) mira a rendere le «Pensioni trasparenti» grazie all'iniziativa di «Un filo diretto per capire i segreti dell'Inps».

Un ulteriore dominio semantico è quello della trasparenza fiscale dei politici, riguardo ai loro redditi annui e alle spese elettorali sostenute, prevista da una legge del 1982 e regolarmente disattesa: «Trasparenza in ritardo» («Corriere della Sera» 28-VIII-88, p. 24) e nell'occhiello: «Disattesa la legge sullo stato patrimoniale dei politici».

Nel settore industriale non è mancato neppure l'auspicio di una maggiore «Trasparenza nel rapporto imprenditore-istituzione» («La Sicilia» 4-XII-88, p. 11).

Naturalmente la trasparenza concorsuale sembra quasi d'obbligo in un Paese come il nostro: «Concorsi e "trasparenza"» («La Sicilia» 12-III-88, p. 18), a proposito della legge del 12-2-88 n. 2 per accelerare le procedure dei concorsi ai fini dell'assunzione del personale.

E infine (ma la lista è aperta) chiudiamo con la trasparenza della Sip. In realtà ancora insufficiente (come in tanti altri settori dell'informazione e della vita del Paese), se si continua a preferire l'esotico glasnost: «Bollette alla luce del sole/ E alla Sip arriva la glasnost» («la Repubblica» 1 l-VIII-88, p. 21).

Salvatore Claudio Sgroi


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