Text view

Modi di dire (e fare) l'amore

Language columnBada come parli
AuthorSalvatore Claudio Sgroi
Date 9 aprile 1988

«Scopiamo insieme», con ai lati la sagoma di due scope, è l'invito imperativo di uno striscione pubblicitario che immancabilmente colpisce sospeso com'è in aria da qualche tempo i catanesi che percorrono il viale Mario Rapisardi.

Il primo significato della frase che corre subito alla mente è (anche per via del determinante insieme) quello sessuale di «facciamo l'amore», maliziosamente sovrapposto a quello più banale (e qui metaforico) di «facciamo pulizia» grazie al disegno delle due scope in dimensioni ridotte.

Catturata così l'attenzione del passante anche più distratto, il resto del messaggio può fornire le altre informazioni commerciali con funzione naturalmente «conativa», cioè di invito al consumo, come tutti i messaggi pubblicitari. Seguono infatti due enunciati nominali, coordinati paratatticamente e preceduti dal nome del negozio: «Per Rinnovo Locale Eliminazione Totale di Tutta la Merce. Sconti da Folli».

La lessicografia italiana, pur nei progressi compiuti in questi ultimi anni, è ancora lontana dagli standard delle più importanti lingue del mondo. In attesa che si completi la pubblicazione del Grande dizionario storico del Battaglia, del Dizionario etimologico di Cortelazzo-Zolli e del Lessico Etimologico Italiano (comprensivo di tutti i dialetti) di M. Pfister, possiamo solo ricostruire alcuni momenti della storia e diffusione del termine.

Diciamo subito che nell'uso attuale l'accezione sessuale di scopare («con un uomo, una donna») ha quasi scalzato quella domestica di scopare («con la scopa»). Sicché si evita per lo più di usare il verbo scopare nel senso di "pulire con la scopa", scopare differenziandosi così nettamente da spazzare. Non a caso il Dizionario italiano illustrato per l'uso essenziale della lingua (SEI 1978) registra spazzare ma non scopare.

Quanto all'origine, l'accezione sessuale di scopare è dialettale, come, sottolineano Panzini 1963, Zingarelli (Zing.) 1970, Dardano (Dard.) 1981- 82, o regionale (Diz. Enc. IT. I960, Lessico Universale Italiano [LUI] 1978), ovvero dell'Italia centrale (Battisti-Alessio 1957), o più precisamente di Roma (Panzini).

Riguardo alle prime attestazioni del termine, P. Zolli in un delizioso volumeto su Le parole dialettali (Rizzoli 1986) fa presente che esso è attestato già nel '600 in un dizionario fiorentino-romano. Dal romanesco (non mancano al riguardo esempi nel Belli) si è diffuso nella lingua nazionale, sembrerebbe soprattutto in questi due ultimi decenni, attraverso i canali del cinema, della letteratura e in genere dei mass-media.

Negli anni '50 era quasi impensabile la presenza di scopare in vocabolari scolastici quali il Palazzi (1957) o il Mestica (1959), dove però non manca lo scopatore segreto papalino.

Scopare è anche assente nella lessicogafia degli anni '60 (Miglorini 1965, Garzanti [Gara.] 1965, Devoto-Oli illustrato [D.O. Ill.] 1967, Passerini-Tosi 1969, De Agostini 1964, Cesana [Ces.]1967). Una illustre eccezione è costituita al riguardo dal Diz. Enc It. (1960).

Scopare, insieme ai derivati scopata, scopatore, scopatrice, comincia invece a far capolino in vari dizionari degli anni '70: Zing. 1970 e Zing. minore 1973, Devoto-Oli (D.O.) 1971 e D.O. minore 1979, Piccolo Rizzoli Larousse (P.R.L.) 1975, LUI 1978.

Ma in altri testi degli stessi anni '70 contina ancora a mancare, probabilmente per ragioni di tabù, così in Nuzzo 1973, Messina 1973, Palazzi-Folena 1974, De Felice-Duro 1975, Sandron 1976.

La sua avanzata si estende ulteriormente negli anni '80. Appare infatti in Dard. 1981-82, Zing. 1983 e Zing. minore 1987, Garz. 1987 e Gara. minore 1984, D.O. ill. 1987, DIR 1988 e perfino nel selettivo Martignon 1987, nonché nei lessici di sinomini di Quartu 1986, Pittàno (Pitt.) 1987, Ces. 1988 (scopata) (non però Gabrielli 1981 e Giocondi 1988).

Un ulteriore aspetto di scopare (e famiglia) riguarda la connotazione sociale del termine, che il buon Panzini definiva «verbo osceno». Negli altri testi la etichetta affibbiata è triviale (Diz. Enc It., D.O. 1971 e D.O. minore 1979, LUI, D.O. ill. 1987), o volgare (Battisti-Alessio, Zing. 1970 e 1983, Zing. minore 1987, Garz. 1987, Garz. minore 1984, Pitt. 1987, P.R.L., Dard.), o anche popolare (Zing. minore 1973, DIR) e perfino (ma stranamente) gergale (Quartu). mancano le etichette doppie: fam.- volg. (Martignon), pop.-volg. (Zing. 1910) o volg.-scherz. (Ces. 1988).

Riguardo alla definizione di scopare, maschiliste sembrano quelle che limitano l'oggetto del verbo alla donna: «possedere carnalmente una donna» (Diz. Enc It.), Martignon e analogamente D.O. minore). Il DIR più oggettivamente precisa: «Detto propriamente dell'uomo, oggi si sente dire anche della donna».

Una leggera forma di tabù sembra poi affiorare nei dizionari che, pur registrando scopare, scopata, omettono l'accezione sessuale di scopatore e scopatrice (Diz. Enc It, Zing. 1970, Zing. minore 1987, Dard., DIR), o non li registrano affatto (D.O., P.R.L., Garz. minore, Martignon, Ces. 1988).

Assente in tutti i testi da noi consultati è invece scopazzare, mentre una signora scopereccia del 1968 è registrata in Quarantotto (1988).

L'uscita del volume con la lettera S del grande Battaglia consentirà di seguire diacronicamente gli usi letterari del termine. Intanto, un piccolo contributo lo possiamo offrire citando un esempio (probabile Papax) di L. Sciascia, autore peraltro castigatissimo, che lo adopera ne Le parrocchie di Regalpetra (1956): «Io so che quello ha una valanga di miloioni, (...) che si scopa le più belle donne di Roma» (Laterza 1964 p. 121).

A cui aggiungiamo un secondo esempio tratto dai «compiti scolastici di una borgata romana», in italiano popolare, pubblicati da Laura Migliorini: «A me il matrimonio mi piace perché ho una moglie bella e perché me la posso scopare» (Bompiani 1975 p. 45-46).

Quanto ai vari sinonimi, ci piace qui ricordare che Sciascia adopera fare l'amore (nel Giorno della civetta) nell'accezione regionalistica di «essere fidanzato, corteggiare, flirtare» e fare all'amore (nel Candido) col significato di «avere rapporti sessuali», con una ricca irradiazione sinonimica.

Salvatore Claudio Sgroi


Download XMLDownload textParagraph viewSentence view