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La sappiamo più lunga del vocabolario

Language columnBada come parli
AuthorSalvatore Claudio Sgroi
Date 16 aprile 1988
NewspaperLa Sicilia
Publication placePalermo
Publication countryItalia
Page3
Column3-6

Ogni dizionario è un po’ come una foto che illustra la competenza lessicale (in parte anche fonologica e morfo-sintattica) della lingua di una comunità di parlanti.

La lingua in quanto strumento di comunicazione di milioni di utenti non è naturalmente una realtà statica. Essa si trova piuttosto in un processo di inarrestabile evoluzione determinato dai continui bisogni espressivi e comunicativi della comunità. Se questa è la condizione essenziale per il funzionamento di un qualsiasi strumento linguistico, si capisce come nessun dizionario, per ampio che esso sia, potrà mai registrare tutti i vocaboli e tutti i significati, presenti e passati, della lingua di una comunità. La nostra «foto» per particolareggiata che sia, risulterà sempre «parziale» e sfasata nel cogliere e descrivere gli usi lessicali di una lingua.

I dizionari di oggi cercano di dar conto di ogni aspetto della multiforme realtà di una lingua. Registrano quindi non solo parole del patrimonio letterario, ma anche le voci dell'italiano parlato, formale e informale, i dialettismi, i termini dei linguaggi settoriali, le parole straniere, ecc. In virtù di tale dinamismo immanente nella lingua e delle diverse opzioni teoriche, metodologiche e tecniche dei lessicografi, l'utente non può aspettarsi di trovare il dizionario della lingua. Ma piuttosto dovrà guardare ai vari dizionari della lingua, tutti inevitabilmente incompleti, deficitari e nello stesso tempo variamente complementari.

Ineliminabile rimane peraltro l'aspetto paradossale e tautologico di qualsiasi dizionario. L'utente può infatti capire le parole solo se già ne conosce... il significato. Le parole (la lingua-oggetto) vengono definite con altre parole (definizioni ed esempi; il metalinguaggio) secondo un processo che va all'infinito. Ci devono infatti essere delle parole «primitive» non definibili, il cui significato bisogna che sia già noto al lettore.

L'attuale stagione lessicografica dell'italiano sembra attraversare una fase particolarmente feconda. La tipologia dei dizionari è assai varia: sincronici, storici, etimologia, generali, speciali, mono-bi- e plurilingui, selettivi, dialettali ecc.

Non ci soffermiamo qui sulle opere in più tomi come il Dizionario enciclopedico italiano (14 voll.) con 260.000 lemmi, il Lessico Universale Italiano (27 voll.), il Vocabolario della lingua italiana a cura di A. Duro (4 voll., di cui 2 in stampa) con 150.000 lemmi, rutti editi dall'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, o il Nuovo vocabolario illustrato della lingua italiana di G. Devoto-G. C. Oli, Selezione dal Reader's Digest-Le Monnier (2 voll.) con 150.000 lemmi.

Ci limiteremo invece qui a ricordare alcuni dizionari generali in un volume, accennando a qualche tratto, a nostro giudizio, caratterizzante. Ultimo uscito è il DIR, ovvero Dizionario italiano ragionato, a cura di A. Gianni e L. Satta, D'Anna-Sintesi, 1988, pp. XII-2017, ricco, secondo una nostra stima, di circa 75.000 lemmi. I quali sono organizzati, è questo lo specifico del DIR, per famiglie etimologiche di derivati e composti. L'idea di tale organizzazione non è nuova, visto che è presente almeno nella lessicografia medievale, ma è certamente feconda. Il testo si presta così a utili esplorazioni storiche soprattutto nell'ambito della scuola.

Il Grande dizionario Garzanti della lingua italiana, Garzanti 1987, pp. XV-2272 dichiara 270.000 tra voci, significati e locuzioni. Secondo una nostra stima comprende circa 92.000 lemmi. È ricco di 6.000 citazioni da 200 scrittori. I lemmi sono trascritti secondo l'ortografia corrente, privi cioè di tutti quei diacritici cui fanno ricorso gli altri dizionari. Le informazioni fonologiche sono invece indicate ricorrendo alla sillabazione. È corredato di opportune illustrazioni. Particolarmente preziosi sono i lemmi costituiti da prefissi, prefissoidi, suffissi e suffissoidi. È assai attento nell'indicare la pronuncia, all'italiana e originale, delle parole straniere entrate in italiano. Notevoli le 62 tavole di nomenclatura con ben 27.500 voci, nonché quelle delle 2.600 sigle e abbreviazioni, in appendice.

Il Vocabolario della lingua italiana di N. Zingarelli, undicesima edizione a cura di M. Dogliotti e L. Rosiello, Zanichelli 1983, pp. XVI-2256, dichiara 127.000 voci. È l'unico dizionario a fornire, fin dal 1970, per tutti i lemmi la trascrizione fonematica mediante l’alfabeto fonetico internazionale. Comprende 12 inserti di terminologia sistematica e repertori finali di sigle-abbreviazioni, di locuzioni, di proverbi, di nomi propri, di luoghi d'Italia, degli abitanti d'Italia, e 31 tavole di nomenclatura.

Il Nuovissimo Dardano. Dizionario della lingua italiana, A. Curdo-Thema, 1981-1982, pp. XV-2389, dichiara «circa 100.000 voci analizzate e 300.000 significati». Dotato di illustrazioni, è il solo vocabolario che comprende ben 112 articoli di linguistica «extradizionario» a cura di specialisti vari, oltre a 58 tavole di nomenclatura.

Il Dizionario della lingua e della civiltà italiana contemporanea di E. De Felice e A. Duro, Palumbo 1975, pp. XXI-2221, dichiara «120.000 unità lessicali tra lemmi e sottolemmi, varianti e alterati o derivati, 300.000 significati e accezioni e 600.000 esempi». Esso obbedisce a criteri rigorosamente sincronici, scartando quindi usi decisamente arcaici e ogni informazione di carattere etimologico. Rimane insuperato, a nostro giudizio, per ricchezza e modernità della esemplificazione.

Accanto a questi dizionari, il mercato presenta altri testi, quali il Devoto-Oli (1971) della Le Monnier, il Palazzi-Folena (1974) della Fabbri-Loescher, il Sandron (1976), ecc., anche questi certamente utili per altri rispetti e, come sopra detto, variamente complementari.

Salvatore Claudio Sgroi


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