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Il «viado», la lucciola venuta in Italia dal Brasile ha origini portoghesi: era solo un tenero cerbiatto

Language columnBada come parli
AuthorSalvatore Claudio Sgroi
Date 12 novembre 1989

Tra le lingue che hanno arricchito, pur se non in maniera vistosa, il patrimonio lessicale italiano c'è anche il portoghese nella sua varietà brasiliana. I lettori ricorderanno forse al riguardo «I garimpe(i)ros, poveri cercatori d'oro» («Bada come parli» 9.1.88). Dallo stesso portoghese-brasiliano ci viene ora un nuovo termine, con riferimento al mondo degli emarginati e subalterni: viado, indicante il «travestito, transessuale o trans sudamericano, per lo più brasiliano». La grafica ufficiale del vocabolo è però veado con «e»). Viado (con «i») sembra variante fonico-grafica della pronuncia brasiliana del termine, dominante nella nostra stampa. La parola è assente non solo nei dizionari generali dell'italiano, ma anche nei repertori di neologismi e di termini gergali. L'esempio più antico che possiamo citare è quello del «Corriere della Sera» (21.1.89 p. 34), opportunamente virgolettato: «Manette a un pensionato che sfruttava i "viados"». Il significato della parola, qui non immediatamente trasparente, si coglie solo a lettura dell'articolo, dove ricorre più volte il sinonimo «travestito». Il più recente articolo col nostro termine, sempre nel «Corriere», risale invece al 28.10.89: «Bomboletta ustionante per rapianare un viado» (p. 28). Il più delle volte il significato di viado viene esplicitato nell'occhiello o nel catenaccio. «Viados, retata dopo le proteste», titolava il «Corriere» (3.6.89 p. 39), mentre l'occhiello chiariva il significato del termine: «Diciotto travestiti allontanati (...)». Oppure: «Un racket spietato ricattava i viados» ("Corriere" 16.7.89 p. 22); nel catenaccio: «Arrestati i capi: una transessuale brasiliana e il suo fidanzato italiano», e nell'occhiello: «(...) un centinaio di travestiti». In altri casi a viado si preferisce il sinonimo brasiliano da marciapiede. Così il «Corriere» (27.8.89 p. 24): «Brasiliani da marciapiede nella rete dei carabinieri». O anche transessuale: «Ora i transessuali guardano all'Europa» («Corriere» 15.10.89 p. 11). Etimologicamente il termine viado deriva dal latino natu col valore di «animale ucciso». Il significato primo di viado in portoghese è «cerbiatto». Quello di «transessuale» è invece proprio della varietà brasiliana, come precisa il Novo dicionàrio da lingua portuguesa di Aurelio Buarque de Holanda Ferreira. Il passaggio dal primo significato («cerbiatto») al secondo («transessuale») non è del tutto chiaro. Forse per una (presunta?) attribuzione agli animali di un comportamento dell'uomo. Ma si tratta di un processo metaforico comune con i nomi degli animali. Lo stesso per cui, per esempio, con lucciola si intende anche la «prostituta»: «Arrestata Madame Confort "regina" delle lucciole nere. Gestiva le prostitute africane in Italia» («La Repubblica» 5.10.89 p. 23). Al significato letterale del termine («cerbiatto») si accenna peraltro variamente nel corpo degli articoli. Così: «Viados, retata dopo le proteste» («Corriere» 3.6.89 p. 39), esplicitato con «travestiti» nell'occhiello e con «cerbiatti brasiliani» nel corpo dell'articolo. Ma cerbiatto affiora anche nel sommario. Così: «Ore 2, i viados riconquistano Firenze (...)» («Il Giornale» 12.3.89 p. 15). Nell'occhiello: «Continua la guerra contro i transessuali (...)». E nel sommario: «(...) carenze legislative (...) consentono ai "cerbiatti" di non temere retate fogli di via». Come in casi analoghi, la maggior frequenza della forma plurale viados, pronunciato «veadusc» (con sc di «scena») o (soprattutto in Brasile) «viadus», ne ha favorito la comparsa anche al singolare: un viados. Così nel corso dell'articolo «E l'ingenuo Turi uccide il "viado"» («La Sicilia» 27.8.89 p. 5) per quattro volte è apparsa la forma un viados: «È un viados, un travestito venezolano»; «Ma il "viados" si rifiuta». Viado: prestito di lusso o prestito necessario? Occorrerà ancora attendere per vedere se la presenza nella nostra lingua di viados sia passeggera o duratura.

Salvatore Claudio Sgroi


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