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La poetica dell’ossimoro

Language columnLezioni di italiano
AuthorGiorgio De Rienzo
Date 21 novembre 2005

Francesca, liceale, mi chiede che cosa siano l' ossimoro e la sinestesia. Vorrebbe usarli nei suoi scritti per renderli meno sciatti. Glielo sconsiglio. Prima perché non sa che cosa siano. Poi perché sono figure retoriche usate talvolta da grandi poeti, che con le parole ci sanno fare. Nell' ossimoro s' accostano nella stessa espressione parole discordanti. L' etimologia è di per eloquente. Viene dal greco «oksymeron», composto da «oksys» (furbo, sottile) e da «meros» che vuol dire sciocco. L' ossimoro più noto è «ghiaccio bollente» che può essere - a seconda del contesto - una bella invenzione o una fesseria. Altri ossimori di largo uso sono «lucida follia», «silenzio assordante», «tacito tumulto» e le politiche «convergenze parallele». Anche le «bombe intelligenti» sono un ossimoro concettuale: abbiamo visto tutti quanto una bomba possa essere intelligente. La sinestesia è la fusione in un' unica espressione di più parole che appartengono a sfere sensoriali diverse. La usarono Pascoli con «pigolio di stelle » e Montale con «fredde luci parlano ». Occorre sensibilità linguistica oltre che invenzione ardita: meglio lasciare dunque le sinestesie (e gli ossimori) ai poeti.

De Rienzo Giorgio


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