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Frasi balorde

Language columnNoterelle di lingua
AuthorEuclide Carlo Milano
Date 15 dicembre 1949
NewspaperNuova Stampa Sera
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column3-5

Ormai si è abituati ad usarle, e non ci si bada più tanto: ma se alcuno si trattiene a considerarle un po' seriamente guardandovi bene addietro, certe frasi appaiano molto strane. E come si suol definire balordo un discorso che non regge, si possono anche chiamare balorde queste espressioni che l'uso ha, per così dire, cristallizzate; balorde specialmente quando sono usate a sproposito, in un significato diverso da quello che ebbero originariamente.

Si sa che cos'è l'ordine del giorno premesso ad ogni disciplinata adunanza, cui propone via via gli argomenti da trattare. È già un'espressione curiosa, ma diventa peggio che curiosa quando si dice che le rapine, gli omicidi, gli incidenti stradali, le «bustarelle», ed altri passatempi o ingredienti del genere, «sono all'ordine del giorno». Si sa, forse, che cos’è la «soluzione di continuità», cioè l'alterazione dei tessuti che rivestono il corpo umano, ma l'espressione diventa oscura e tronfia quand'è usata nel significato di interruzione, intervallo, o simili.

Un romanzo avente per sfondo una regione o un periodo storico, e ricco di scene drammatiche, fu detto «di largo respiro»: la frase ha avuto così esagerata fortuna che oramai qualunque opera letteraria o artistica cui si voglia tributare un elogio è opera di largo respiro, o di ampio respiro, anche quando c'è pericolo di asfissia. «Perdere la faccia» è una vivace espressione, venutaci dalle lingue dall'Estremo Oriente, ove la parola faccia è metaforicamente ed efficacemente sostituita a dignità: ne è gemella, pur essa chiara e perspicua, la frase «salvare la faccia»; ma ora se ne creano già dell'altre, come «costruirsi una faccia» che ci sembra ben poco felice. Di chi va cauto e guardingo si dice che va «coi piedi di piombo»: perché scambiarlo con quei fantocci che, avendo per l'appunto le estremità inferiori fatte di questa materia, stanno sempre in piedi? Non sarebbe meglio lasciare a chi va guardingo i suoi soliti piedi di carne ed ossa, e dire che va con scarpe o con calzari di piombo? E rinunciamo a commentare altre frasi balorde, come «essere all'altezza della situazione» o «all'altezza' dell'ora», addurre un certo argomento «in ultima analisi», accogliere una notizia «con beneficio d'inventario»; e lasciamo andare il «fare appello» a cose diverse, e i benemeriti ... «vigili del fuoco» e la «messa a punto», la «messa in valore», la «messa in scena», ed altre messe meno serie di quella che si celebra in chiesa, per concludere con la peggiore sciocchezza del genere, che è l'andare ...«in fila indiana». Perché indiana? Se più persone che, standoci di fronte, a contatto di gomito l'una con l'altra, formano una riga si voltano tutte sullo stesso fianco in modo da essere e poi andare l'una dietro l'altra, allora formano una fila. Ma la fila non è indiana turca mongola, o araba o negra: è sempre e soltanto la fila. I cinesi non vanno in fila indiana. Caso mai vanno in fila cinese. Più semplicemente vanno in fila; e basta. Questa dell'andare «in file indiana» non' è più soltanto una frase balorda. E una frase cretina.

e.c.m.


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