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L’antica origine delle parole

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 12 agosto 1980

In preparazione (ad opera d’un tedesco) un ernorme lessico etimologico dell’italiano e dei suoi dialetti ma ci voranno decenni per completarlo; siamo ancora alla lettera «A»

L’etimologia, che si è venuta sempre più configurando come storia delle parole e non come meccanico aggancio a un’ipotetica forma di derivazione, è una scienza che ha sempre più affinato i suoi metodi allargando gli orizzonti, ampliando le prospettive, dando profondità a ogni sia pur piccolo particolare.

La curiosità di chi chiede l'origine delle voci che compongono il vocabolario di una lingua a volte urta contro gravi difficoltà. Basti dire che del vocabolario latino noi conosciamo la sicura etimologia solo per un numero molto limitato di voci e spesso siamo costretti a proporre delle congetture che non sono del tutto persuasive anche se i risultati confermano l’appartenenza del latino a un gruppo di lingue che vengono chiamate indo-europee e che vanno dall'indiano al celtico, passando per le lingue slave, quelle germaniche e il greco, per tacere di molti altri idiomi d'Asia e d'Europa.

L'italiano, quanto a vocabolari etimologici, è passato dalla più assoluta indigenza a una notevole ricchezza. Il ritardo, sorprendente per un Paese che aveva insegnato a tutta l'Europa, col Vocabolario della Crusca del 1612, come si faceva un dizionario, si spiega con varie ragioni, prima di tutte quella che per fare un lessico moderno e particolarmente etimologico, occorre avere delle buone edizioni critiche degli autori dalle origini a oggi, e soltanto ora si può incominciare a pensare di avere dei testi che aspirano ad essere considerati rispondenti alla volontà degli autori. I testi, si sa, sono stati trasmessi prima con copie manoscritte, poi come opere a stampa, con tutte le incertezze e gli errori che tali vicissitudini comportano.

Dall'indigenza a una relativa ricchezza si è arrivati negli ultimi trent'anni. I vocabolari etimologici di Angelico Prati e di Battisti e Alessio, ebbero il merito di rompere il ghiaccio con un coraggio che acquista sempre più rilievo, non foss'altro permettendo (specialmente il secondo, essendo il primo ridotto a un numero importante di voci ma senza aspirazione di completezza), rettifiche, nuove ipotesi, retrodatazioni di parole. Poi vennero i vocabolari di Devoto e quello in corso di pubblicazione di Cortelazzo-Zolli. Ma ancora mancava un'opera che potesse stare a pari del grande Vocabolario etimologico francese di Walter von Wartburg, di oltre venti volumi per complessive sedicimila pagine.

Ora vediamo spuntare anche per l'italiano un monumento di enormi dimensioni, di cui sono usciti i primi due fascicoli, ad opera di Max Pfister.

Il Vocabolario etimologico francese è dovuto ad uno studioso svizzero come questo italiano che sarà, abbreviatamente, chiamato il Lei (« Lessico Etimologico Italiano ») presso l'Editore Reichert di Wiesbaden.

C'è subito da notare l'interesse che studiosi stranieri - e, tradizionalmente di lingua tedesca - hanno per la linguistica italiana. Del resto, anche le due grammatiche storiche più importanti - l'una di dimensioni ridotte, di molti anni fa, l'altra più recente e tuttora fondamento di ogni studio storico - si devono, la prima allo svizzero (anche se professore per decenni in Germania) Wilhelm Meyer-Lübke, l'altra al tedesco Gerhard Rohlfs, tutte e due tradotte in italiano.

Con un impagabile acéto rio, denominazione popolare pisana per « acido borico » termina l'ultima pagina del secondo fascicolo dell'opera di Pfister. La parola « italiano » va intesa nel senso più vasto, in quanto comprende tutto il materiale dialettale del territorio italiano. Se si considera che, nel 1875, in occasione del quinto centenario della morte del Boccaccio, Giovanni Papanti volle celebrare il grande novelliere raccogliendo settecento versioni dialettali della novella IX della giornata I del Decamerone e se si riflette che i vocabolari dialettali italiani, registrati in una bibliografia di Angelico Prati del 1931, sono settecentonovantacinque e oggi sicuramente sono intorno al migliaio (io solo sono responsabile, negli ultimi anni, di almeno cinque, compilati da miei stretti collaboratori) si può avere un'idea di che cosa voglia dire aver poste mano a un'impresa che tenga conto dei dati dei dialetti italiani.

Del resto, il solo fatto che per arrivare da a ad aceto ci sono volute 384 pagine chiaro indizio dell'immensa mole dell'opera che esce a partire dal 1979. Quanto ci vorrà per arrivare in fondo? Non è facile dirlo tanto più se si pensa che il compianto Giacomo Devoto fissò, anni fa, per la data del 2021 il prossimo centenario della morte di Dante, l’uscita del Vocabolario italiano che l'Accademia della Crusca sta preparando.

Un tempo questi giganteschi lavori che costano anni e anni di fatiche, erano riservati a un ristretto numero di studiosi, ora si tende a renderli sempre più diffusi, in relazione ad un accresciuto interesse per la linguistica che ha esportato metodi e tagli di ricerca anche in campi affini, tanto da essersi posta come guida fra le scienze dell'uomo.

Tristano Bolelli


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