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Anche il vocabolario teme l'atrazina

Language columnBada come parli
AuthorSalvatore Claudio Sgroi
Date 21 gennaio 1989
NewspaperLa Sicilia
Publication placePalermo
Publication countryItalia
Page3
Column3-6

«Atrazina» è un termine «oscuro» (anche etimologicamente), venuto alla ribalta della stampa nazionale, che solo il contesto adeguato può chiarire, evitando al lettore la necessità di ricorrere al dizionario. Un ricorso questo, ahimè!, destinato a rimanere non soddisfano dai soliti dizionari (Garzanti, Zingarelli, Dir, eccetera) e neppure dall'enciclopedico «Vocabolario della lingua italiana» del Duro (in 5 volumi) dal «Lessico Universale Italiano» (in 27 volumi). Ma questa volta l'assenza nei vocabolari italiani è ampiamente giustificata, trattandosi di un termine specialistico e di origine straniera, proprio della chimica organica, approdato da poco nel linguaggio comune.

II solo repertorio in cui c'è stato possibile reperirlo è infatti il «Dizionario Enciclopedico Scientifico e Tecnico inglese-italiano italiano-inglese» di Mc Graw-Hill e Zanichelli, edito da Zanichelli nel 1980, Peraltro la parola appare solo nella sezione inglese-italiano nella forma «atrazine» La voce «atrazina» e invece assente sia come traducente italiano che come lemma autonomo nella sezione italiano-inglese. L'equivalente italiano dell'inglese «atrazine» registrato è infatti un lungo composto «II-cloro-IV-etilammino-VI-isopropilammino-F-triazina», seguito dalla formula C8H14N5CL (la cui interpretazione lasciamo volentieri ai chimici). Va qui subito ricordato che la nomenclatura chimica, scientificamente stabilita alla fine del Settecento con Lavoisier, è strutturata grazie ad un sistema univoco di prefissi e suffissi, garantito attualmente dalla Iupac (ovvero «International Union of Pure and Applied Chemistry»), che rende trasparenti e motivati (per gli specialisti) ì termini. Soddisfacendo in tal modo un principio di economia linguistica, il vocabolario chimico, anziché avere un milione e mezzo circa di termini distinti mediante significanti globalmente diversi, si basa su un numero notevolmente inferiore dei significanti variamente combinabili.

Nel commento-parafrasi che accompagna in inglese il termine «atrazine» più che la parte strutturale-descrittiva («cristalli bianchi con un punto di fusione 173-175° C;»), importa per l'utente comune l'indicazione della funzione dell'atrazina («usato come erbicida per il controllo delle erbacce del grano, del sorgo e di alte colture»). L'atrazina e infatti un diserbante (o pesticida o erbicida), sintetizzato per la prima volta negli Anni 60. L'ambito strettamente specialistico del termine è indirettamente comprovato dalla sua assenza nei dizionari generali inglesi ed americani.

Dal confronto con altre voci della terminologia chimica, quali «azina», «ìdrazina», «triazina» e pure «atranorina» (presenti per esempio nel Devoto-Oli illustrato) possiamo individuare ì «pezzi» (o morfemi) di cui è composto il nostro termine «-ina» è infatti il suffisso chimico indicante un'ammina; «Az» è la prima parte della parola «azoto», «atr—» è infine il latinismo da «ater», «atra», «atrum», «nero».

I contesti in cui c'è capitato di trovare, scorrendo le pagine dei quotidiani, il termine «atrazina», sono solitamente illuminanti. Cosi «La Repubblica» (31-12-1988, p. 16) titola un suo pezzo «Due ministri accusano "L'acqua all'atrazina è colpa delle Regioni"», e nell'occhiello «Due lettere di Ruffolo e Donat Cattin: "Troppi erbicidi"», mentre nella didascalia di una foto «I tecnici esaminano ì contenitori dell'atrazina». Nello stesso giornale di qualche giorno dopo (5-1-1989, p. 20), si leggeva «Acqua all'atrazina, la Cee ci processa. Lombardia, 41 Paesi inquinati»; e nel corpo dell'articolo «L'organizzazione mondiale della sanità ha stabilito la soglia di tolleranza di atrazina in due microgrammi per litro d'acqua», ma per la Cee è di 0,0001.

II termine è apparso anche con funzione di determinante nel composto nominale «emergenza-atrazina», costruito a destra con cancellazione della preposizione («della») nella frase sottostante «Rifornimento in piazza durante l'emergenza-atrazina» (La Repubblica 5-1-1989, didascalia p. 20). E anche nel costrutto «Allarme atrazina» («A tre anni dal momento in cui l'allarme atrazina ha fatto la sua apparizione sulle prime pagine dei giornali, le Regioni interessate non hanno ancora messo a punto i provvedimenti necessari» («La Repubblica» 18-1-1989, p. 19).

II passaggio da «termine» (scientifico» a «parola» (comune) di «atrazina» è immancabilmente segnato dal suo uso metaforico, indizio significativo della sua vitalità Cosi nell'articolo di Giorgio Bocca: «C'è un nuovo veleno l'atrazina burocratica» («La Repubblica 14-1-1989, p. 11»).

Se da un lato l’atrazina e definita positivamente un «fitofarmaco» (altro composto col dotto prefisso greco «fito-» «pianta»), cioè «sostanza usata per favorire lo sviluppo e curare le malattie delle piante» (Garzanti), dall'altro pero essa finisce con l'uccidere l'uomo «L'atrazina ha effetti cancerogeni» avverte «La Repubblica» (12-1-1989, p. 21). Nello stesso quotidiano i Verdi gridano che «Non è più possibile che quattro milioni d'italiani continuino a bere acqua all'atrazina» (18-1-1989, p. 19). E non mancano di rilevare che «L'atrazina è quasi una esclusività italiana perché la monocoltura cerealicola nella Valle Padana mais e riso richiede un uso massiccio» (12-1-1989, p. 21).

Si faccia dunque «La guerra ali atrazina» (La Repubblica 11-1-1989, p 19) in nome del bene supremo della salute pubblica, eliminandola dall'acqua, senza avere timore di introdurla nei dizionari generali della lingua.

Salvatore Claudio Sgroi


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