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Reimpariamo le lingue

Language columnBada come parli
AuthorSalvatore Claudio Sgroi
Date 27 agosto 1989
NewspaperLa Sicilia
Publication placePalermo
Publication countryItalia
Page3
Column4-5

Com'è noto, il curriculum di studi degli studenti dei corsi di laurea in lingue e letterature straniere delle nostre facoltà universitarie rimane ancora fortemente orientato in senso letterario.

Si predilige cioè lo studio della letteratura e della critica letteraria rispetto alla lingua, la cui competenza è solitamente di tipo strumentale e pragmaticistico. È raro cioè che lo studente abbia anche della lingua straniera una competenza di tipo «teorico». Egli cioè non sa molto su cos'è la struttura di una lingua, su come funziona un'idioma, su quale sia la sua variabilità legata a fattori storici, geografici, situazionali, sociali e così via. La competenza linguistico-comunicativa della lingua-2 dello studente di Lingue raramente è affiancata da un'adeguata competenza metalinguistica di tipo descrittivo, storico, sociolinguistico eccetera.

Del resto è solo da qualche anno, e non per tutte le lingue, in tutte le facoltà che lo studente di Lingue ha l'obbligo o la possibilità di seguire un corso di storia della lingua straniera e di specializzazione.

D'altra parte, queste carenze non valgono solo per le lingue straniere, ma anche per la lingua nazionale.

Quanti corsi di «Linguistica italiana» sono stati istituiti nelle nostre università. Ogni facoltà di Lettere può forse garantire la presenza di un corso di storia delia Lingua italiana? Certamente la mancanza di una pianificazione generale degli studi universitari, linguistici e non, in funzione di una professionalità adeguata di un corpo docente delle scuole secondarie, spiega lo scarto tra le attese, peraltro legittime, dei «Nuovi (si fa per dire) programmi» della scuola media del 1979 e quelli più recenti della scuola elementare del 1985 da un lato e dall'altro la preparazione professionale dei nostri insegnanti.

Che dire poi del fatto che per l'insegnamento della lingua straniera nelle scuole elementari non è affatto obbligatorio il possesso di una laurea in Lingue e letterature straniere, ma è sufficiente un'auto-certificazione della competenza delta lingua straniera del maestro stesso? Come tentativo di rinnovamento di questo quadro desolante dell'insegnamento delle lingue straniere in Italia, le Edizioni «II Mulino» hanno inaugurato qualche anno fa una originale (e per ora unica da noi) collana di «Introduzioni allo studio delle lingue straniere». Essa è destinata soprattutto agli studenti di lingue e letteratura straniera, ai professori di lingua, e naturalmente a tutti i cultori di lingue feconde.

Fino ad ora sono apparsi tre agili manuali (circa 300 pagine ciascuno), dedicati rispettivamente alla lingua francese a cura di Charmaine Lee (1987), alla lingua tedesca a cura di Federico Albana Leoni e Elda Morlicchio (1988) e alla lingua inglese a cura di Thomas Frank (1989). Il taglio di ogni volume è quello del manuale ampiamente informativo, critico, saggiamente eclettico sui vari temi e problemi relativi alla lingua, con adeguato supporto bibliografico. Così il manuale di Frank, dopo un breve capitolo sulla diffusione de «L'inglese nel mondo», dedica ben 140 pagine a «La struttura dell'inglese moderno», relative a fonologia, ortografia, morfologia, sintassi, lessico e pragmatica.

Quasi 60 pagine che riguardano invece «La variazione diacronica»: uno schizzo di storia linguistica dall'antico inglese attraverso il medio inglese all'inglese moderno. Un po' meno di cinquanta pagine sono consacrate a «La variazione diatopica», cioè alte lingue standard e ai «dialetti» in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e in altri Paesi anglofoni. In una ventina di pagine si affronta «La variazione diastratica», cioè i dialetti sociali d'Inghilterra e d'America compreso l'inglese dei negri americani. L'ultimo capitolo (di S. La Rana) riguarda infine «La lingua inglese in Italia».

Strutturati in modo analogo sono i volumi sul francese, sul tedesco, sopra ricordati. Il testo di Thomas Frank è un'introduzione allo studio della lingua inglese dal punto di vista della lingua inglese. Manca, quindi, un capitolo sulla linguistica contrastiva inglese-italiana (che conta vari titoli a livello di fonologia, di grammatica e di vocabolaristica di lingue). E manca pure un capitolo di glottodidattica dell'inglese. Ma si tratta in fondo di due assenze non rilevanti in un manuale ricco di oltre 500 riferimenti bibliografici.

Salvatore Claudio Sgroi


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