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“Dimenticare” o “scordare”?

Language columnIl linguista
AuthorFausto Raso
Date 17 luglio 2012

"L'?uomo dimentica. Si dice che ciò è opera del tempo; ma troppe cose buone, e troppe ardue opere, si sogliono attribuire al tempo, cioè a un essere che non esiste. No: quella dimenticanza non è opera del tempo; è opera nostra che vogliamo dimenticare e dimentichiamo".

Questo pensiero di Benedetto Croce ci ha fatto venire alla mente, per analogia, il verbo ?scordare?, che quasi tutti adoperano, indiscriminatamente, come sinonimo di dimenticare. Attenzione: sinonimo non vuol dire ?uguale?, ?identico?; una parola non può mai essere identica a un'?altra. Sinonimo, dal greco ?synònymos?, si dice di un vocabolo che, piú o meno approssimativamente, esprime il medesimo concetto di un altro vocabolo. Sinonimia, insomma, non è? sinonimo di identicità.

I due verbi, a nostro modesto avviso, non si possono adoperare indifferentemente, ma secondo le varie sfumature di significato. E qui ci viene in aiuto l?'etimologia, che,? come si sa,? è quella parte della linguistica che studia la derivazione delle parole di una lingua. E proprio da quest?'ottica dimenticare e scordare hanno significati diversi: il primo vale '?allontanare dalla mente'?; il secondo '?allontanare dal cuore'?. Non si dice, infatti, che il primo amore non si scorda mai? Nessuno, crediamo, direbbe che il primo amore non si ?dimentica?, proprio perché, come recita il verbo scordare, quell?'amore non è mai stato allontanato dal fondo del cuore.

Dimenticare è il latino tardo ?dementicare?, composto con il prefisso de-, ? indicante allontanamento, e il sostantivo ?mens, mentis? ('mente'). Scordare, invece, è tratto da ?ricordare (/recordare)?, col cambio del prefisso ?ri-? (indicante reiterazione) in ?s-? ('allontanamento') e ?cor, cordis? ('cuore'). I ricordi, infatti, che cosa sono se non i ?ritorni nel cuore?? Coloro che vogliono parlare e scrivere bene diranno, dunque, che hanno ?dimenticato? gli occhiali a casa e che hanno ?scordato? le poesie che avevano imparato. Le poesie non ?entrano? nel cuore? Si scordano, quindi, non si dimenticano. In un certo senso si potrebbe dire che le cose spirituali si scordano, le cose fisiche si dimenticano (ho ?scordato? la canzone; ho ?dimenticato? le chiavi). Un vocabolario sostiene che "scordare ha gli stessi significati e gli stessi costrutti sintattici di ?dimenticare?, rispetto al quale è d?'uso piú popolare". Dissentiamo, pur prendendo atto del fatto che nell'?uso non c'?è distinzione alcuna fra i due verbi. Come è nata, allora, la confusione? Probabilmente perché anticamente il cuore era considerato la sede della memoria.

Fausto Raso

Scritto martedì, 17 luglio 2012 alle 08:36 nella categoria Senza categoria. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. I commenti e i pings sono disabilitati.

eFFeLLe scrive:

27 settembre 2012 alle 10:34

Incredibile ! La differenza è sottile anche se la prassi vuole che per il "cuore" si utilizzi il "dimenticare".

L'ex non vi hai mai detto "ti ho dimenticato" ?

lo stregatto scrive:

17 dicembre 2012 alle 12:31

post stupendo, complimenti!

cinicamente, mi viene da considerare che si tende sempre più a ricondurre alla mente, al cerebrale, anziché al cuore...

Beatrice scrive:

29 aprile 2013 alle 15:50

Excelente explicación!Gracias

Michele scrive:

15 luglio 2013 alle 11:28

leggo solo ora questa spiegazione, causa tardiva scoperta di questo interessante blog. E proprio leggendo sono affiorati i ricordi della mia infanzia. Mia nonna, insegnante elementare fiorentina, mi spiegò la differenza fra rammentare e ricordare esattamente negli stessi termini afferenti rispettivamente al dominio delle nozioni e a quello delle emozioni (Mens, Mentis e Cor, Cordis) Dissento solo sul tema della poesia, ma è più una constatazione pratica legata alla scuola dei miei tempi: "Non mi rammento la poesia che avevo mandato a memoria" è a mio parere più corretto di "Ho scordato la poesia che avevo mandato a memoria". Così proseguendo, dirò "Non ricordo cosa mi regalarono quando fui promosso in prima media". Purtroppo "Rammentare" è ormai più che desueto e utilizzato solo in toscana. Grazie davvero per il vostro impegno

luana scrive:

14 ottobre 2016 alle 12:07

esiste il plurale di la fine come sostantivo femminile?

linguista_1 scrive:

14 ottobre 2016 alle 21:05

Le fini.

Alessandro Aresti

Riccardo scrive:

9 gennaio 2017 alle 22:10

Siamo orfani d questo blog stupendo.

Chiedo se siete ancora disponibili e se la pubblicazione delle vostre sapienti risposte avviene su qualche altro servizio web.

Un saluto a voi tutti, professori e ricercatori, amanti della bella lingua.

Ancora tanti auguri

linguista_1 scrive:

9 gennaio 2017 alle 22:13

Caro Riccardo,

la ringrazio (anche a nome di Massimo Arcangeli e Alessandro Aresti) per le belle parole.

Siamo ancora disponibili, certo, e chiediamo scusa a tutti gli utenti se talvolta le risposte arrivano un po' in ritardo.

Rocco Luigi Nichil

rita scrive:

17 febbraio 2017 alle 11:54

Gentile professore,

vorrei la sua opinione sulle seguenti frasi. Qual è il periodo corretto?

"Giulio pensa che se continuerà a lottare potrà aprire la strada agli uomini che vorrebbero fare la sua stessa scelta ma non ne hanno il coraggio" o è preferibile scrivere "Giulio pensa che se continuasse a lottare potrebbe aprire la strada agli uomini che vorrebbero fare la sua stessa scelta ma non ne hanno il coraggio"

Grazie

linguista_1 scrive:

17 febbraio 2017 alle 11:55

Sono entrambi corretti.

Rocco Luigi Nichil


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