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VOCABOLARIO

Language columnVocabolario
AuthorBruno Migliorini
Date 18 agosto 1960

Acme

Ho visto questa parola adoperata al maschile, persino in motivazioni di premi letterari: eppure non mi par dubbio che si tratti di un uso errato. La parola è presa tale e quale dal greco, e in greco è femminile: vuol dire propriamente il plinto aguzzo al vertice, o la linea culminante (come il filo del rasoio), ed è parente di parole latine come acutus (da cui il nostro acuto), acies e simili.

Ma perché tende a cambiare di genere? Si guardi l'aspetto esterno del vocabolo: esso comincia con un a e quindi di solito è preceduto dall’articolo apostrofato; finisce con una e, che è anch’essa una desinenza dalla quale non si può riconoscere il genere. Si consideri invece, una parola come azione: anche se non fossimo guidati dall’uso così frequente della parola (mentre quello di acme è raro), la collocheremmo subito nella serie numerosissima delle voci che finiscono in -zione, che sono tutte femminili.

Un simile dubbio presenta la parola auge, che i vocabolari danno per lo più al femminile, qualcuno invece al maschile. Ma qui la soluzione importa meno, perché la parola non si adopera più nel suo significato astronomico di «apogeo», ma solo nelle locuzioni cristallizzate essere, venire in auge, nell’auge, che non ammettono aggettivi di accompagnamento; e dobbiamo del resto confessare che qui abbiamo minori appoggi per risolvere il quesito, perché la voce, malgrado la sua apparenza latina, viene dall'arabo. Invece da acmè femminile in greco è regolare che si tragga acme femminile in italiano.

Culturismo

La Procura della Repubblica di Milano ha fatto sequestrare qualche settimana fa alcune pubblicazioni di culturismo. Chi cerchi la parola nei vocabolari troverà il culturalismo, affettazione di cultura intellettuale, il cultismo o culteranismo, abuso di vocaboli classici in certi periodi della letteratura spagnola, ma non il culturismo. Il vocabolo è comparso solo qualche anno fa, per motivi eufemistici, dopo che il nudismo più o meno integrale ha suscitato tanto scalpore, e il suo surrogato naturismo ha pure indignato i più pudichi.

Mentre dicendo cultura senza aggettivi intendiamo oggi per lo più cultura intellettuale (ma non basterebbe un volume per tracciarne la storia e definirne le specificazioni), in culturismo si sottintende la «cultura fisica», e specialmente quella che nella Germania tra Weimar e il tempo di Hitler furoreggiava come Nacktkultur, «la cultura fisica nudistica». Aspettiamo di vedere a quale nuova parola si ricorrerà, dopo questo sfortunato incidente toccato a culturismo, per indicare il nudismo senza che la parola lo manifesti apertamente.

Corago

In una mia precedente noterella, ricordavo come Anton Giulio Bragaglia andasse volentieri ricercando in scrittori dei secoli passati precursori del termine di corago.

Ma forse l’esempio più prossimo come mi suggerisce Gianandrea Gavazzeni era il libretto steso da Luigi Illica per le Maschere di Mascagni, in cui vien chiamato corago il personaggio di Giocadio, che è una specie di regista del prologo improvvisato dalle maschere della commedia. Il maestro Gavazzeni ricorda di aver diretto due volte l’opera, a Firenze e a Roma, con la regia appunto di Bragaglia; e nel canovaccio steso per il discorso di Giocadio alle maschere egli insisteva, divertito, sulla parola corago.

Florida

Finché le bandiere spagnole sventolarono sulla penisola che Giovanni Ponce de Léon aveva scoperta la domenica delle Palme (cioè nella festa che in spagnolo si chiama «Pasqua fiorita», Pascua florida), è evidente che la corretta pronuncia del nome era, anche in italiano, Florida. E che così continuino a dire gli spagnoli, è pur ovvio.

Ma dobbiamo considerare anche noi come inviolabile questa regola? Qualcuno lo può indubbiamente sostenere, e non senza argomenti (una buona ragione è quella di rifiutare l’analogia dell’aggettivo flòrido, che non ha nulla a che fare con il toponimo).

Tuttavia confesso che non saprei nemmeno dar torto a chi osservasse che oggi la Florida è uno dei cinquanta Stati dell’Unione, e che non abbiamo il diritto di rifiutare la pronuncia dell’inglese d’America, in cui l’accento è sulla prima sillaba (Flòrida).

C'è del resto un caso strettamente analogo: quello del Canada. Il nome è di origine indigena: le popolazioni del luogo chiamavano canada o canata le loro capanne, e i primi esploratori presero la parola per il nome proprio di tutta la regione e la pronunciarono alla francese: Canadà. In italiano il nome giunse quando quelle terre erano francesi, e anche nella nostra lingua si disse Canadà. Questo accento è indubbiamente ancor oggi legittimo: tuttavia ci sembra che non si possa biasimare chi proferisce la parola sdrucciola, all’inglese (Cànada).

Bruno Migliorini


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