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Cinematografo, familia prolifica

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 19 giugno 1980
NewspaperLa Stampa
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column4-7

Anche nelle parole c'è una lotta per l'esistenza con vinti e vincitori. Quando, per esempio, diciamo cinematografo, non immaginiamo di quanti concorrenti questa parola sia riuscita ad avere la meglio.

C'è sempre stato l'uso, nella civiltà occidentale, di chiamare le nuove invenzioni con nomi desunti dal greco o con ibridi greco-latini (come è il caso di automobile). Anche la parola cinematografo, destinata ad avere tanta fortuna, fu coniata con elementi greci: kínema, « movimento » e -grafo « che scrive », « che descrive ». Il luogo e la data di nascita sono sicuri: la Francia e il 1893, quando Léon Bouly brevetto la sua invenzione. Il modello fu, forse, cinematoscopio con cui si designava, fin dal 1860, un apparecchio, inventato in America, che presentava fotografie in successione continua, tanto da dare l'impressione del movimento. Era, poi, venuto il cronofotografo « apparecchio per la ripresa e la proiezione di immagini », inventato nel 1873.

Dopo cinematografo, l’apparecchio ebbe molti altri nomi, fra cui biograph con cui si designò anche una casa di produ- zione di film del principio del secolo; vitagraph (il cui primo elemento, vita, traduce il greco bíos), bioscopio. ecc. Il ricorrere della parola che indica la « vita » mi fa venire in mente che, quando ero bambino, a Bologna vi era un cinematografo che si chiamava, appunto, Bios ed in un altro, un po' più sofisticato, figurava, dipinta sul proscenio, una scritta con il verso di Dante: Non vide me' di me chi vide il vero. Dovetti crescere un po' per capire che quel me' significava « meglio ». Davvero il cinema si metteva in concorrenza con la vita.

Di tutte le effimere denominazioni che abbiamo citato è sopravvissuto - e con quanta vitalità - solo cinematografo, sia col valore di apparecchio, sia con quello di arte, industria, locale, attività che concerne i film. Solo biograph sussiste ancora in qualche zona europea, per esempio in Svezia dove, peraltro, c'è anche kinematograf.

Queste notizie, che abbiamo integrato con qualche elemento linguistico, si desumono da un volumetto di Giovami Grazzini, Le mille parole del cinema, pubblicato da Laterza, che è un'utile raccolta di voci e di dati riguardanti un'arte e un'industria fra le più famose di ieri e di oggi.

Il cinematografo diventò subito molto popolare ma bisogna aspettare fino al 1922 per veder sorgere, ad opera di Louis Delluc, cineasta « chi si occupa di cinema », « professionista del cinema ». La parola è tale da far arricciare il naso ad un purista con quell'-asia, di origine greca, attaccato ad un cine-, abbreviato da cinema, a sua volta derivato da cinematografo, di una capricciosità che può apparire perfino eccessiva. Del resto si dice che Delluc buttasse la parola forse per scherzare, durante una cena.

Più recente è una parola che ho visto usata anche da uno scrittore molto fine ed accurato, Carlo Laurenzi: cilo, anch'essa di origine francese. Questa voce non manca nel libro di Giovanni Grazzini che così la definisce e la commenta: « L’appassionato di cinema. La possibilità di confondere il cinefilo col cinofilo, resa sempre più frequente dalla sciatteria tipografica di giornali e riviste, fa consigliare l'uso della forma francese ciphile ». L’osservazione è giusta ma mi pare che, piuttosto che consigliare la forma francese, sia bene battersi perché la sciatteria tipografica venga a cessare.

Molto gustosa è la didascalia che riguarda cinefilìa: « L'amore per il cinema e il suo mito, che insieme a un'accentuata attenzione verso ogni tipo di film, può produrre importanti ricerche storiche e critiche e favorire la ricerca di cimeli preziosi, ma anche assumere forme maniacali inducendo a trascorrere nel buio di una sala gli anni più belli della vita, a sopravvalutare opere d'infima qualità, a collezionare ridicole memorie del divismo e a mandare faticosamente a memoria titoli e date che si possono trovare in ogni buon repertorio. Quando è contenuta in limiti ragionevoli, la cinefilia ha fra l'altro il merito di procurare lettori ai dizionari di cinema ».

Sono sicuro che nessun linguista avrebbe dato una definizione così partecipe e, nella conclusione, così piacevolmente ironica. Grazzini è un critico e si sente.

Nei vocabolari comuni, che sono sempre necessariamente in ritardo, cinea e cinèlo * mancano: ci sono, però, cineamatore, oltre a cineasta, cinebox « juke-box che ha uno schermo in cui compare il cantante o la cantante che interpreta la canzone del disco prescelto », cinecamera, cinecittà, cineclub, cinedilettante, cineforum, cinegiornale, cinelandia « il mondo e l’ambiente del cinema », cinemobile « autobus attrezzato per riprese cinematografiche », cineparcheggio e cineparco « cinematografo all'aperto per spettatori in automobile » (felice traduzione dell'inglese drive-in), cinepresa, cinerama « sistema di proiezione su schermo panoramico che consente una visione tridimensionale », cineromanzo, cinescopio « tubo a raggi catodici per ricevere immagini televisive », cineteca, tutti con quel cine- che abbiamo visto poco fa; e trascuriamo tutti i derivati di cinema fra i quali citiamo solo cinemascope e cinemateatro; e quelli di cinematografo, fra i quali spicca, nella sua forma romanesca, cinematografaro, il cui significato non ha bisogno di essere spiegato e che conclude in modo insieme spregiativo e giocoso il lungo elenco di questa prolifica famiglia.

Tristano Bolelli

*Cinèfilo è compreso nell’undicesima edizione dello Zingarelli (1983).


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