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Sposato “con” due figli

Language columnQuestioni della lingua italiana
AuthorLeo Pestelli
Date 27 marzo 1975

Una lettrice, che non dimostra nessuna fiducia nellintelligenza di chi ascolta, bolla a fuoco il modo di dire: «sposato con due, tre figli»: quando è troppo evidente che uno è sposato con una donna e ha due o tre figli, ma non è già sposato coi figli! Chi è che potrebbe davvero pensare a uno sposalizio con la propria prole? Inoltre la particella Con ha più sensi: non denota sempre e soltanto compagnia. Si vive con la moglie, ma anche si combatte con i nemici; si può avere amicizia, ma anche astio con qualcuno. Si consulti il dizionario e si vedrà quanti valori ha la preposizione Con: unione, mezzo, qualità, circostanza, possesso, relazione e altri ancora. Vi sono persino taluni che sposano (non bene) la polisensa particella al verbo Divorziare (divorziare con, invece che da). Del resto, quando la logicità repugni al modo «sposato con due figli», si segua l'esempio degli osti colti: «Sabato, trippa». Ci si ricordi cioè che tra le virgole ve n’è una, detta espletiva, cioè non necessaria grammaticalmente, più lieve d’una galla, che tuttavia, nei casi dubbi, rischiara il senso. Basta dunque scrivere «sposato, con due figli», o parlando fare piccole pause dopo sposato, e la coscienza non ha più nulla da rimproverarsi.

Un altro lettore, avvocato, ha udito dire alla figliuola di una sua cliente che si presenta «Io sarei la figlia della signora Y.» «Che vuol dire, in nome di Dio, questo condizionale sarei?». Come avvocato il lettore ha ragione: posto che la madre è legalmente certa, il condizionale non vi ha luogo, come non l'ha nemmeno nel caso del padre, che sebbene legalmente meno certo, l'uso del mondo vuole che di ciò non si faccia il menomo cenno.

Ma il rigore legalitario non sempre collima col sentimento della lingua; e a quel sentimento la signorina ha ubbidito, usando un condizionale (condizionale assoluto) che riguardato stilisticamente ha un suo pregio, in quanto non esprime già dubbio incertezza impossibilità, ma timidità e modestia. Così dicendo, il soggetto ha cercato d'insinuarsi senza troppo di-sturbo nelle grazie del professionista. Compiamo la frase sospesa a quel condizionale assoluto: «io sarei la figlia della signora Y., che è un bel titolo di raccomandazione; ma se la disturba ricevermi passerò un altro giorno». Non siamo lontani dalla frase di galateo: vorrei dire la mia; taciutavi la protasi: se vi contentate. O non si dice dagli ipersensibili, da persone che si sentono ospiti in questo mondo: «Io sarei il Tal del Tali»? Se non lo sa lui chi è, chi ha da saperlo? Eppure la modestia si compiace di gettare un velo di dubbiezza su ciò che è indubitabile.

Leo Pestelli


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