Text view

Lo sciagurato affarista era un figlio di Balzac?

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 11 novembre 1981

NEL secolo scorso, ben quattro edizioni, nel 1877, nel 1881, nel 1890 e nel 1898 ebbe un Lessico dell'infima e corrotta italianità di Pietro Fanfani e Costantino Arlìa, presso, come si legge nel frontespizio, la « Premiata Casa Editrice di libri di educazione e di istruzione Paolo Carrara di Milano. Il primo di questi autori era toscano, l'altro calabrese, ma li univa l'amore per il toscano, portato a conseguenze estreme che li conduceva a battersi, specialmente l'Arlìa, contro ogni parola nuova che inquinasse e corrompesse quell'italianità che per loro voleva dire toscanità anche non letteraria. Sentiamo che cosa dicono alla voce affarismo: « Voce creata da pochissimi anni per indicare lo smercio, o, se vuol- si l'epidemia de' sùbiti guadagni, sia comunque fatti: l'in- trigo, l'inganno, l’improntitudine, la spudoratezza, l'usura, il disonore, insomma ogni più basso e vile mezzo adoperan- do, pur di far quattrini . Gli autori rimandano poi ad affa- rista, e propongono di sostituirlo con faccendiere o, se que- sto non basta, con cavalocchio o mozzorecchi « che posso- no servire per que' legali, faccendieri e imbroglioni, come spesso e volentieri è siffatta genìa . Così per affare, si pro- pone negozio, fatto, cosa, occupazione, faccenda, briga, in- teresse, cura, maneggio e, per il significato di « uomo d'af- fari , a seconda dei casi, agente facitore, maestro di casa, mediatore, sensale, commesso, viaggiatore e perfino, se si tratta di chi mostra i campioni della merce da vendere, mo- strino (un capolavoro di involontaria ironia). La parola affarista secondo il Lessico risalirebbe alla tra- duzione del titolo di una commedia di Balzac Le Faiseur che per Fanfani e Arlia si sarebbe dovuto tradurre Il Facitore o Il Faccendíere. « Questa sciagurata parola , aggiungono gli autori, « poi ebbe maggior voga da certi tempi, fatti e per- sone di che non è qui il luogo di discorrere. E tanto basti: ma si noti però come noi italiani siamo facili ad abboccare tutto quello che ci viene da fuori, anche quando sia robac- cia . Il testo continua proponendo, come freccia del Parto, Procacciante. Il bello è che lo stesso Arlia, accolse, nel 1895, le voce affarista in un'altra opera Voci e maniere di lingua viva, sia pure scusandosi: « La voce è nuova, e non punto bella; ma che farci? Se disgraziatamente c'è la cosa, e' biso- gna che ci sia la parola che la significhi. C'era già Solleci- tatore . Nell'insieme, come si vede, c'è una volontà patetica di scartare voci nuove in nome di un falso nazionalismo, per cer- care, nel tritume della lingua morta o in voci provinciali to- scane, parole sostitutive. Tutto ciò che era nuovo o sapeva di origine francese veniva proposto come da bandire. Per fortuna gli italiani non accolsero suggerimenti così angusta- mente puristici ed oggi chi si sentirebbe di mettere fuori uso affare, affarismo, affarista? E sarà interessante aggiungere che la prima attestazione delle due ultime voci risale, a quan- to risulta finora, al grande Francesco De Sanctis. Perfino la parola domestico viene discussa nel Lessico e, nonostante, nientemeno, un esempio dell'Ariosto, e sconsi- gliata: il Tommaseo aveva detto che veniva dal francese. Ed ecco Faniani e Arlìa commentare: « Ma dunque come s'ha a dire? Se par troppo dura la voce Servo e dispiacevo-

le la voce Servitore, ora che..., basta c’intendiamo; dicasi, coi molti, Famiglio, o, come si fa in certi casi, Il mio uomo . Il passo dice tante cose. Quei puntini col loro seguito sono il gustoso ammiccamento di uno che non guarda al futuro ma al passato. Le proposte che scartano servo e servitore per ra- gioni storiche e sociali sono confinate a famiglio e a il mio uomo, il primo arcaico e disusato, il secondo raccattato dal

toscano rurale e periferico. Ma forse gli autori, se vivessero oggi, si accorgerebbero che anche il non amato domestico sta uscendo dall’uso, in re-

lazione con la scomparsa della persona e dell’ufficio da essa

ricoperto. Pochi hanno domestici od anche un solo domesti-

co. Al massimo una donna, non più donna di servizio, ma,

sia pure soltanto nel linguaggio burocratico, collaboratrice

domestica o collaboratrice familiare.

Il carattere retrivo Lessico, già evidente dagli

esempi citati, compare in un modo vistoso quando si parla di

sindaco: « Il titolo di sindaco si oggi a colui che è a capo

del Comune in iscambio delle belle, proprie e gloriose voci

di Gonfalconiere e di Potestà . Gli autori non sapevano

che qualche decennio più tardi il potestà o podestà sarebbe ri-

sorto e che per tornare a sindaco ci sarebbe voluta una terri-

bile guerra.

BolLS111181


Download XMLDownload textParagraph viewSentence view