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Quelö’hobby che vuol dire cavallino

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 31 gennaio 1981

Fra le parole inglesi per le quali non sembra possibile trovare un'adeguata traduzione italiana che abbia qualche probabilità di sostituirle nell'uso di ogni giorno sono sport e hobby.

La prima fu ammessa tale e quale perfino negli elenchi di voci che l'Accademia d'Italia prese in considerazione nel 1941 e nel 1942 per proporre delle sostituzioni dopo l'imposizione per legge, fatta dallo Stato fascista, di evitare nelle intestazioni delle ditte e delle attività professionali, nonché nelle insegne, nei cartelli, nei manifesti, nelle inserzioni pubblicitarie e perfino nelle liste dei ristoranti, le parole straniere.

Hobby in tali elenchi non figura affatto e forse non si saprà mai perché. Ad ogni modo, con questa voce si indica, come è noto, l’occupazione alla quale ci si dedica nel tempo libero, da dilettanti. In italiano qualcuno ha proposto pallino ma tutti avvertono la differenza fra pallino, che indica una piccola mania, estendendosi fino al valore di tendenza naturale, e hobby. Pallino pare comprendere in una connotazione di compatimento, se non proprio di spregio, che hobby non ha. È un fatto che questa voce pare radicata nell'uso e ormai figura nei vocabolari recenti, escluso il Grande Dizionario di Battaglia, che la ignora.

Il primo a registrarla fu, come è da aspettarsi, il Panzini che, nel suo « Dizionario moderno », fin dalla IV edizione del l923, la forma hobbyhorse e, ricordando il francese dada, dice che la parola significa « cavalluccio ». Come equivalenti italiani sono indicati « ticchio », « fissazione », con quanta congruenza ognuno può constatare. Se pallíno è pur sempre innocente, un ticchio è piuttosto una voglia improvvisa ed alquanto bizzarra e una fissazione corre il rischio di sconfinare nella psichiatria.

Poiché, dunque, di questo hobby non è facile disfarsi: vediamone un po' la storia. Come notò il Panzini, la voce significava in inglese « cavalluccio » e la sua attestazione più antica compare, nella forma hobby-horse, nel '6O0 a designare la figura di un cavallo di vimini fissato al busto di un danzatore che sulla scena faceva movimenti buffoneschi a mo' di cavallo. Accanto a questo valore fondamentale si sviluppò in modo trasparente (anche se il significato è in disuso) quello di « buffone » ed anche di « prostituta ». Stando ai vocabolari inglesi, di ancor più antica attestazione appare hobby col significato di « legno con una testa di cavallo che i bambini cavalcano ». Come si vede, l'odierno valore di hobby è in relazione con una occupazione infantile o scherzosa e fa riferimento ad un cavallino.

Proprio nel nome di un cavallo, quale, forse, variante di Robby (Robert), ma ci sono molti dubbi in proposito, è stata cercata l’origine di questa parola.

Per designare il cavallino, hobby non restò nelle Isole britanniche. Ed ecco che si trova in francese hobin e, cacciandone via l'h iniziale e con altra grafia, in aubin presente in Francia fin dal Quattrocento e in Italia come ubino, voce ormai scomparsa ma presente nel Berni (nato alla fine del '400 e morto nel 1535) che scrisse Correva come un veltro, o poco meno, / Come gli ubini fan di quella banda e, quel che è ancora più importante, nell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto che al canto 26, così si esprime: Nel mansueto ubino, che sul dorso / Avea la glia del re Stordilano, / Fece entrar un degli angel di Minosso, / Sol con parole il frate di Viviano.

Nessuno di chi oggi dice di avere o di esercitare un hobby (e molti di questi hobby con l’irreperibilità ed il costo della manodopera possono essere utile fonte di risparmio, come aggiustare rubinetti, riparare fili dell'elettricità e simili) pensa al cavallino, mentre i francesi, quando dicono dada per designare un hobby, hanno presente il valore di « cavallo » e di « bastone a testa di cavallo », che esiste ancora nel linguaggio infantile.

Tristano Bolelli


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