Text view

VOCABOLARIO

Language columnVocabolario
AuthorBruno Migliorini
Date 29 luglio 1962

Anni ruggenti

Un recente film ha contribuito a divulgare l'espressione di anni ruggenti, applicata all'Italia. Ma originariamente l'espressione si riferiva al decennio di trionfante vitalità della America dall'immediato dopoguerra alla crisi del 1929: the roaring twenties «i ruggenti (anni) venti».

Tuttavia c'è una piccola stranezza da osservare: che prima che ai «ruggenti (anni) venti» l'espressione era stata applicata in inglese ai «ruggenti quaranta» (the roaring forties), cioè a quel tratti tempestosi dell'oceano che stanno fra i 40 e i 50 gradi di latitudine; e poi, scherzosamente, anche alle strade fra la quarantesima e la cinquantesima, che a Manhattan sono fra le più vivaci e animate.

Gattopardo

Ma, insomma, che cos'è questo gattopardo? E' un leopardo? E' un ghepardo? E' un animale immaginario stilizzato da un araldista?

Prima che apparisse come una luminosa meteora il romanzo del Tomasi, uno studioso francese, Jules Camus, e uno italiano, il compianto senatore Luigi Messedaglia, avevano già lamentato (il primo in un articolo del Giornale storico della letteratura italiana, il secondo in tre briose memorie dell'Accademia di Verona) che si fosse completamente dimenticata, anche dagli eruditi, una usanza vivissima nel Medioevo, specie in Oriente, ma anche in Occidente, quella dei «pardi da caccia », non feroci come i leopardi, ma facilmente addomesticabili e velocissimi nella corsa: l'Ariosto più volte allude ad essi, citando «quella fretta - con che le lepri suol seguire il pardo» (Orlando furioso, VIII, st. 7) e «il pardo isnello e presto» (XXVI, st. 93).

Nell'Africa settentrionale si usava il pardo per la caccia alle gazzelle, e in India si adopera ancora nelle cacce principesche alle antilopi.

Mentre i naturalisti considerano il leopardo come una specie determinata di felino (Felis pardus), gli altri pardi costituiscono specie diverse: il gattopardo africano o servalo è il Felis capensis, diffuso per tutta l'Africa, il gattopardo americano o ozelot (noto per la sua pelliccia) è il Felis pardalis, e infine il ghepardo, che è più grande del gattopardo (ma il cui nome non è che una francesizzazione dell'italiano gattopardo, secondo la pronuncia dei pellicciai parigini del Settecento) porta il nome scientifico di Acinonyx (cioè «dalle unghie non mobili»).

Certo, fino a prova contraria, lo stemma da cui il Gattopardo trae il nome è una stilizzazione araldica di un pardo da caccia e non di un leopardo.

Competente

La mancia competente era una volta, come è ovvio, una ricompensa corrispondente alla entità del servigio reso: tenue se il servigio era tenue, importante se il servigio era cospicuo. Ma poiché evidentemente nel primo caso non si facevano inserzioni nei giornali e non si facevano affiggere manifesti sui muri, la parola competente fini col prendere in questa locuzione il significato di «ricompensa in denaro piuttosto cospicua». Tanto è vero che se ne è fatto anche un superlativo (che nel senso proprio non avrebbe alcuna ragione di essere), mancia competentissima.

Bizzarria

Alcuni mesi fa, la commissione per la toponomastica di Firenze ebbe a occuparsi del nome di una nuova strada, per cui era stato proposto il nome di Via della bizzarria. Ma, prevedendo che presto sarebbero giunte lagnanze da parte degli abitanti, che si sarebbero sentiti ufficialmente qualificati come «fiorentini spiriti bizzarri», fu preferito il nome di Via del giardino della bizzarria.

Nell'ultimo numero di Lingua nostra (giugno 1962) un collaboratore, il Pettenati, ricorda la storia di questa bizzarria fiorentina, «un agrume bizzarro mescolato di cedrato e d'arancia» che fu la prima volta prodotto con un innesto nella seconda metà del Seicento in un giardino già dei Panciatichi, presso la Torre degli Agli e fu anche chiamato cedrarancio. «Galante prodigio e chimera degli orti» lo chiamò il Dati, precorrendo così il moderno significato scientifico di chimera per «individuo costituito dallo innesto di parti di due individui di specie (o razza) diversa». (Come la chimera della mitologia greca era in parte leone, in parte capra, in parte dragone). E naturalmente non mancò una dissertazione scientifica latina per descrivere il curioso agrume.

Focomelia

Ecco la parola che i disgraziati accidenti prodotti dalla talidomide stanno portando dall'uso strettamente scientifico alla notorietà generale.

La parola è di coniazione ottocentesca, e allude alla somiglianza degli arti male sviluppati dei neonati con gli arti anteriori corti e trasformati in pinne, quali li presentano le foche. Quanto al secondo elemento, melos, esso è preso, in questo composto, nel primitivo e più proprio significato, quello di «membro», da cui poi doveva svilupparsi (attraverso il concetto di «membro, frase musicale») il significato di gran lunga più noto, quello di «canto», che ha dato origine a parole come melico, melodia, melodramma, melopea, e tante altre ancora.

L'assenza totale di membra nel feto e nel neonato si chiama amelia, con il solito alfa privativo.

Bruno Migliorini


Download XMLDownload textParagraph viewSentence view