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La sintassi e la balia di Alessandro Volta

Language columnLa lingua che parliamo
AuthorTristano Bolelli
Date 4 luglio 1981
NewspaperLa Stampa
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column4-7

IN una città dell’Italia settentrionale ho incontrato recente- mente per la strada un uomo corpulento con una maglia bian- ca (forse sarebbe meglio chiamarla, vista la mole, maglione) Su cui spiccavano, in caratteri enormi, consoni alla corpora- tura della persona, le seguenti parole: Contra l’insincerità no. per , lo confesso, rimasi interdetto. Il senso di quelle parole, anche valendomi di moderni cri- teri d'analisi, non poteva risultare se non il seguente: l’omo- ne, portando quella maglia voleva dire che non era contro l’insincerità e cioè che proclamava, quasi che la maglia fosse una bandiera, che era a favore dell'insincerità. Però, è mai possibile che qualcuno ostenti la sua avversione alla sincerità, anche se in fondo è insincero? È vero che siamo in tempi ab- bastanza strani ma che la schiettezza arrivi a tali estremi era la prima volta che mi capitava di constatare. Provai a supporre qualche segno di punteggiatura, qual- che punto, qualche virgola, qualche punto interrogativo ei non ne veniva fuori nulla: sempre lo stesso senso. Ed allora mi venne in mente che bisognava far ricorso a mezzi, come si dice, extra-linguistici, a dimostrare che spesso non basta analizzare un enunciato coi soli mezzi forniti dalla struttu- ra linguistica e provai a supporre che quella maglia fosse sta ta confezionata in vista dei - chiamiamoli così - petulanti, recenti referendum. L’enunciato andava allora interpretato forse così: « Contro l’insincerità (votate) no . Ed ecco che in questo modo tutto si chiariva. Si trattava di un invito - o slogan, come si usa dire - elettorale. Avevo avuto bisogno di un po' di tempo per arrivare ad una conclusione plausibile ma forse potevo essere perdona- to. Intanto i referendum si erano svolti da alcune settimane e non erano più così presenti alla memoria come prima; poi, diciamolo francamente, il messaggio avrebbe potuto essere meno ermetico. L'enunciato senza verbo, il modo imperioso con quel no in fondo, l’inattualità, appena finita l'occasione dell'appello, rendeva l’interpretazione (altri direbbe con pa- rola più diflicile decodificazione) quanto mai ardua. Tutto mi fa pensare che quelle parole siano uscite dalla segretaria di un partito ed ognuno sa quanto precario sia il linguaggio della maggior parte dei politici. Prendiamo uno straniero che sappia benissimo l'italiano

che si imbatta ancor oggi nel1'uomo corpulento con quella maglia e quel messaggio. Cosa ci capirebbe se non quello che ci è apparso il primo senso dell'enunciato? è detto che capisca diversamente un qualsivoglia italiano che pur abbia qualche dimestichezza con la lingua Tutte le elucubrazioni fra struttura superficiale (ciò che risulta alla lettura o all'orecchio) e la struttura profonda (l'in- terpretazione del concetto soggiacente all'espressione) han- no una loro validità e sono state sempre presenti nell'anaisi grammaticale e logica. Ciò che esprimiamo ha dietro di anche motivi logici ma troppo spesso tali motivi non sono espressi o sono resi male. Chi riesce ad esprimersi con chia- rezza è veramente padrone della lingua; gli altri o sono oscu- ri o arrivano a suscitare un riso involontario.

BolLS040781


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