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Perché pugno chiuso

Language columnQuestioni della lingua italiana
AuthorLeo Pestelli
Date 14 gennaio 1975

L’espressione «pugno chiuso» non è, ci insegna il Migliorini, di conio recente di significazione esclusivamente politica (salutare col pugno chiuso); al contrario è antica secoli, e lasciando fuori gli Aristotelici, che raffiguravano col «pugno chiuso» la dialettica e col «pugno aperto» la rettorica, la si trova presso tale contro cui si spuntano le ironie: Dante, che nel Canto VII dell’Inferno, trattando della pena che tormenta coloro che hanno male usato di loro averi: «Questi (dice, cioè gli avari) resurgeranno del sepulcro/ col pugno chiuso, e questi (i prodighi) coi crin mozzi». Aggiunto un altro esempio del Boiardo (« con altra arme che col pugno chiuso») e altri che si potrebbero facilmente trovare, quel modo di dire, nonché legittimo, risulta classico.

Ma per un lettore che ce ne scrive, «pugno chiuso», antico che sia, non torna, è tautologico; perché, posto che pugno val quanto «mano chiusa», come può essere che un pungo sia altro che «chiuso»? Oh, fra quanti assurdi si possono combinare con le parole, «pugno aperto» li rivende tutti! Si risponde che in molti punti di lingua non bisogna abusare della ragione, se non si vuole, movendo da premesse giuste (in questo caso Pugno = mano chiusa), giungere a conclusioni false. Forse che non «si serrano i pugni» per dispetto o ira?

Lasciando stare che il pugno può essere più o meno chiuso, può essere allentato o semiaperto, sicché faccia di bisogno il chiuderlo o serrarlo, la stabilita equazione va in aria chi pensi che «chiudere il pugno» dice assai più che «chiudere la mano», la qual cosa si può fare, senza nessuna intenzione bellicosa, anche per cogliere un fiore o peluzzo. Nella lingua, conclude il citato maestro, le cose vanno viste nell’immota limpidità delle definizioni (come quella che di Pugno si trova nel dizionario), ma nella dinamica degli atti umani. Nella dinamica e vorremmo aggiungere nella cinematografia: ché appunto «disegni animati» si parrebbe con la massima evidenza a quanti gradi di variabilità, tra il chiuso e l’aperto, sia soggetta l’immagine di Pugno, restando tuttavia coerente a se stessa.

Altrove invece il principio di ragione è irremovibile dalla lingua, tutto che l’uso spesso si diverta a menarlo per il naso. A pensare tutte le volte che diciamo: sono spiacente, ma non posso: siamo spiacenti di doverla licenziare (stilema burocratico che aggiunge onta a onta); fui molto dispiaciuto che non venisse, e via di seguito! Ma Spiacente, participio presente del verbo Spiacere (e così Dispiacente di Dispiacere) ha senso propriamente attivo di «che spiace, che arreca dispiacere» («A Dio spiacente ed a nemici sui», Dante; questo vizio è dispiacente); laddove Spiacente nel senso passivo di «che sente dispiacere», è di quelle slogicature che spesso si addomandano «neologismi». Mi duole, mi dispiace; e come unto nelle lettere di destituzione siamo addolorati o rammaricati o dolenti, sono i modi diritti, grammaticalmente civili; e gli altri da scansare.

Parimente il participio passato Dispiaciuto, che sta bene per «cosa che ha fatto dispiacere» (quell’uscita mi è dispiaciuta), è peggio che spaesato quando gli si faccia fare ufficio d’aggettivo con senso di Dolente; e i molti che si protestano dispiaciuti di questa o quella cosa, dispiacciono attivamente (a chi li ascolta e se ne intende) e non passivamente si come credono di fare. Spiacente Dispiacente Dispiaciuto con valore passivo, sono enallagi sragionate che tuttavia si fanno, con particolare fortuna, nella lingua della buona società, ma che nell’altra, la società buona in senso puotiano, e perciò infelice e inascoltata, sono severamente riprovate.

Così tra tirannia e stato franco, ora scrupolosamente osservando la formazione e il significato del vocabolo, ora invece, nei costrutti e nelle figure slargandosi alla massima confidenzialità con la perspicacia del lettore, quando servendo e quando disservendo la ragione, si diventa scrittori nel senso più arduo, che è il solo vero, della parola.

Leo Pestelli


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