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COMMEMORARE, CELEBRARE

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 21 maggio 1986

Il ministro contro un verbo

È commovente che in questo mondo italiano in cui ci sentiamo tutti sopravvissuti a qualche triste evento, all’inquinamento dell’acqua di Casale Monferrato, al vino al metanolo, ai missili di Gheddafi, all’infausta nube di Chernobil, ci siano dei personaggi pubblici decisi ad azzuffarsi per questioni grammaticali o di vocabolario.

I nostri lettori ricorderanno la rispettosa ma ferma polemica che conducemmo alcuni anni fa con il presidente del Senato Fanfani sulla opportunità di dire indagine conoscitiva quando sostenevo che ogni indagine è di per se stessa conoscitiva e che perciò quell’aggettivo era superfluo, o le recenti osservazioni fatte alla presidente della camera on. Jotti a proposito di certi consigli ai parlamentari di non usare nella redazioni dei progetti di legge il congiuntivo, il futuro e i verbi servili. Se il presidente del Senato rispose (e tutto finì col dono da parte sua di un volume che riproduceva suoi quadri), il più ermetico silenzio si è avuto da parte della presidente della Camera, forse tradita da qualcuno dei suoi assistenti che con la grammatica italiana deve aver poco a che fare.

In questi ultimi giorni si è letto che il ministro Goria ha energeticamente protestato perché, in occasione della emissione di monete celebrative, nel testo del comunicato era scritto che si voleva commemorare il quarantesimo anniversario della Repubblica.

Il ministro se la notizia corrisponde a verità deve essersi ricordato della commemorazione dei defunti e si è risentito, sia pure in modo forse eccessivo. Infatti, commemorare per il quasi centenario dizionario di Petrocchi significa «Ricordare, celebrando una festa religiosa» con estensione agli avvenimenti o fatti politici, andando così al di del vocabolario del Tommaseo che dava, nel 1885, il solo valore di «Ridurre a memoria, far menzione, rammemorare», con esempi fin dal 300 (e del resto il verbo latino commemorare significa soltanto «Richiamare alla memoria, ricordare, citare», senza un particolare riferimento ai morti: ma chi lo sa ormai il latino?). Certo, la lingua dei cristiani ha esteso l’uso e nel Petrocchi, appunto, si dice che in senso religioso si sentono frasi del tipo: oggi si commemora l’Assunzione di Maria Vergine.

Venendo a vocabolari più vicini a noi, riscontriamo che commemorare è usato per «Ricordare in pubblico solennemente» e lo Zingarelli tra gli esempi commemorare l’anniversario della Liberazione, della Repubblica (e qui mi vergono in mente le parole di Renzo nello studio del dottor Azzeccagarbugli: «Pare che abbian fatto la grida opposta per me!»). Uguali notizie abbiamo in altri vocabolari che non stiamo qui a citare.

Ma allora, che cosa è scattato nella mente del ministro? L’italiano è una lingua che ha le sue stranezze, come del resto tutte le lingue del mondo. Se commemorare non è riservato ai defunti, commemorazione ha come principale significato, dice il Petrocchi «il rammentare con lodo qualche persona morta da qualche tempo».

Il sostantivo si allontana dal verbo quel tanto che basta per far venire l’idea che commemorare i quarant’anni della Repubblica voglia dire che la Repubblica (Dio ne guardi!) è morta. Ma è significativo a tale proposito il vocabolario della lingua parlata compilato da Giuseppe Rigutini e Pietro Fanfani, uscito orsono centotré anni, che per commemorare perfino «Commemorare le cinque giornate di Milano» e a commemorazione, oltre al generico «Il commemorare» porta «Breve elogio di persona da qualche tempo defunta, recitato in una solenne occasione» e come termine ecclesiastico «La orazione che si recita dal sacerdote in memoria di un santo nel giorno che ricorre la sua festa».

Non molto di più danno i vocabolari moderni. Lo Zingarelli a commemorazione dice «Festa, cerimonia con cui si commemora qualcosa o qualcuno» e come esempio la commemorazione di un illustre scomparso, ma anche commemorazione di un anniversario. Opportunamente il grande dizionario di Battaglia parla di commemorazioni civili e di commemorazioni religiose e riporta diversi esempi, fra i quali il seguente, ridanciano, di Carducci: «Rammento i cavoli di frutte vistosissime, e prosciutti molto promettenti, perché alla commemorazione delle glorie passate vollesi unire la dimostrazione del lavoro presente in una esposizione d’agricoltura e d’industria. E fu ottimo consiglio».

È difficile che la commemorazione allietata da frutta e verdura sia stata di morti o di eventi luttuosi. Basterà, credo, ciò che si è detto fin qui a spiegare l’atteggiamento del ministro; il quale al pensiero che commemorare e commemorazione potessero suscitare il sospetto di una applicazione a qualcosa di scomparso o a qualche morto, si è tutto sentito ribollire. Tanto è vero che il comunicato, nella sua forma finale, non porta più il famigerato commemorare.


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