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Perché «il» Milan e «la» Juve?

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 27 aprile 1983
NewspaperLa Stampa
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column3-6

Non vi è dubbio che, qualche volta, i titoli, nei giornali, sono fuorvianti. Ecco che cosa appare in un quotidiano: Le Monnier: Bonsanti lascia Spadolini presidente. Se non si leggesse l’articolo, si potrebbe pensare che Alessandro Bonsanti permette (con atto di gentilezza) a Spadolini di rimanere nella carica di presidente. È, invece, accaduto che Bonsanti si è dimesso dalla carica di presidente (in seguito alla sua elezione a sindaco di Firenze) e che è subentrato Spadolini.

Ricordo che una volta in un titolo si leggeva: in 600 contro un albero. Passato il primo attimo di sbigottimento, il lettore capiva che quel 600 si riferiva ad un’automobile. Spesso ragioni di spazio che le nuove tecniche, a quanto mi dicono, rendono ancor più tiranniche, si trovano alla base di tali curiosi formulazioni che non partono da un errore ma da ferree necessità di spazio e di tempo.

Di tutt’altra natura sono certi lapsus che, nel parlato, accade di udire. Quando morì King Vidor, ai primi del novembre dello scorso anno, un giornalista televisivo citò fra i suoi film Salomone e la regina di San Saba, una papera formidabile (è molto probabile che il giornalista abitasse a Roma) perché si confondeva il nome del paese della favolosa Regina di Saba, visitatrice di Salomone nel racconto biblico, col santo che visse fra il V e il VI secolo ed in onore del quale fu eretta una chiesa a Roma nel secolo VII, poi rifatta agli inizi del Duecento. Ma, con questi esempi, restiamo pur sempre in deviazioni della norma fatte da singoli individui. A volte, invece, la variazione si diffonde presso tutta la comunità.

Uno studioso tedesco, trovandosi molti anni fa, in un villaggio della Lucchesia e sentendo parlare di San Renano, si domandò quale santo fosse mai questo che non gli risultava presente in nessuna lista di santi della Chiesa cattolica. Fatta qualche ricerca, poté appurare che quel Renano era nientemeno che Ernest Renan, l’autore della Vita di Gesù che di titoli per essere santificato dalla Chiesa non ne aveva di certo. Il nome era diventato popolare perché il parroco insistentemente tuonava contro di lui in chiesa, citando spesso il suo nome per stigmatizzare i suoi scritti. Il popolo a furia di sentire parlare di Renan e comprendendo ben poco delle disquisizioni teologiche contro di lui, ne fece, senza rendersene conto, un santo sortendo un effetto del tutto contrario a quello che si era proposto il parroco: così nacque San Renano.

Ma veniamo ad incongruenze apparenti della stessa lingua che chiedono un chiarimento. I bambini di una scuola elementare di Novara mi chiedono, con una bella letterina, perché le squadre di calcio si presentano ora al femminile (la Roma, la Juventus), ora al maschile (il Genoa, il Milan, il Bologna). Argomentando che, se è sottointeso squadra, dovrebbero essere tutti femminili, sembra loro che ci sia qualcosa di assurdo nell’uso linguistico.

Ma la ragione c’è ed è a portata di mano. Le prime squadre di calcio si chiamarono con locuzioni inglesi: Genoa Football Club, Bologna Football Club, ecc. Del resto Genoa e Milan (e non Genova e Milano) sono i nomi inglesi delle due città. Non si deve dimenticare che il gioco del calcio, dopo gli inizi rinascimentali a Firenze, fu introdotto in Italia nella forma moderna dall’Inghilterra e si chiamò football, parola che pure non era agevole da incorporare nell’italiano normale in cui il nesso consonantico tb non esiste neppure. Nel dialetto pisano troviamo attestato, perciò, fubal.

Altre squadre derivano il genere maschile dalla locuzione Sporting Club. Così trovo attestato molti anni fa, un Pisa Sporting Club. Le squadre che si presentano al femminile sottintendono non Club ma Associazione (calcio). I bambini della scuola elementare mi hanno anche chiesto perché supermercati come l’Upim sono femminili: anche qui occorrerà ricordare che si tratta di società commerciali e questo vale a spiegare il loro genere.

Negli esempi che abbiamo dato distinguiamo, dunque, come abbiamo già accennato, due tipi di incongruenze: uno dovuto a singoli individui e che sono variamente motivati, l’altro che, apparendo nella lingua quale si configura nella sua struttura complessiva, trova una ragione nelle vicende delle quali le parole o le locuzioni traggono la loro origine.

Tristano Bolelli


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