Text view

Parolacce, tabù e vari «assestamenti»

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 28 maggio 1981

IN uno dei suoi acuti e taglienti articoli sulla Stampa, Gui- do Ceronetti, parlando recentemente degli anni dedicati alla donna, al bambino, al minorato ecc. ha preso di mira gli eu- femismi che sono fra le caratteristiche più vistose del linguag- gio attuale. In questi tempi in cui si ha notizia ogni giorno di compor- tamenti non soltanto villani ma violenti, in cui la dignità del- l'uomo è calpestata e vige un sommo disprezzo per gli altri, c'è chi si ingegna a chiamare il cieco non vedente e il vecchio anziano. Ha ragione Ceronetti nell'affermare che l'esorcismo eu- femistico è per chi è fuori dell'infermità, non per chi ci è dentro: è lui che non vuole nominare la realtà che tiene pri- gioniero l'altro. E questa la caratteristica dell'eufemismo fin dalle sue origini. Le interdizioni di parole sono comprese in quel generale fenomeno detto tabù che si riscontra ancor oggi in forme ben determinate, rette da regole alle quali, pres- so molte popolazioni della terra, non si può venir meno. Il tema e la sua terminologia sono così difficili che un uo- mo politico una volta disse alla televisione tabuzzare invece di tabuizzare, come si dovrebbe. Ma da quella forma di tabu che impediva di chiamare le cose col loro crudo nome per una sorta di scaramanzia o di delicatezza rimasta ancor oggi quando si dice intervento invece di « operazione chirurgica , brutto male invece di « cancro , si è giunti a forme nuove di interdizione di parole. Nella lingua comune di qualche decennio fa si evitavano i termini che esprimevano in modo preciso certe funzioni o organi naturali. Tali termini erano considerati propri delle caserme, dei goliardi e, semmai, dei postriboli. Che in francese si dica jeune fille per « ragazza e non fille è stato determinato dal fatto che fille era venuto a indicare la « prostituta . Perfino le bestemmie vennero, anche se poco elegantemen- te, modificate: Per la miseria è la modificazione di una be- stemmia e così cribbio e, in Toscana, Per zio o Per mio. C'è stato, specialmente nel turpiloquio, un grande cambiamento nei costumi linguistici. Certe parole e locuzioni che una vol- ta parevano riservate a certi facchini, a certe reclute, a certi studenti, si sentono ora pronunziate da ragazzine preadole- scenti, da bambini delle scuole elementari o da signore, quel- le che, dicono, vogliono rimanere al passo coi tempi. È sto- to addirittura fatto un vocabolario delle parolacce da una si- gnora. Si assiste, così, allo sfrenato erompere di voci che l'educa- zione una volta voleva che fossero evitate ed un vecchio

scrittore e regista si vanto di gridare per la prima volta alla radio - e lo fece rilevare come se si trattasse per lui di una liberazione da un peso che, poveretto, aveva tenuto dentro di tutta la vita - una parola della sfera del sesso. Si è an- che avuta la dichiarazione ufficiale di un linguista che una voce con cui si indica un escremento non costituisce un'offe- sa. Ci sarebbe solo da vedere come, quella parola, la rice- verebbe lui. C'è, però, del vero, se non nella fattispecie, nel principio. Una parola con un uso frequente sbiadisce e perde il solido valore iniziale: basterà ricordare che fascino nella sua origi- ne latina, voleva dire « membro virile , poi significò « ma- lia, incantesimo ». Così fra le contraddizioni del nostro tem- po e anche questa: da una parte un linguaggio da caserma (con tante scuse per la caserma) in cui si fa a gara a pronun- ziare porcherie e dall'altra una delicatezza che arriverebbe, nella parodia di Ceronetti, a chiamare Non deambulante il paralitico e Non masticante lo sdentato. Ma non è soltanto verso le umane infermità che possiamo riscontrare la pudicizia dei termini: anche la scottante sfera economica - specie nel linguaggio dei politici - è avvolta in tali deliziose delicatezze. In tempi recenti abbiamo sentito allineamento o slittamento monetario per « inflazione , as- sestamento delle tarifie per « aumento dei prezzi , fenome- no di assestamento per « perdita di voti ». Oggi che l’infla- zione è così forte ed evidente si torna a chiamarla col suo nome, si potrebbe chiamare fenomeno di assestamento la perdita di voti del 5% subita dal partito comunista in Fran- cia. L'eufemismo tende a restare stabile nel roseo mondo dei divi dello spettacolo dove affettuosa amicizia può ancora vo- ler dire « relazione fra attori con conseguenza di figli e in certo linguaggio mondano in cui barca significa « panfilo che costa miliardi mentre fa venire in mente il povero natante di Lucia Mondella.

BolLS280581


Download XMLDownload textParagraph viewSentence view