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Peretroika per tutti

Language columnBada come parli
AuthorSalvatore Claudio Sgroi
Date 12 dicembre 1987
NewspaperLa Sicilia
Publication place?
Publication countryItalia
Page3
Column7-8

Da almeno un paio di mesi a questa parte il repertorio delle voci russe entrate in italiano si è arricchito di due prestiti parole-simbolo della politica inaugurata nell’aprile dell’85 dall’attuale segretario Mikhail Gorbaciov (per gli amici «Gorby») , e cioè peretrojka e glasnost.

Il sostantivo femminile peretrojka ha il significato di «ristrutturazione» (a volte «ricostruzione» non semplice «rinnovamento» o «cambiamento») ed è analizzabile (analogamente a «ristrutturazione») in almeno tre elementi. Il prefisso pere- ha infatti il valore iterativo del prefisso italiano «ri-». La desinenza «-ka» indica che si tratta di un nome femminile (al pari della desinenza italiana -azione). la radice stroj- si ricollega al verbo stroit «costruire, edificare (per esempio il socialismo)» (analogamente a struttur- collegato con strutturare). Lo stesso stroj esiste inoltre come parola autonoma maschile col valore di «struttura, organizzazione (per esempio socialista, capitalista)».

La perestrojka indica quindi il processo di ristrutturazione, avviato da Gorbaciov, della società sovietica a livello economico ma anche politico, giuridico eccetera; in breve, una ristrutturazione della struttura (economica) e della connessa sovrastruttura nei suoi diversi risvolti. Rispetto al passato leninista, la perestrojka gorbacioviana si pone in termini non tanto di rottura (quindi non di rivoluzione), ma di profondo rinnovamento, appunto di «ristrutturazione».

Non sembra quindi casuale il richiamo anche linguistico sottolineato dalla comune radice strojt della perestrojka gorbacioviana alla leniniana stroitel’stvo socializma e kommunizma ovvero «costruzione del socialismo e del comunismo» avviata con la rivoluzione d’ottobre.

Quanto all’altra parola-simbolo del nuovo corso della politica sovietica, glasnost’, il significato è «chiarezza», per esempio di un discorso (resa con «trasparenza», a volte «pubblicità», nella maggior parte dei giornali), e quindi «chiarezza nel processo di ristrutturazione». Da qui usi come «processo di glasnost» e anche «Niente glasnost sulle vittime di Stalin». Glasnost è inoltre il nome di una rivista del dissenso, non certo casualmente. Il termine è analizzabile a sua volta in «glas-» e «-nost», analogamente all’italiano «chiar-» ed «-ezza».

Esso si collega con l’avverbio glasno «chiaramente» e con l’aggettivo glasnyj «chiaro», e storicamente non però per il parlante comune, come ci assicurano russofoni nativi con l’omofono glasnyj «vocalico» e col sostantivo glasnaja «vocale», a loro volta derivati dal nome glas «voce».

Dal punto di vista della pronuncia, l’interferenza in italiano rivela che il prestito è avvenuto attraverso il canale della carta stampata anziché il canale orale. La «o» di glasnost non ha infatti affatto la «pienezza» della pronuncia all’italiana della «o», ma in russo sta ad indicare un suono molto vicino alla i atona del siciliano. La voce russa suona quindi qualcosa come glàsnist.

A livello grafico poi la «j» (semiconsonante) di perestroika è sostituita a volte nei giornali con la più comune «i» (vocale) e la «t’» di glasnost’ è sistematicamente semplificata in «t».

La forte pregnanza del prestito russo ha finora avuto la meglio sul traducente-calco «ristrutturazione», a volte pur adoperato, tant’è che Perestrojka è stato scelto come titolo del volume mondadoriano di Gorbaciov. Il volume, già annunciato col titolo provvisorio di «La mia rivoluzione», è stato tradotto (da Roberta Rambelli) non direttamente dal russo ma dall’edizione americana, che ha anch’essa il titolo Perestroika.

Una volta cominciata a circolare nei giornali, la parola perestrojka è andata incontro ad una serie di originali estensioni semantiche. Accanto a «ristrutturazione» («attuazione della perestrojka»), l’accezione più generale è così quella di «politica ispirata al rinnovamento di Gorbaciov» («dalla grande Rivoluzione d’ottobre alla rivoluzione della perestroika»; «Il kamikaze, il martire della perestrojka», «E ora la perestrojka perde una ruota» a proposito delle drammatiche dimissioni di Boris Yeltsin, inaspettatamente promosso subito dopo neoministro; «In Ungheria, il CC del partito sposa la perestroika»).

Vicina a questa è l’accezione di «princìpi ispirati alla politica di Gorbaciov» («Scuola di perestroika sui muri di Mosca»; «La perestroika oltre frontiera» a proposito di un film sulla primavera di Praga).

Ma perestrojka indica anche i protagonisti di tale politica in quanto dirigenti del Cremlino («La perestrojka ignora il Papa» che non viene invitato alle celebrazioni del Millennio della Chiesa russa). «La perestroika armata sfila a Mosca» in maniera più specifica fa riferimento ai gorbacioviani colti nel momento della parata militare per il 70° anniversario della rivoluzione bolscevica.

Ancora, il termine indica a un tempo l’omonimo volume gorbacioviano («La perestroika diventa best-seller. Arriva in libreria il Gorbaciov-pensiero»).

mancano neo-giustapposizioni («I dubcekiani lanciano un appello perestrojka anche nei satelliti»; «Le strategie del teorema perestroika»). E neppure neo-composti («Un editoriale tutto pro-perestrojka»; «Denunciati gli anti-perestroika» sia conservatori che avanguardisti contrapposti ai «tifosi della perestrojka»).

E per finire segnaliamo una «perestrojka alla romana» a proposito del nuovo corso politico del Pci promosso da Achille Occhetto.

La fortuna di (e della) perestrojka e glasnost’ in italiano e nelle altre lingue (non meno che in URSS) appare ancora incerta, ma chissà che i due vocaboli non finiscano magari col diventare, leopardianamente, degli «europeismi»!

Salvatore Claudio Sgroi


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