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L'intifada non è un pranzo di gala

Language columnBada come parli
AuthorSalvatore Claudio Sgroi
Date 15 gennaio 1989
NewspaperLa Sicilia
Publication placePalermo
Publication countryItalia
Page3
Column2-5

Intifada e certamente una delle più recenti parole straniere che hanno fatto il loro ingresso nella lingua italiana grazie ai mass media, e che sembra peraltro destinata a uscirne quanto prima. Inutilmente, quindi, la si cercherebbe nei pur recenti ed attenti dizionari «domestici» come il Garzanti (1987) o il DIR (1988), o anche nell'enciclopedico Vocabolario della lingua italiana a cura di A. Durco (1987 voi. I, dei 5 previsti dall'Istituto dell'Enciclopedia Italiana), e neppure in lessici speciali come il Dizionario del nuovo italiano di C. Quarantotto (1987).

Intifada è un prestito integrale (cioè nel significante e nel significato) derivante dall'arabo. In arabo intifada va pronunciata piana, con a (di fa) lunga e con d cosiddetta enfatica. (Nella traslitterazione la d comporta un puntino sottoscritto, che qui non è possibile riprodurre). Trasferendosi in italiano la lunghezza di a e il tratto enfatico di d vengono naturalmente neutralizzati. La parola è di genere femminile, come indica il suffisso -a. Il plurale è in -at (con a lunga): intifadat.

Il significato di intifada, come chiarisce il Dictionary of Modern Written Arabic del Wehr, è «scuotimento», e quindi «rivolta, sollevazione, insurrezione popolare». Intifada deriva infatti dal verbo nafada che vuoi dire «scuotere». Anche qui nafada va pronunciato sdrucciolo e con d enfatica. Questo tratto consente di distinguerlo dall'altro verbo nafada, sdrucciolo e con d simile al «th» inglese di the, che vuoi dire «penetrare». (Il d andrebbe trascritto con un trattino sottoscritto, impossibile qui da riprodurre). Il suffisso -a di intifada sta ad indicare che si tratta di un cosiddetto «nome di volta», nella terminologia grammaticale araba ism I-marra, reso latinamente con «nomen vicis», a sua volta in inglese «istance noun», in francese «nom d'une fois» e in spagnolo «nombre de vez». Il «nome di volta» è cioè un nome indicante «un ano che ha avuto luogo una sola volta». L'infisso -ti-, tra la prima consonante (n) e la seconda consonante (f) della radice (nafd), sta a indicare il valore riflessivo della parola. La aggiunta (o epentesi) di -i ha invece la funzione di evitare un nesso consonantico (nt) iniziale.

Se questa è la vicenda strutturale del termine arabo, quale è invece la sua vitalità semantica in italiano? L'intifada indica, come è noto, la rivolta dei palestinesi nei territori occupati da Israele, «una lotta per l'indipendenza», come è stata definita, combattuta con pietre e bottiglie incendiarie. La data di nascita ufficiale dell’intifada risale all'8 dicembre 1987. La frequenza della parola è comprensibilmente cresciuta sulla stampa italiana in occasione dell'anniversario dello scorso 8 dicembre. Malgrado la sua opacità semantica il termine non sempre appare esplicita» nei vari articoli che ci è capitato di leggere. La parola è solitamente adoperata con la maiuscola, con valore antonomastico, quasi si trattasse di un nome proprio, l’intifada «per eccellenza» essendo appunto quella dei palestinesi. In un articolo de «la Repubblica» (11/12- XII. 1988, p. 13) si legge infatti: «"L'intifada deve continuare". Appello di Arafat e Gaza si infiamma». E nell'occhiello di un altro articolo: «Misure eccezionali nell'anniversario del primo anno dall'inizio dell'Intifada» («la Repubblica» 10.XII.1988, p. 15). Su «La Sicilia» intifada appare in posizione prolettica, in un enunciato nominale: «Intifada, anniversario col morto» (9.XII.1988, p. 5). In minuscolo invece viene usato su «La Stampa» (5.XI.1988, p. 4): «Un incarico per Sharon. Schiacciare l'intifada»; e così pure su «la Repubblica» (3.XI.1988, p. 2): «"L'intifada continuerà fino al ritiro"».

Accanto al significato di «rivolta» illustrato in questi esempi, il termine intifada assume per estensione anche il valore collettivo di «protagonisti dell’intifada». Così sul «Corriere della Sera» (11.XII. 1988, p. 1): «Arafat all'Intifada "La lotta continua"»; e nella didascalia: «Arafat ha lanciato un messaggio all'Intifada invitando i "i fratelli in rivolta" a continuare la loro rivolta». L'articolo di p. 6 dello stesso giornale ribadisce ulteriormente tale valenza semantica: «Yasser Arafat arringa l'intifada», e nell'occhiello: «Ha chiesto ai suoi di continuare la lotta, ma ha ribadito il diritto all'esistenza di Israele». Anche in un bel servizio del «Venerdì» di «Repubblica» («40 anni di esilio») si incontra lo stesso uso (occhiello, p. 38): «Mentre l'intifada celebra il suo primo anniversario, l'Onu ricorda la nascita dei campi e il dramma di tre generazioni».

Un terzo significato, per ulteriore allargamento semantico, di intifada, fa riferimento ai «capi della rivolta». Così su «La Stampa» (24.XII.1988, p. 5): «L'intifada proclama lo sciopero di Natale», mentre l'inizio dell'articolo esplicita ulteriormente: «II comando clandestino dell’intifada ha proclamato lo sciopero di Natale». A cui fa eco il «Corriere della Sera» (10-.XII. 1988, p. 7): «L'intifada cambia strategia».

Il genere femminile di intifada, mantenuto in italiano per via della finale in -a non è particolarmente evidenziato a causa della normale elisione dell'articolo la. Ma almeno una volta il femminile del nome appare «a tutto tondo», con la forma piena del morfema determinativo, all'inizio di un articolo de «La Sicilia» (8.XII. 1988, p, 2): «La Intifada compie un anno di vita».

Accanto alla forma intifada, decisamente quella più comune, non manca una variante con una esotica h. Così intifadah fa capolino sul «Corriere della Sera» (17.VII.1988, p. 4): «Distruggono le case per spezzare l'intifadah. Così gli israeliani puniscono chi partecipa alla rivolta palestinese». Ed anche nel corpo dell'articolo: «Le macerie delle abitazioni degli attivisti dell’intifadah contro l'occupazione si assomigliano un poco alle migliaia di alberi di olivo sradicati per punizione».

Intifada è una parola che per il suo significato storico dovrà pur lasciare qualche traccia nei futuri dizionari italiani, anche se la dichiarazione di indipendenza, da parte di Arafat, dello Stato palestinese, con la rinuncia al terrorismo e il riconoscimento implicito dello Stato di Israele, lascia (fortunamente) prevedere che il fenomeno (con la parola) intifada debba cadere nel dimenticatoio

Salvatore Claudio Sgroi


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