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Sensibili ai panettoni

Language columnCome stiamo a lingua
AuthorLeo Pestelli
Date 24 dicembre 1954

Di sensibilità facciamo spreco - Diceva don Abbondio parlando di Agnese: E´ una donna sensitiva - aggettivo sensazionale, orrore dei linguisti - Voci strane: sentenza tribunalizia, intendentizio (dell´intendente), peritale (del perito)

Si avvicina la piena degli auguri e delle strenne; e non sarà male mettere in guardia il lettore contro una falsa ciambella di salvataggio: un modo di ringraziare che sembra tenere dello scelto, e denota invece scarsa educazione linguistica. «Abbiamo avuto il panettone. Che cosa dirLe, commendatore caro, se non che mio marito ed io siamo rimasti molto sensibili alla Sua attenzione!».

Facciamo spreco (colpa della nostra tenerezza) dell´aggettivo Sensibile; e levato il caso in cui è tolto per Notevole (progresso, miglioramento sensibile ec.), quasi sempre nel senso romanticamente rovesciato dal passivo all´attivo. Passivo è infatti il primo e più proprio significato di quella voce; e vale Atto a comprendersi dall´anima col mezzo dei sensi. Cose, qualità sensibili, che si possono percepire, conoscere coll´uso dei sensi; e il sensibile, sostantivamente, quel che cade sotto i sensi. Ma «perché le uscite in ibile e in abile e simili, e nell´italiano e nel latino, significano, non solo la possibilità passiva, ma anco attiva, non solo la potenza, ma e atto e abito» (Tommaseo), così Sensibile può anche valere Facile a subito e vivamente sentire. Molto senziente.

Se può! Ottocento ci ha inondati di Cuori, Anime sensibili (che a volte, nota il Petrocchi, sono le isteriche); e al nostro secolo codesta accezione è iaciuta tanto da applicarla anche a strumenti e macchine, e da averne levato, non solo comodo dei fotografi, il famigerato verbo Sensibilizzare. Ha lasciato invece al linguaggio culto affine Sensitivo, che detto di persona è per converso più popolare in Toscana che non altro. son sensitia, dice la ciana registrata dal Tommaseo; e don Abbondio scansafatiche, parlando di Agnese col Cardinale: « una donna molto sensitiva».

Ma tornando a bomba, la tolleranza dei linguisti per i varii usi, non prettamente italiani, dell´aggettivo Sensibile, non si estende al più gallico di tutti, che è appunto quello della Sensibilità ai panettoni. La signora di cui al nostro esempio, invece che essere rimasta sensibile all´attenzione del commendatore, può scrivere di Averla molto apprezzata, di Sentirne tutto il valore, Essergliene gratissima, e consimili bugiole di buona lingua; sempre ricordando che i panettoni passano, ma lo scritto rimane.

Molto peggio sta, nell´estimazione dei linguisti, un altro rampollo di questa stessa famiglia delle voci da Senso: aggettivo Sensazionale, detto di cosa che Faccia impressione, Desti meraviglia, Colpisca ec., come nell´esempio tante volte sbertato della scollatura sensazionale. Ma poi quest´aggettivo è dubbio sempre, anche quando usato propriamente; ha un baco, per così dire, costituzionale. Glielo trovò il cavalier Veratti, in una Osservazione stampata nella Strenna «Studi filologici» del 1881.

«Dirà forse qualcuno un tal vocabolo esser formato con piena analogia all´altro Professionale e questo essere analogo ad Industriale e a tanti somiglianti vocaboli composti un sostantivo e della desinenza ale, per la quale si cavano buoni aggettivi». Ma Professionale e Industriale sono essi di buona farina? Il Tommaseo pone: «Professionale, che concerne una professione da esercitare. Dicono adesso Istruzione professionale, quella che abilita ad un professione da cui campare decorosamente la vita». Dicono adesso! chiaro che non approvava. In quanto ad Industriale: «Non essendo voce necessaria, e potendosi dire secondo i casi industria, dell´industria, gioverebbe astenersene. Del sostantivo, vedi Industriante». Si va a vedere e: «Industriante. Chi campa di industria, non entrata e dell´esercizio delle arti dette liberali. Ha forma migliore Industriale, sostantivo che gl´Italiani ripetono dai Francesi».

Porta a casa, lettore; e di´ col Veratti che «invocata analogia di Sensazionale fa conchiudere contro la sua accettazione; perchè si trova analogo a termini non necessarii, non puri, non lodevoli».

Del resto, tieni per cosa contraria all´indole così schizzinosa della nostra lingua abuso di ridurre ad aggettivo ogni voce di rapporto, per odio portato alla preposizione Di. E oggi tale abuso rasenta la mania: non la lettera del Prefetto, ma la lettera prefettizia; non le ossa del cranio, ma le ossa craniche; non la sentenza del Tribunale, ma la sentenza tribunalizia. Si formano, e chi sa quante ancora si formeranno, voci stranissime invece del caso di distinzione: Palatale (del palato), Intendentizio (dell´intendente), Peritale (del perito), Forestale, Tributario, eccetera.

« Il coniare aggettivi per evitare i modi composti una rapportante (cioè preposizione) e di un sostantivo è uno dei principali ed efficaci modi di neologismo che solo provano il pessimo gusto e ignoranza di chi li inventò». Così ancora il cav. Veratti in un´altra Strenna; chè tali mance usavano dare i nostri vecchi filologici sotto le Feste.

Leo Pestelli


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