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Cercasi indagine non «conoscitiva»

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 15 dicembre 1981
NewspaperLa Stampa
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column6-7

LEGGO sulla Stampa del 26 novembre che al Senato è comin- ciato « un nuovo ciclo delle Integrazioni conoscitive al dia- logo parlamentare che riguarda certi dibattiti sulla fun- zionalità del Parlamento. A me sembra che quel conoscitivo sia calato pari pari da

quell'indagine conoscitiva di cui non si dirà mai male abba- stanza; trattandosi di un molesto pleonasmo perché, se non è conoscitiva, un'indagine che cos'è? Ma anche quell'« Integra- zione conoscitiva al dialogo parlamentare , che cosa vuol dire? Se si voleva parlare della funzionalità del Parlamento perché non dire bello e chiaro Discorsi o Dibattiti sulla fun- zionalità del Parlamento? Chi, come me, ha cercato di diffondere una maggiore con- sapevolezza linguistica, ha sempre condannato l'oscurità che ha caratterizzato lo stile degli uomini politici e dei sindaca- listi ma si è sentito rispondere che quelle egregie persone si esprimono così perché mandano dei messaggi che solo gli interessati possono capire. Ma, se viviamo in una democra- zia, non è giusto che tali messaggi siano capiti da tutti? Galileo aveva ragione quando diceva: « Parlare oscura- mente lo sa fare ognuno, ma chiaro pochissimi . La lingua è già di per qualcosa di molto complesso e non per nulla la grammatica fu considerata la regina delle arti. Oggi dire grammatica è come dire peste o peggio. Tanti pedagoghi, psicologi e simili hanno sostenuto che i poveri bambini e ra- gazzi devono essere lasciati liberi di esprimersi come voglio- no, senza neppure avere il sospetto che l'istituto che si chia- ma « lingua ha un suo meccanismo che consente agli ap- partenenti ad una comunità nazionale di intendersi nel modo più chiaro e, perché no?, economico. È triste leggere sulla Stampa del 26 novembre quanto ha detto Bàrberi Squarotti a un giornalista che svolge un'inchie- sta sull'Università: « La grammatica non si studia più, le da- te fanno schifo, i fatti suscitano ribrezzo, l’analisi logica non si sa cosa sia. Risultato: a volte si arriva all'università e si sa leggere a stento . Giacomo Devoto diceva che chi si esprime in modo sgram- maticato è un maleducato. Naturalmente non si intende di- re che si debbano seguire regole che nell'uso non ci sono. A questo proposito il grande filologo Giorgio Pasquali chiamò coniunctivitis professoria, « congiuntivite dei professori », quella miopia degli insegnanti di scuola media che chiedeva- no, negli Anni '30, agli studenti regole che nel latina non si riscontrano o si riscontrano solo in un autore, magari come varianti individuali. La lingua è un grande quadro di osservazioni, struttura- li e storiche. Noi linguisti siamo assillati da professori di scuola media che vogliono da noi la ricetta per insegnare 1'italiano perché, dopo aver ripudiato la vecchia grammatica tradizionale, non hanno trovato in tanti nuovi trattati quello che cercavano. Ebbene, l'unico consiglio da dare è di valer- si di una qualunque grammatica senza considerarla un van- gelo, integrando con l’osservazione propria dati sicuramente non esaurienti.

Bisogna essere consapevoli che le partizioni grammaticali non sono qualcosa di assoluto perché sono fondate su una tradizione di logica classica, mentre lingua e logica sono due cose così distinte che noi possiamo dire frasi come Questa tavola rotonda ha la forma quadrata di un triangolo, in cui la grammatica è impeccabile ed il contenuto logico è folle- mente assurdo. Vorrei concludere dicendo che si impara più italiano leg- gendo e confrontando le due edizioni dei Promessi Sposi quella del 1827 e quella del 1840, che da molti poderosi

Trattati.

BolLS151281


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