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I Santi e la lingua

Language columnNoterelle di lingua
AuthorEuclide Carlo Milano
Date 8 maggio 1953
NewspaperNuova Stampa Sera
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page3
Column2-6

Ma che c'entra, la lingua, coi Santi? C'entra, qualche volta, in modo ben curioso. Duolmi di dover costringere in breve nota una lunga dissertazione, che sarebbe certamente piacevole, ma anche cosi ridotta non dubito che divertirà.

È ben noto che l'unico Dio dei Cristiani ha intorno a una numerosa coorte di coadiutori ciascuno dei quali intende ad un compito particolare verso le cose e gli uomini della Terra, proteggendo questa o quella località, combattendo l'una o l'altra infermità debolezza o inferiorità, assistendo le varie categorie di persone che attendono alle diverse professioni, mestieri, arti, uffici del consorzio civile. Qui vogliamo considerare per l'appunto i Santi patroni delle molteplici attività e condizioni umane.

Quando una di queste attività fu esercitata da uno dei celesti archimandriti, la designazione del relativo patrono è fatta senz'altro. San Giuseppe, che fu già falegname ed ebbe nella sua bottega Gesù giovinetto, è naturalmente il patrono dei falegnami. I Ss. Crispino e Crispiniano, calzolai romani martirizzati nel 287, sono logicamente i patroni di chi fa e vende scarpe al prossimo suo. Eran valorosi medici i Ss. Cosma e Damiano, morti, pur essi martiri, nel 286: è giusto che i patroni di chi cura i malati non siano altro che loro. Per gli avvocati c'è Sant'Ivo, morto nel 1301, del quale una sequenza diceva che era stato advocatus, sed non latro, res miranda populo; per i musicisti Santa Cecilia, per i commedianti San Genesio, ecc. Fin qui, tutto bene.

Ma se una certa professione o mestiere o scienza od arte non è ancora rappresentata in Cielo da un suo cultore, come ci si rimedia? Qui cominciamo ad imbatterci in attribuzioni, per lo meno, curiose. Chi faremo patrono dei conciatori di pelli, visto che nessuno di loro fino ad ora è stato canonizzato? Eccolo: San Bartolomeo. E perché? Perché il virtuoso Apostolo fu dagli idolatri... pelato vivo! Con criterio analogo, che parrebbe pur esso discutibile, poiché Santo Stefano fu ucciso a colpi di pietre, l'hanno assunto a loro protettore... i frombolieri, gli scalpellini, i selciatori; poiché San Sebastiano fu martirizzato a colpi di frecce, lo fecero loro patrono... gli arcieri; e poiché San Lorenzo fu arrostito vivo su una graticola, lo invocano come celeste tutore, specie quando lavorano attorno ai fornelli,... i cuochi e i rosticcieri.

Ed eccoci alla lingua. Allorché una certa categoria di persone non ha trovato per altre vie il Santo o la Santa cui chiedere protezione o aiuto, s'è attaccata semplicemente al loro stesso nome, scorgendo in esso qualche cosa di affine alla sua condizione. C'è, per es., un San Bovo, soldato e pellegrino morto a Voghera nel 986: chi più di lui indicato a proteggere bovi e bovari? Il nome Ippolito viene da ippos che vuol dire cavallo: ecco trovato il Santo protettore di cavalli e cavalieri. Nei casi più dolorosi, nelle aventure maggiori, chi più adatto a dare aiuto di Sa. ta Casilda e di San Casimiro? I domatori di belve han trovato anch'essi il loro tutore, che li aiuta ad ammansirle, in... San Amabile. Per le bestie cornute e i loro custodi (ed anche per gli uomini che tali sono metaforicamente) c'è... San Cornelio. S'intende che queste attribuzioni non hanno alcun carattere ufficiale: sono d'iniziativa dell'umile volgo, e non è detto che non c'entri anche un'intenzione canzonatoria. Vi par detto sul serio che le guardie di polizia hanno a loro patrono San Severo? E gli zoppi San Claudio perché l'aggettivo latino claudus significa appunto zoppo! E i bevitori Santa Bibiana perché nel nome stesso c'entra il bibi! Perfino i calvi hanno chi difende dai malanni il loro cranio pelato: è Santa Pelagia.

C’entra, o no, la lingua? C'entra. Ma, ad un tempo, ne scappa il buon senso.

e. c. m.


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