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Il lessico «appiattito» dalla fretta

Language columnLezioni di italiano
AuthorGiorgio De Rienzo
Date 17 gennaio 2005

Temi e appuntamenti

Novita' della riforma

I verbi fanno dannare, e non solo gli studenti. Una signora mi chiede se esiste il verbo «perplimere»: ignora che «perplesso» è un semplice aggettivo e non un participio passato. Altri vanno alla ricerca di participi per verbi difettivi come «splendere» o «dirimere». Fatica inutile. Anche se ci possono essere stati in passato, oggi non si usano più: bisogna ricorrere a un sinonimo o a una perifrasi. Questi sono guai leggeri. Ne esistono di più pesanti. Ne segnalo qualcuno corrente che riguarda solo i tempi. L' uso dell' imperfetto al posto del condizionale passato: «Potevi (avresti potuto) stare zitto». Così il passato prossimo si adopera per il presente o il futuro anteriore: «Quando ho finito (finisco, avrò finito) di lavorare, vado a casa». Tipico del linguaggio parlato è l' uso improprio del futuro semplice al posto del futuro anteriore: «Quando finirò (avrò finito) questo libro, ne inizierò un altro». È che scegliendo i tempi, nella fretta di comunicare d' oggi, tutto viene appiattito nel presente, con casuali scorribande nel passato e nel futuro, e si finisce con dimenticare che le forme verbali stabiliscono rapporti di contemporaneità, anteriorità e posteriorità. La lingua è in continua evoluzione. I verbi di nuova invenzione sono persino troppi: a parte gli usi gergali o gli adattamenti dialettali, vengono generalmente da parole straniere, da termini scientifici o (Dio ci scampi) burocratici. Solo qualche assaggio. C' è un' ampia discussione in corso su come rendere operativa l' azione di uno «scanner» o di un «fax». Chi va per le spicce propone «scannare» e «fassare»; chi cerca di essere più aderente all' originale suggerisce «scannerizzare» (o «scansire») e «faxare»: un verbo s' imporrà col tempo e il gioco sarà fatto. Però arrivare a «imellare» mi pare davvero troppo. Sarà un po' più lungo ma opterei per «mandare un messaggio di posta elettronica».

De Rienzo Giorgio


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